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don Fabio Rosini – Commento al Vangelo di domenica 26 Ottobre 2025

Parabola del Fariseo e del Pubblicano

Don Fabio, in questo commento, fornisce un’analisi dettagliata della parabola di questa domencia, contrapponendo la supplica di un pubblicano a quella di un fariseo. Sottolinea l’importanza dell’umiltà nella preghiera, spiegando che, sorprendentemente per gli uditori di Gesù, la preghiera del pubblicano, sebbene un collaborazionista e persona malvista, viene ascoltata da Dio.

Al contrario, il fariseo, pur essendo un uomo pio e osservante, viene criticato per aver disprezzato gli altri e essersi auto-edificato attraverso la sua preghiera. Viene citata la Prima Lettera ai Corinzi per evidenziare che la mancanza di carità rende inutili le buone azioni e la conoscenza, suggerendo infine che la vera misura di sé si trova nel confronto con Cristo crocifisso e risorto anziché nella competizione con gli altri.

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Continua dopo il video.

https://youtu.be/sLQ5v_xVt6c

Il “Cattivo” che Prega Meglio del “Buono”: 4 Lezioni Scomode dal Vangelo che Potrebbero Sorprenderti

Introduzione: La Preghiera che Non Ti Aspetti

Istintivamente, pensiamo di sapere cosa sia una “buona preghiera” o chi sia una “brava persona”. Ci immaginiamo una lista di virtù, di azioni corrette e di parole giuste da rivolgere a Dio. Ma se le nostre certezze fossero completamente sbagliate? Una famosa parabola del Vangelo di Luca capovolge ogni stereotipo, presentando due uomini in preghiera: la supplica di uno “attraversa le nubi” e arriva dritta a Dio, mentre quella dell’altro rimane a terra, inascoltata. E il risultato non è affatto quello che ci aspetteremmo. In questo articolo esploreremo quattro lezioni sorprendenti e contro-intuitive tratte da questa parabola, che mettono in discussione le nostre più radicate convinzioni su virtù, peccato e spiritualità.

1. Il Peccatore è Ascoltato, il Giusto No: Ribaltare gli Stereotipi

Il paradosso centrale della parabola è scioccante: la preghiera del pubblicano, un “losco figuro”, viene ascoltata e lui torna a casa “giustificato”, ovvero reso giusto agli occhi di Dio. Quella del fariseo, una persona perbene, no. Per capire la portata di questo ribaltamento, dobbiamo prima correggere le immagini stereotipate che abbiamo di queste due figure.

• I pubblicani non erano semplici peccatori. Erano “collaborazionisti che sfruttavano il loro proprio popolo”, esattori delle tasse per conto degli invasori romani. In pratica, una sorta di “mafiosi legali” che affamavano la loro stessa gente. Erano, per dirla chiaramente, “gente non simpatica e gente non giusta di certo”.

• I farisei, al contrario, erano “bravissime persone, uomini di preghiera, oneste, giuste e fedeli”, osservanti scrupolosi delle regole e dediti alle opere di penitenza.

Immaginate quindi lo shock degli ascoltatori di Gesù: l’uomo disprezzato e corrotto viene ascoltato, l’uomo pio e rispettato viene ignorato.

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2. Quando le Buone Azioni Diventano Peggiori dei Peccati

Cosa sbaglia, dunque, il fariseo? L’errore non è nelle sue azioni – digiunare e pagare le decime sono opere buone – ma nel suo cuore. Il suo unico, grande problema è che “disprezza gli altri”. E questo, per la logica del Vangelo, annulla tutto il resto. Le virtù, se non sono animate dall’amore, perdono ogni valore. Come scrive San Paolo in un celebre passo della Prima Lettera ai Corinzi:

Se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la Carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.

Questa riflessione è potente e scomoda. Significa che pregare, digiunare e compiere altre opere buone possono trasformarsi in atti di “boria e autoedificazione”. Come affermava il grande teologo Pavel Florenskij, citando Sant’Ambrogio di Optina, quando le nostre virtù servono solo a questo scopo, “sono peggio dei peccati”.

3. La Cronaca Nera e il Gossip: La Preghiera Moderna del Fariseo

Analizzando la preghiera del fariseo, notiamo che non è un vero dialogo con Dio. È piuttosto un monologo in cui si confronta con gli altri uomini per “collezionare primati”. Si misura con ladri, ingiusti, adulteri e, soprattutto, con quel pubblicano in fondo al tempio, solo per concludere di essere il migliore.

Questa tendenza non è scomparsa. Anzi, si manifesta ogni giorno nella nostra cultura. “È per questo che la cronaca nera vende tanto e il gossip è arte tanto diffusa, perché sapere il male degli altri o sparlare degli altri è la cosa che ci rende importanti, ci dà identità, ci dà spessore”. Il meccanismo è lo stesso: cerchiamo inconsapevolmente qualcuno da disprezzare per sentirci migliori e “sopravvivere alla nostra inconsistenza”.

4. Smetti di Confrontarti: Il Vero Specchio per l’Anima

La soluzione a questa trappola spirituale si trova nel gesto opposto, quello del pubblicano. Mentre il fariseo si misura con gli altri, il pubblicano “si mette a cospetto del Signore, si misura con la sua santità”. Non cerca qualcuno peggiore di lui per sentirsi a posto; al contrario, si confronta con l’unica misura che conta: la perfezione di Dio.

Un antico inno paleocristiano diceva: “Ecco, lo specchio nostro è il Signore”. Solo specchiandoci in Lui possiamo vederci “secondo verità”. Di fronte all’amore infinito di Cristo, semplicemente “non ci si può raccontare di essere dei mariti perfetti o dei fratelli perfetti o dei preti perfetti”. Misurarsi con Dio ci fa capire una verità fondamentale: che “abbiamo bisogno di redenzione”, che siamo fragili e bisognosi di salvezza. Ci insegna che non siamo “animali da competizione, ma creature da salvare”.

Conclusione: Una Domanda per Finire

La parabola del fariseo e del pubblicano ci lascia un insegnamento radicale: la vera preghiera non è un’autocelebrazione basata sul confronto con il prossimo. È, al contrario, l’umile e onesto riconoscimento del proprio bisogno di salvezza di fronte a Dio. È l’atto di chi smette di guardarsi intorno per cercare i difetti altrui e finalmente alza lo sguardo verso l’unica misura che può davvero salvarlo. La domanda, a questo punto, è una sola: quando ci mettiamo a pregare, o anche solo a pensare a noi stessi, con chi ci stiamo misurando veramente: con il nostro vicino o con Dio?

[testo non di don Fabio]

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Commento di don Fabio Rosini al Vangelo di domenica 26 ottobre 2025 – Anno C, dai microfoni di Radio Vaticana (dove potete trovare il file audio originale utilizzato nel video).