La gioiosa festa della comunione dei santi
Commento a Mt 5,1-12a
Viviamo la gioiosa festa della comunione dei santi del cielo e della terra. Sรฌ, non solo dei santi del cielo, ma anche dei santi che sono ancora in cammino verso il Regno. Tutti noi, unโunica comunione, tutti noi viviamo insieme. Come ci ricorda la Lettera agli Ebrei, noi camminiamo circondati da questa nuvola di testimoni, tenendo fisso lo sguardo su Gesรน, colui che ha dato inizio alla nostra fede e colui che la porta a pienezza (cf. Eb 12,1-2). Non siamo soli, ed รจ lโunico e comune sguardo rivolto da noi verso Gesรน che instaura la nostra comunione.
Proprio in questa festa gioiosa la chiesa ci chiede di ascoltare le beatitudini, le proclamazioni fatte da Gesรน e rivolte a tutti coloro che si mettono in ascolto. Le abbiamo ascoltate e le abbiamo anche impresse nel nostro cuore, perchรฉ sempre risuonano come buona notizia, come Vangelo nella nostra vita cristiana. Come dunque risuonano dentro di noi? ร questo innanzitutto che dobbiamo chiederci. Non vi nascondo che, quando le leggo, sento bruciare le mie labbra, perchรฉ รจ vero che sono un annuncio di felicitร , ma io le posso tranquillamente rivolgere a me, seppur discepolo di Gesรน? Il Vangelo รจ innanzitutto rivolto a me, mi deve interrogare e non puรฒ essere ridotto a messaggio moraleggiante con cui approvare alcuni e condannare altri. Noi erigiamo molte difese per non lasciarci raggiungere dal Vangelo e facilmente lo indirizziamo agli altri, accrescendo la nostra cecitร su noi stessi e rendendo il nostro occhio buio (cf. Mt 6,22-23)โฆ
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Ecco allora che queste proclamazioni di beatitudine possono in primo luogo svelarci, raccontarci chi รจ Gesรน: รจ lui il povero, รจ lui lโaffamato, รจ lui il mite, รจ lui il puro di cuore, รจ lui il perseguitato. Ecco perchรฉ รจ il beato per eccellenza. E tutti i racconti dei vangeli ci dicono questa sua beatitudine. Siamo dunque chiamati a guardare a lui, a tenere lo sguardo fisso su di lui, perchรฉ solo lui รจ lโorigine della grazia che contrasta i nostri schemi e i nostri ideali moralistici. Chi di noi puรฒ dirsi povero, e povero anche di respiro, nel cuore, come proclama la prima beatitudine? Chi di noi puรฒ dirsi puro di cuore o mite, non solo nello stile apparentemente adottato, ma nel cuore?
Comprendiamo cosรฌ che solo guardando a Gesรน, mettendo la nostra fede in lui e non nelle nostre opere e operazioni, possiamo forse tendere, soltanto tendere alla beatitudine promessa. Proprio per questo tutta la tradizione cristiana dice che il santo รจ colui che ignora la sua santitร . Il santo รจ colui che si sente โ come Ignazio di Antiochia, vecchio e ormai martire โ soltanto uno che ha iniziato a essere discepolo, uno che attende di essere veramente uomo: โalloraโ, nella morte, โsarรฒ veramente discepolo di Gesรน Cristo โฆ allora sarรฒ veramente un uomoโ (cf. Lettera ai Romani 4,2; 6,2).
Cosรฌ si afferma il primato della grazia, dellโamore di Dio gratuito che non va mai meritato ma solo accolto, in quella semplicitร di cuore che vede la presenza di Dio negli altri e in essi la rispetta, la adora. Significativamente papa Francesco ricorda, nella Gaudete et exultate: โDio รจ misteriosamente presente nella vita di ogni persona, โฆ e non possiamo negarlo con le nostre presunte certezze. Anche qualora lโesistenza di qualcuno sia un disastro, anche quando lo vediamo distrutto dai vizi o dal peccato, Dio รจ presente nella sua vitaโ (n. 42).
Ciascuno di noi, dunque, ascolti le beatitudini con cuore semplice, pieno di stupore, e metta la sua fiducia nel Signore affinchรฉ porti a compimento lโopera iniziata da lui (cf. Fil 1,6) e da noi contraddetta. Tutto รจ grazia nel Signore Gesรน!
Per gentile concessione dal blog di Enzo Bianchi.
