Enzo Bianchi – Commento al Vangelo del 9 Novembre 2025

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Un Dio dei viventi, non dei morti!

Commento a Lc 20,27-38

I credenti sono convinti che, essendo in alleanza con Dio, quando muoiono vivono per Dio e in Dio, perchรฉ egli รจ fedele e non viene mai meno alla sua promessa e alla sua alleanza. Siamo posti di fronte al grande mistero dellโ€™esodo pasquale: moriamo a questo mondo per essere rialzati mediante una trasfigurazione della nostra intera persona, spirito e corpo, alla vita in Cristo, nel Regno eterno dellโ€™amore.

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Giunti quasi al termine della lectio cursiva del vangelo secondo Luca prevista dallโ€™annata liturgica C, oggi ascoltiamo un brano evangelico che riguarda la morte, tema decisivo e inevitabile per tutti gli umani, quindi anche per i discepoli di Gesรน.

Gesรน รจ ormai entrato nella cittร  santa di Gerusalemme (cf. Lc 19,28-38) e nei suoi ultimi giorni durante la sua predicazione รจ interrogato da quelli che lo ascoltano. Nel nostro testo รจ il caso di alcuni appartenenti al movimento dei sadducei, una porzione del popolo di Israele essenzialmente clericale, legata al sacerdozio. Profondamente conservatori e tradizionalisti, essi praticavano una lettura fondamentalista delle Scritture sante, tra le quali privilegiavano la Torah (il Pentateuco), mentre non consideravano rivelativi i profeti e gli scritti sapienziali. E proprio perchรฉ nella Torah, mediante una sua interpretazione letterale, non si trova la resurrezione dei morti quale veritร  da credere, i sadducei la rigettavano, a differenza dei farisei e degli esseni, che invece la professavano come destino ultimo dei giusti.

Per mostrare lโ€™assurditร  di tale fede nella resurrezione del corpo dalla morte, questi sadducei pongono a Gesรน un esempio ridicolo e assurdo, che pare demolire la convinzione che anche Gesรน e i suoi discepoli condividevano con gli altri figli di Israele. Essi fanno ricorso alla legge del levirato, presente nella Torah (cf. Dt 25,5-10), che autorizzava un uomo a sposare la cognata rimasta vedova e senza figli. Lo scopo di questa normativa รจ evidente: ai figli che nasceranno sarร  imposto il nome della famiglia del padre, sicchรฉ la discendenza sarร  assicurata al fratello defunto. In base a tale legge โ€“ dicono i sadducei โ€“ una donna diventa moglie di sette fratelli, perchรฉ questi muoiono uno dopo lโ€™altro. โ€œDa ultimoโ€ โ€“ concludono โ€“ โ€œmorรฌ anche la donna. Alla resurrezione, dunque, di chi sarร  moglie? Poichรฉ tutti e sette lโ€™hanno avuta in moglieโ€.

รˆ buona cosa sapere che al tempo di Gesรน era dominante una concezione materiale del Regno messianico e delle realtร  a esso connesse, perciรฒ si credeva che la resurrezione avrebbe permesso ai morti del passato di prendere parte al Regno per essere giudicati e ritrovare nella beatitudine una feconditร  straordinaria. Affermava, per esempio, rabbi Gamaliele: โ€œVerrร  un tempo in cui la donna partorirร  ogni giorno una voltaโ€. La resurrezione era pensata come rianimazione del cadavere, ritorno alla vita corporea precedente: una concezione a dir poco enigmatica, che aprirebbe numerosi problemiโ€ฆ

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Gesรน invece risponde con autorevolezza, interpretando diversamente lโ€™idea della resurrezione: egli rivela che questo mondo passa e che la novitร  del regno dei cieli non conterrร  piรน la necessitร  inscritta nella vita biologica di uomini e donne. Per Gesรน, tra questo mondo e il mondo che viene cโ€™รจ un contrasto radicale, non perchรฉ questa terra e questo cielo debbano essere distrutti e tornare al nulla, ma nel senso che lโ€™assetto e la necessitas inscritti in essi non saranno piรน presenti. Il mondo che viene รจ una realtร  altra da quella che conosciamo: vi entreranno quanti, in base al giudizio universale da parte di Dio (cf. Mt 25,31-46), saranno ritenuti degni, i โ€œbenedetti dal Padreโ€ (Mt 25,34). Il giudizio provocherร  una crisi e una cernita: quelli che sulla terra hanno vissuto secondo la volontร  di Dio โ€“ la conoscessero o meno โ€“, prenderanno parte al Regno. Su quelli che invece hanno contraddetto questa volontร  che รจ lโ€™amore, nientโ€™altro che lโ€™amore verso gli altri, ovvero sui โ€œmaledettiโ€ (Mt 25,41), non cโ€™รจ alcuna parola nel vangelo secondo Luca: su di loro un silenzio totale, come se non fossero degni di essere rialzati dal nulla della morteโ€ฆ Ecco come Gesรน alza il velo sulla realtร  dellโ€™altro mondo, nella quale vi sarร  una ri-creazione inimmaginabile, una trasfigurazione radicale che possiamo solo intravedere pensando agli angeli, ai messaggeri di Dio, creature non mortali, non corruttibili. Gesรน aggiunge inoltre che nel Regno cesserร  ogni attivitร  di prosecuzione della specie, dunque ogni attivitร  sessuale, perchรฉ non si morirร  piรน.

Confessiamo onestamente che su questa realtร  che non conosciamo e che ci รจ annunciata in modo allusivo non sappiamo dire, non sappiamo immaginare. A noi dovrebbe bastare lโ€™essere convinti che la realtร  dopo la resurrezione della carne sarร  comunione con Dio e con tutti gli umani e che in questa comunione nulla andrร  perduto dellโ€™amore che abbiamo vissuto, amando e accettando di essere amati. Questo ci dovrebbe bastare: unโ€™eterna comunione dโ€™amore, una condizione in cui non ci saranno piรน il pianto, il lutto, la separazione, il dolore, la morte (cf. Is 25,16; Ap 7,17; 21,4), perchรฉ saremo โ€œfigli di Dioโ€.

Quanto alle parole di Gesรน: โ€œI figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito, ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono nรฉ moglie nรฉ maritoโ€, non possiamo dimenticare che per secoli sono state lette come un invito a vivere giร  qui il celibato per il Regno. Nรฉ dimentichiamo che, proprio a partire da questโ€™affermazione, i monaci hanno parlato del proprio stato come della โ€œvita angelicaโ€. Oggi invece leggiamo tali parole con unโ€™ermeneutica diversa, non ritenendole piรน un fondamento alla condizione del celibato per il Regno. Sappiamo infatti che Gesรน si serviva delle immagini della sua cultura, comprensibili al suo uditorio, per porre lโ€™accento sullโ€™annuncio della resurrezione della carne quale speranza per i suoi discepoli.

Ma a mio avviso il punto teologico e rivelativo culminante di questa discussione con i sadducei sta in unโ€™affermazione di Gesรน contenuta nel brano parallelo di Marco e di Matteo: โ€œVoi vi ingannate, perchรฉ non conoscete le Scritture nรฉ la potenza di Dioโ€ (Mc 12,24; Mt 22,29), quella dรฝnamis che puรฒ operare, creare e ri-creareโ€ฆ Accusa terribile, rivolta a quei sacerdoti ai quali competeva dare al popolo la conoscenza di Dio (cf. Os 4,6)! Ed ecco, nelle parole conclusive di Gesรน, la correzione di questa non-conoscenza: โ€œChe poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosรจ a proposito del roveto, quando dice: โ€˜Il Signore รจ il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbeโ€™ (Es 3,6). Dio non รจ dei morti, ma dei viventi; perchรฉ in lui tutti vivonoโ€. Lโ€™alleanza tra Dio e il suo popolo, tra Dio e gli umani tutti, รจ tale che nulla e nessuno potrร  romperla: non certo la morte, perchรฉ egli รจ fedele e nella morte si presenta a noi con le braccia aperte, in attesa di prenderci con sรฉ come figli e figlie amati per sempre.

Ecco lโ€™ignoranza dei sadducei, la loro incapacitร  di leggere le parole dette da Dio a Mosรจ, dunque la loro non fede nella potenza di Dio. I credenti invece sono convinti che, essendo in alleanza con Dio, quando muoiono vivono per Dio e in Dio, perchรฉ Dio รจ fedele e non viene mai meno alla sua promessa e alla sua alleanza. Siamo posti di fronte al grande mistero dellโ€™esodo pasquale: moriamo a questo mondo per essere rialzati mediante una trasfigurazione della nostra intera persona, spirito e corpo, alla vita in Cristo, nel Regno eterno dellโ€™amore.

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Per gentile concessione dal blog di Enzo Bianchi.

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