La faticosa perseveranza
Le letture bibliche della penultima domenica dellโanno liturgico presentanoย lโannuncio della venuta del giorno del Signoreย che sarร di giudizio per gli uni e di salvezza e guarigione per altri nella pericope dellโAT (Ml 3,19-20a) e, inserita nel discorso escatologico del terzo vangelo,ย unโesortazione al discernimento e alla perseveranzaย rivolta da Gesรน ai suoi discepoli.ย
Discernimentoย per non lasciarsi affascinare da coloro che strumentalizzano lโesperienza di fede e manipolano lo spirituale per avere seguaci e โfansโ (Lc 21,8) e per non scambiare come โsegni della fineโ quegli eventi catastrofici e violenti come le guerre che fanno parte del quotidiano della storia (Lc 21,9). Il discernimento รจ volto a โfare qualcosaโ di queste situazioni negative e poter cosรฌ perseverare senza scoraggiarsi. E qui la parola chiave รจ โtestimonianzaโ,ย martyrรญaย (Lc 21,1): โAvrete allora occasione di dare testimonianzaโ o โQuesto vi condurrร a dare testimonianzaโ. Il senso รจ che รจ possibile fare qualcosa di positivo anche di situazioni negative come violenze e ingiustizie subite.
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Cosรฌ legata al discernimento, laย perseveranzaย non ha nulla della rassegnazione e del passivo subire gli eventi, ma รจ un attivo prendere parte alla storia senza fughe dalla realtร , esercitando anzi un giudizio su persone e situazioni e dando cosรฌ un fondamento interiore e spirituale allโagire. Nel testo evangelico odierno non si tratta dunque della fine del mondo, ma di ciรฒ che avviene โprimaโ (Lc 21,9.12), nellโoggi, nella storia, che appare cosรฌ ilย tempo della faticosa perseveranza.
La pericope evangelica si apre mettendo a confronto due sguardi. Due sguardi che guardano lo stesso oggetto ma che lo vedono in maniere differenti. A fronte di โalcuniโ che ammirano la bellezza del tempio, Gesรน vede la prossima distruzione di tale costruzione: โVerranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarร lasciata pietra su pietra che non sia distruttaโ (v. 6). I primi non hanno visto male. La bellezza e maestositร del Tempio erano proverbiali e, come attesta Giuseppe Flavio, impressionavano โla mente e la vista. Poichรฉ infatti il Tempio รจ ricoperto ovunque di massicce piastre dโoro, fin dal primo sorgere del sole era tutto un riflesso di bagliori, e a chi si sforzava di guardarlo, faceva abbassare lo sguardo come per i raggi del soleโ.
La differenza รจ nella profonditร dello sguardo. Gesรน guarda e vede lโoggi alla luce del futuro. Come giร aveva fatto su Gerusalemme piangendo su di essa per ciรฒ che il futuro le preparava (Lc 19,41-44), cosรฌ ora fa sul Tempio. E il successivo discorso presentato dalla pericope liturgica (Lc 21,8-19) sarร orientato dalla prospettiva escatologica che porterร Gesรน ad illuminare lโoggi dei credenti e della comunitร cristiana. Nella pagina profetica, Malachia guarda anchโegli lโoggi a partire dallโannuncio della futura venuta del giorno del Signore (Ml 3,19), e lโevento futuro gli consente di discernere e giudicare lโoggi. Vengono rivelati โi superbiโ, gli โarrogantiโ, i ricchi che, basandosi sulle proprie fortune, si ritenevano al riparo da sventure, ma anche, come suggerisce di intendere lโintero testo di Malachia, quei โsacerdoti e fedeliโ, dunque quei โcredentiโ, che mettevano in discussione lโamore, lโagire di Dio, la sua fedeltร , e si rifugiavano dietro a una prassi formale di obbedienza e ritualitร , avendo completamente perso lโadesione interiore al Signore e la coscienza delle proprie azioni (Ml 1,2.6.7; 2,13-14.17; 3,8.13-15). Il messaggio รจ: il futuro discerne lโoggi. Occorre leggere il presente con gli occhi di domani. E nella fede, il domani รจ โil giorno del Signoreโ, lโavvento del Regno di Dio di cui il credente tenta di dare giร nellโoggi segni di realizzazione.
Le parole di Gesรน colpiscono i suoi interlocutori che reagiscono con una domanda che riguarda il quando del realizzarsi di โqueste coseโ e quale ne sarร โil segnoโ (Lc 21,7). La domanda cerca di addomesticare la dimensione scioccante della rivelazione: conoscere il tempo preciso, sapere i segni che preparano tale evento consente di rendere meno destrutturante e piรน comprensibile, piรน intelligibile lโevento stesso. Si tratta di una misura di protezione di sรฉ e anche di โrazionalizzazioneโ di un fatto cosรฌ sconcertante per cui ciรฒ che ora รจ ammirato nella sua grandezza maestosa, in un futuro piรน o meno prossimo non sarร che un cumulo di macerie. Gesรน interpreta bene la domanda e anche il suo non-detto, il sottofondo da cui nasce, e risponde in modo indiretto, da un lato con una messa in guardia dai falsi profeti, dallโaltro con lโavvertimento a non ritenere segni della fine eventi calamitosi come guerre e rivolte (vv. 8-9). Dallโevento storico della distruzione del tempio, Gesรน passa ad altri eventi verificabili storicamente e con cui avevano a che fare anche le comunitร cristiane allโepoca dellโevangelista.
E il primo รจ particolarmente interessante. Gesรน dice: โmolti verranno nel mio nome dicendo โSono ioโ e โil tempo รจ vicinoโโ. Il suo avvertimento รจ pertanto netto: โNon seguiteliโ (Lc 21,9). Tanta รจ la forza e lโautorevolezza con cui Gesรน ha rivolto la chiamata โSeguimiโ a diverse persone, altrettanta ne troviamo qui nel reciso comando negativo e non mettersi alla sequela di impostori spirituali. Per Gesรน si tratta di un pericolo grave da cui guardarsi. Il rischio รจ di lasciarsi โingannareโ, โtraviareโ (vb.ย planรกo: v. 8) da persone che si presentano come profeti, che parlano in nome di Gesรน, sono dunque cristiani, ma โoccupanoโ la comunitร cristiana avanzando pretese di autorevolezza tale che si paragonano perfino a Dio: lโespressione โIo sonoโ (egรณ eimi: v. 9) nellโAntico Testamento designa il nome di Dio stesso. Dicendo โIo sonoโ essi manipolano e sfruttano lo spirituale; dicendo โil tempo รจ vicinoโ manipolano la storia e gli eventi. Dio e i fatti vengono piegati al volere e anche alla patologia di colui che erge il suo stesso io a dio e per cui la realtร non รจ quella che รจ, ma quella che lui dice che รจ.
Vengono qui intravisti quei fenomeni che oggi nella chiesa chiamiamo abusi, anche se si tratta di un vocabolo che, allโutilitร di indicare chiaramente di cosa si parla, associa la debolezza di essere troppo generico per cui andrebbe diversificato e pluralizzato con termini differenti a indicare i diversi atti commessi: ci sono crimini, ci sono molestie, ci sono comportamenti inappropriati, abusi psicologici, spirituali, di potereโฆ Per Gesรน, questi seduttori usano parole evangeliche, ma alla fine al centro ci sono loro, non Gesรน. Sete di protagonismo, ossessione di riconoscimento pubblico, volontร di avere seguaci fedeli e ossequienti, mania di controllo, piacere nellโesercizio del potere su altri, e il tutto coperto dallโonorabilitร dello spirituale, dalla fama di essere maestri della fede e profeti. E poichรฉ Gesรน sa che lo spazio dello spirituale รจ particolarmente delicato e vulnerabile, รจ cosciente del fatto che in esso abita anche la credulitร , lโingenuitร , la mancanza di discernimento, la semplicitร che puรฒ essere sfruttata da persone senza scrupoli.
Gesรน poi avverte anche i suoi interlocutori di non cadere preda del terrore di fronte a guerre e sommosse (v. 9). Nessuna interpretazione apocalittica di eventi come guerre e violenze collettive che certamente colpiscono lโimmaginazione, turbano, vengono sentiti come eccedenti le misure normali dellโumano e possono dare adito appunto a speculazioni apocalittiche. Il discorso di Gesรน, anche dopo aver evocato i fatti storici e i segni cosmici terrificanti (vv. 10-11), รจ tutto volto allโoggi storico e al โvoiโ (il pronome di seconda persona pluraleย hymeรฎsย ricorre otto volte nei vv. 12-19) dei credenti nella storia. โPrima di tutto questoโ: lโattenzione di Gesรน, e dunque dei suoi discepoli e dei lettori del vangelo, non รจ sulla โfineโ (v. 9), ma sul โprimaโ (v. 12).
E il prima รจ il tempo in cui i credenti conosceranno emarginazioni, ostilitร , persecuzioni anche violente da parte di autoritร politiche e religiose, e anche nellโambito famigliare. Colpisce che Gesรน comandi di non preparare la propria difesa quando si sarร trascinati davanti a tribunali. Di per sรฉ la testimonianza davanti a un tribunale sarร efficace se preparata con lโaiuto di un avvocato e studiando la strategia da adottare. Per Gesรน la miglior preparazione, anzi, lโunica, รจ non prepararsi, ma aprirsi allโazione dello Spirito avendo fiducia nella promessa di aiuto da parte del Signore (โIo vi darรฒ parola e sapienzaโ: lett. โbocca e sapienzaโ: v. 14). Come i discepoli erano stati inviati in missione nella piรน totale povertร e sprovvisti praticamente di tutto (Lc 9,3; 10,3-4), anche di fronte ai tribunali essi dovranno presentarsi totalmente spogli, senza difese preventive, mostrando anche in quei momenti cruciali il loro affidamento al Signore. Allora il credente potrร sperimentare la protezione del Signore anche quando se subisce condanne, violenze, o perfino lโuccisione. Lโespressione โneppure un capello del vostro capo andrร perdutoโ (v. 18; cf. Lc 12,7) va intesa in senso simbolico della protezione che Dio accorda ai suoi e che accoglie con sรฉ nella vita eterna: โCon la vostra perseveranza salverete le vostre viteโ (v. 19).
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Per gentile concessione del Monastero di Bose.
