p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di giovedì 13 novembre 2025

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CERCATORI DELL’ASSOLUTO

Tutti viandanti incamminati
perché questo mondo
così com’è non basta
a nessuno.

Tutti testimoni di un qualcosa che ci unisce al di là della forma, della forma delle fedi.

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Siamo anche noi così, pellegrini senza strada, non si vede la strada del pellegrino dell’assoluto.

Giovanni della Croce dice:
“Siamo senza strada,
ma tenacemente in cammino perché Dio è sempre oltre.
In Dio si scoprono nuovi mari quanto più si naviga”.

Dio è oltre le parole,
oltre i pensieri,
oltre i dogmi,
oltre la Chiesa.

Dio non è ciò che penso di Lui, non è ciò che dico di Lui.

Le nostre parole sono come uccellini in gabbia che sbattono contro le pareti, continuano a tentare di volare via o di dire poco più del nulla che sappiamo di lui.

Sbattiamo contro la gabbia dei limiti perché noi tutti stiamo camminando ai bordi del mistero, rimaniamo ai confini della galassia, Dio è oltre.

Karl Barth diceva: “Dio è l’infinitamente altro che viene nella storia perché la storia diventi infinitamente altra da ciò che è, viene per alterare la nostra vita.”

Apre davanti all’uomo e alla donna la diversità di una vita vissuta secondo la diversità di Dio.

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Nel trattato logico filosofico di Wittgenstein c’è una bellissima immagine, dice così: l’uomo è come un’isola, la vita ti conduce a conoscere tutta l’isola, esplorarne il litorale, le baie, i promontori, le spiagge e quando hai terminato il giro dell’ isola, torni al punto di partenza e ti pare di conoscerla bene la tua isola.

Ma la fede ci mostra che a quel punto, proprio dove l’ isola e la terra finiscono, lì inizia l’oceano infinito e profondo e che la spiaggia è il luogo dove si incontrano la sabbia della piccola isola e le onde del mare infinito, che dove l’uomo finisce, inizia Dio.

Ognuno è il punto di contatto con l’infinito, su questa pelle viene a sbattere l’onda dell’infinito.

Allora la vita, tutta la vita è dentro l’infinito e l’infinito è dentro la vita.
L’istante si apre sull’eterno e l’eterno si insinua nell’istante, cioè l’uomo confina con Dio ma Dio è oltre.

Noi nella fede affermiamo che il nostro segreto non è in noi, è oltre noi.

Allora nasce una fede nomade, incamminata, mai installata per sempre, non a suo agio nel chiuso.

Don Benedetto Calati dice che Gesù é Dio caduto sulla terra come un bacio, un bacio ti deve sorprendere, é più della parola.

Devi andare vicino, devi toccare, non si accarezza da lontano.

Nel bacio
i confini tra i due mondi
si toccano,
si sfiorano,
si disarmano, custodiscono scintille,
un brivido.

In Gesù possiamo sentire il brivido di Dio.

Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.

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