Chi merita Dio?
Per comprendere meglio la parabola di Gesรน, proviamo a fare il โgiocoโ di entrarci dentro, diventando parte della scena, immaginando che si svolga nella chiesa della nostra parrocchia.
Durante la Messa domenicale, al momento della Comunione, si mettono in fila anche il fariseo e il pubblicano. Tutti li conoscono bene.
Cosa penserร la gente lungo la fila o tra i banchi? Chi dei due ha piรน merito di ricevere il Pane Eucaristico? Chi, invece, dovrebbe restare seduto?
Dalle parole di Gesรน e dal commento finale, sembrerebbe che sia il pubblicano ad avere maggior merito di ricevere la Comunione, mentre il fariseo sarebbe da guardare con sospetto, e forse farebbe meglio a restare al suo posto, meditando sul proprio comportamento.
Come sempre, Gesรน provoca gli ascoltatori del suo tempo. Anche lโevangelista Luca, nel riportare questa parabola, vuole correggere pensieri e atteggiamenti che, invece di avvicinare al Vangelo, dividono la sua comunitร .
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Ascoltando bene la preghiera del fariseo, constatiamo che รจ davvero un uomo retto, persino esemplare. Il suo pregare in piedi รจ conforme allโuso del Tempio. Le sue parole mostrano una condotta impeccabile: รจ onesto, non ruba, รจ fedele alla moglie e alla famiglia. Nel digiuno e nelle offerte fa piรน del richiesto: dona sempre la decima parte dei raccolti, sostenendo i poveri. Se tutti fossero come lui, la societร sarebbe piรน giusta e sicura.
Se qualcuno merita la Comunione, sembrerebbe proprio lui.
Il pubblicano, invece, non merita nulla. Tutti sanno che gli esattori collaborano con i Romani, prendendo piรน del dovuto. E nella sua preghiera non cโรจ segno di ravvedimento o di volontร di cambiare. Non รจ pronto a ricevere la Comunione, come molti che restano tra i banchi perchรฉ si sentono indegni: divorziati risposati, conviventi, chi viene a Messa โogni tantoโ, chi non si confessa da anniโฆ e forse anche tanti di noi, che rinunciamo alla Comunione per un dubbio, senza neppure capirne bene il motivo.
Ma Gesรน, che รจ venuto a portare โil fuoco sulla terraโ, ci spiazza: indica che il primo nella fila dovrebbe essere proprio il pubblicano. Non perchรฉ lo meriti, ma perchรฉ ne ha bisogno.
Il vero problema del fariseo non รจ la sua rettitudine, ma la distanza che mette tra sรฉ e lโaltro. Il suo giudizio di superioritร rivela che non sente il bisogno di Dio: fa tutto da solo.
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Per questo Gesรน dice che โnon tornรฒ giustificatoโ: cioรจ non lasciรฒ spazio a Dio per amare, perdonare, soccorrere e consolare. Trasforma Dio in un contabile di buone azioni, un distributore di premi per i migliori. Ma questo non รจ lโidentitร di Dio Padre di misericordia rivelata da Gesรน.
Il fariseo รจ un esempio di buone opere, ma un pessimo testimone di misericordia, un cattivo missionario del volto di Dio. Non che non possa fare la Comunione, ma dalle sue parole sembra non averne bisogno: รจ giร โpieno di sรฉโ.
Il nostro errore, guardando il fariseo e il pubblicano, รจ confondere il significato della Comunione. Non รจ mai un premio, ma un dono. La presenza di Gesรน nella Messa, dalla Parola al Pane, non รจ un trofeo, ma una medicina. E chi รจ piรน fragile ne ha piรน bisogno.
Il pubblicano, che prega in fondo alla chiesa con poche parole e nessun merito, compie lโunico gesto necessario per ricevere la Comunione: รจ lรฌ. Si affaccia, anche solo un istante, alla presenza di Dio e della comunitร . Non offre nulla, se non il suo bisogno. Ed รจ qui che si manifesta la grandezza della misericordia di Dio, che accoglie e salva.
Uscendo dal โgiocoโ, scopriamo che il fariseo e il pubblicano vivono entrambi dentro di noi.
Tutti abbiamo qualcosa di buono da offrire, ma anche vuoti, incoerenze e peccati. Tutti abbiamo bisogno di Dio.
Gesรน ci invita solo a riconoscerlo, dimenticando giudizi e separazioni.
Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)




