A volte possiamo vivere lโascolto del Vangelo come ripetitivo. Chi di noi รจ un poโ avanti con gli anni non lโha forse giร sentito annunciare tutto – e piรน volte, almeno sembra – anche solo nella lettura liturgica? Non sarebbe bello pensare che ogni cristiano se lo sia letto per esteso, di filata, almeno una volta?
Eppure la Parola di Dio ha il dono di sorprenderci sempre, di mostrare facce nuove, almeno se abbiamo la pazienza di fermarci un poโ, di ascoltare, approfondire. Per questo non ci stancheremo di ripetere che prima di leggere queste righe ed ogni altro commento, anche il piรน saggio, รจ necessario che leggiate e rileggiate quanto sta scritto qui sopra, nel riquadro azzurro. Ascoltate le omelie dei vostri parroci, ma molto di piรน la proclamazione del Vangelo.
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La sorpresa di queste ultime domeniche per noi รจ stato trovare una nota provocatoria, un sorriso da parte Tua, Gesรน, che traspare nella narrazione di Luca e ci piace pensare che Ti appartenga. Cosรฌ da Risorto come un tempo nel Tuo percorso terreno. Nel brano di oggi traspare giร allโinizio. Questa parabola la dicevi per โalcuniโ che credevano tra sรฉ e sรฉ, dentro se stessi, di essere giusti e disprezzavano gli altri.
Eh giร … โalcuniโ. Non Ti stai giร amichevolmente facendo beffe di noi? Perchรฉ questi โalcuniโ sono di sicuro gli altri, non siamo certo noi. Gente del passato, fatti che succedevano una volta, quando si avevano queste assurde presunzioni, si disprezzava lโaltro solo perchรฉ diverso. Oggi noi siamo molto piรน avanzati, politicamente corretti. Non ci sogniamo neppure di lontano di giudicare, di disprezzare gli altri. Ci mancherebbe!
Ma diteci un poโ, ne siete veramente convinti? Credete veramente di essere nati angeli del cielo, vaccinati contro la presunzione, la superbia, lโorgoglio? Nel caso sia cosรฌ ci congratuliamo. Con evidenti perplessitร .
Il Vangelo di oggi nasconde perรฒ alcune perle. La prima รจ il termine โdisprezzatoโ. Nei Vangeli ricorre solo unโaltra volta – sempre in Luca – e poi unโaltra negli Atti. In entrambe si riferisce a Te, Gesรน. Sei Tu lโuomo disprezzato, deriso, flagellato. Il Vangelo come sempre ci parla di Te, a piรน livelli.
I due salgono al Tempio: non dimentichiamo che รจ esattamente quello che stai facendo in questo momento della Tua vita. Dopo di chรฉ cโรจ un colpo basso: la parabola ha come protagonisti un fariseo – buono, bravo, giustamente stimato – e un pubblicano, che ai tempi nostri avrebbe riscosso lโapprezzamento da parte di noi brava gente al pari di un usuraio o di un trafficante di armi.
Il fariseo โsta in piediโ e quel verbo โstareโ รจ rafforzato: ce lo immaginiamo proprio diritto, testa alta e petto – nelle antiche icone anche la panza – in fuori. Qualche manoscritto lo omette ma cโรจ anche un โdavanti a se stessoโ che รจ tutto un programma. Poi la lista delle cose che fa รจ sicuramente vera, verissima. Ma quel โTi ringrazio perchรฉ non sono come gli altri…โ fa rabbrividire – per la sua sinceritร -.
Tanti anni fa un grande studioso del Vangelo di Luca ci faceva notare che alla preghiera che segue, alle parole del pubblicano, mancano parti importanti. Non promette di cambiare, come poi farร tra poco Zaccheo e neppure ci pensa, magari rinunciando come il giovane ricco – guarda caso due racconti che seguiranno a breve -. Eppure il pubblicano torna a casa giustificato, reso giusto. Cioรจ in una relazione corretta con Dio, con gli altri uomini e con la creazione.
Si potrebbe osservare che la preghiera โabbi pietร di meโ corrisponde a quella dei dieci lebbrosi che abbiamo da poco incontrato. Equivale ad un – guariscimi! – che permette di tornare alla propria casa, di fare ciรฒ che ha fatto il lebbroso grato, capace di inginocchiarsi e ringraziare. Il fatto che perรฒ qui non ci sia neppure un โgrazieโ รจ il Tuo ultimo colpo basso.
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Non crediamo che sia un caso, una dimenticanza. Serve ad evidenziare la potenza della preghiera umile, che ci mette in comunione con Colui che รจ il Disprezzato, il Servo del Signore reietto dagli uomini che, come tale, ci salva. Siamo ancora dentro al discorso su cosโรจ la preghiera, su cosa sia la fede secondo Te.
don Claudio Bolognesi
