Tempo Ordinario XXVIII, Colore verde – Lezionario: Ciclo C | Anno I, Salterio: sett. 4
Dalla profondità alla luce: la giustizia che nasce dalla fede
Oggi la Parola ci invita a un cammino silenzioso ma profondo: scendere nelle profondità del cuore per scoprire una luce che non viene da noi, ma da Dio.
Tre voci si intrecciano: Paolo annuncia la giustizia che nasce dalla fede, il Salmo grida dal fondo dell’anima in cerca di misericordia, e Gesù smaschera l’ipocrisia di chi costruisce sepolcri per i profeti ma non ascolta la loro voce.
È un invito alla verità, alla fiducia, alla trasparenza del cuore.
- Pubblicità -
Rm 3,21-30a
L’uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della Legge.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, ora, indipendentemente dalla Legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla Legge e dai Profeti: giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. Infatti non c’è differenza, perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù.
È lui che Dio ha stabilito apertamente come strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue, a manifestazione della sua giustizia per la remissione dei peccati passati mediante la clemenza di Dio, al fine di manifestare la sua giustizia nel tempo presente, così da risultare lui giusto e rendere giusto colui che si basa sulla fede in Gesù.
Dove dunque sta il vanto? È stato escluso! Da quale legge? Da quella delle opere? No, ma dalla legge della fede. Noi riteniamo infatti che l’uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della Legge.
Forse Dio è Dio soltanto dei Giudei? Non lo è anche delle genti? Certo, anche delle genti! Poiché unico è Dio.
Parola di Dio.
Sal 129 (130)
R. Con il Signore è la misericordia e grande
è con lui la redenzione.
Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica. R.
Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore. R.
Io spero, Signore.
Spera l’anima mia,
attendo la sua parola.
L’anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all’aurora. R.
Lc 11,47-54
Sarà chiesto conto del sangue di tutti i profeti: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite.
Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.
Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito».
Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.
Lode a Te o Cristo.
San Paolo, nella lettera ai Romani, ci conduce al centro della nostra fede: nessuno è giusto per le proprie opere, ma tutti siamo resi giusti dalla grazia di Dio in Gesù Cristo.
Non è un’equazione morale, ma una rivelazione d’amore: Dio non misura, dona.
L’uomo, che da sempre cerca di giustificarsi, scopre che la vera giustizia non si conquista, ma si accoglie.
È come un raggio di sole che entra attraverso una finestra impolverata: non si ferma alla polvere, ma la illumina.
Il Salmo 129 ci fa udire la voce di chi, in quella polvere, grida:
“Dal profondo a te grido, Signore”.
Non è un urlo disperato, ma un canto che nasce dall’abisso della coscienza, quando l’uomo finalmente riconosce di aver bisogno di essere perdonato.
Lì, dove si tocca il limite, comincia la speranza.
Il salmista non attende un giudice severo, ma un Dio che ascolta, che perdona, che ricrea.
“Io spero nel Signore, l’anima mia spera nella sua parola”: è la fede che trasforma la notte in attesa dell’alba.
E nel Vangelo, Gesù ci mette davanti a un rischio sottile: quello di onorare i profeti del passato, ma ignorare la Parola che oggi ci interpella.
È facile costruire sepolcri, più difficile lasciarsi mettere in discussione.
Gesù parla a chi conosce bene le Scritture, ma non lascia che esse penetrino nel cuore.
La fede, invece, non è un monumento, ma un incontro vivo.
È accogliere il Dio che continua a parlarci oggi, anche attraverso le voci scomode, anche attraverso ciò che non comprendiamo.
Così, i tre brani si uniscono come un’unica preghiera:
Paolo ci invita a credere, il Salmo a sperare, Gesù a vivere nella verità.
La fede autentica non costruisce muri di autogiustificazione, ma lascia che Dio entri e trasformi le pietre in cuore.
È la giustizia che nasce dalla fede, la speranza che nasce dal perdono, la libertà che nasce dalla luce.
🌿 Commento finale
La Parola di oggi ci chiama a lasciare cadere le maschere e a fidarci della misericordia di Dio.
Chi grida dal profondo, chi crede nella grazia, chi ascolta la verità anche quando ferisce, trova una pace che non viene dal mondo.
Dal fondo si sale alla luce. Dalla fede nasce la vita.
