Monaci del monastero di S.Vincenzo Martire – Commento al Vangelo del 15 ottobre 2025

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Gesù, annunziando il Regno, non ha mai taciuto di fronte all’ipocrisia dei suoi ascoltatori, rivolgendosi spesso ai farisei e ai dottori della legge. Dal brano evangelico di oggi comprendiamo perché, talvolta, le parole di Gesù risultino dure: Egli non desidera che la legge affidata da Dio a Mosè venga trascurata, anzi, ne sottolinea il valore autentico.

Oggi sembra che Gesù si rivolga proprio a chi conosce bene la Legge, invitando i farisei a scoprire il vero fondamento della legge mosaica. Essi, pur attenti all’osservanza delle norme esteriori, trascurano la giustizia e l’amore di Dio.

Gesù, con il suo insegnamento, sollecita una comprensione profonda della Legge, che è sempre finalizzata al bene dell’uomo nell’amore e nella giustizia. Tralasciare questi aspetti significa, di fatto, non osservare la vera Legge di Mosè.

I farisei a cui Gesù si rivolge ritengono di poter vivere una religiosità superficiale, basata esclusivamente su norme e precetti. I dottori della legge, invece, appaiono colpevoli di un’altra forma di incoerenza: pur conoscendo ogni dettaglio della Legge, la applicano solo agli altri, sentendosi già giusti per diritto e dispensati dal dover aderire personalmente alle regole.

Così si fanno norma a se stessi e impongono agli altri un rigore eccessivo. Due atteggiamenti, quello dei farisei e quello dei dottori della legge, che, sebbene in forme diverse, possono insinuarsi anche in noi.

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Interroghiamoci dunque: la nostra partecipazione all’Eucaristia è davvero un incontro privilegiato con il Signore, o soltanto un modo per mettere a tacere la coscienza e sentirci buoni cristiani? Oppure, consideriamo il battesimo, dono gratuito di Cristo, come una garanzia sufficiente, trascurando di rinnovare la nostra adesione e il nostro impegno nella vita quotidiana?

Fonte: Monaci del monastero di S.Vincenzo Martire – Bassano Romano (VT)

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