La prima lettura di oggi, tratta dal libro dell’Esodo, come ogni domenica dà introduzione ed è chiave di lettura del vangelo. Siamo nel deserto, e Amalek viene a combattere contro il popolo d’Israele.
La lectio continua dopo il video.
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Mentre Giosuè con un gruppo di uomini combatte, Mosè sul monte prega: “Quando alzava le mani, Israele prevaleva; ma quando le lasciava cadere, prevaleva Amalek… Poiché Mosè sentiva pesare le mani, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi si sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e uno dall’altra, sostenevano le sue mani… Giosuè sconfisse Amalek”.
Questa breve scena fa capire che la battaglia non fu vinta tanto da Giosuè, quanto dalla preghiera insistente di Mosè, quanto mai convinto – come risponderemo nel salmo – che “Il mio aiuto viene dal Signore”.
«Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai». Gesù non solo invita a pregare, ma a farlo con insistenza, senza stancarsi.
Non si tratta quindi semplicemente di dire alcune preghiere, ma di pregare, che è cosa ben diversa. Recitare alcune preghiere è limitarsi a dire qualche formula, per poi tornare a immergersi nelle proprie cose. Pregare, invece, significa portare ogni cosa dentro la preghiera, e da essa lasciarsi guidare, cioè portare/mettere tutto davanti a Dio, in Dio, e da Lui farci guidare.
“In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario””.
Diciamo subito che questa è la seconda volta che Gesù presenta una parabola per spiegare l’importanza di insistere nella preghiera. La prima volta è stata nel capitolo 11 di Luca, che abbiamo ascoltato il 24 luglio. Lo faceva con una parabola dedicata all’uomo importuno che va a bussare all’amico nel cuore della notte per chiedere alcuni pani.
Ebbene, se all’inizio questi non vuole darglieli, alla fine cede per l’insistenza. Così come questa vedova! E troveremo un terzo appello al capitolo 21 di Luca, quando Gesù invita a pregare-vegliare in ogni momento: «Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di stare in piedi davanti al Figlio dell’uomo» (cf. Lc 21,36).
Prima di entrare nel significato del pregare sempre, vorrei porre l’attenzione sulla protagonista di questa parabola, la vedova. Gesù non sceglie a caso i soggetti. La vedova era un’esclusa, una persona senza diritti: diremmo oggi, una scartata dalla società.
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Gesù dunque presenta un caso limite e mostra che chiunque, al di là della condizione di vita, può pregare e ottenere. La condizione della vedova ci suggerisce un altro aspetto. Sebbene “scartata”, lei non ha né temuto né si è vergognata di portarsi davanti al giudice; non si stanca di chiedere al giudice ciò che le aspetta per diritto.
Così anche noi non dobbiamo stancarci di chiedere, sapendo che la preghiera non serve tanto a far cambiare idea a Dio, quanto a far cambiare idea a noi, nel senso di farci comprendere che al di là di quello che viviamo, che Dio non si stanca di noi.
Se ripensiamo e riprendiamo il messaggio della prima lettura, a far vincere Israele in battaglia non è stato Giosuè con i suoi uomini, quanto le mani alzate di Mosè. È l’immagine di cosa può fare la preghiera insistente.
Per far fronte alla stanchezza, a Mosè viene offerta una pietra dove sedersi e i due amici accanto a lui gli sostengono le braccia. Domandiamoci: qual è la pietra della nostra vita che ci permette di trovare ristoro? Chi sono i “due amici” che ci sostengono durante la lotta affinché il nemico non vinca?
La vedova si reca innanzi al giudice e affronta la sua battaglia affinché sia fatta giustizia: “…dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi””.
Anche nel nostro cuore c’è una continua battaglia affinché sia fatta giustizia. C’è in noi una costante lotta tra il bene e il male, tra la dimensione carnale e quella spirituale.
Riprendendo l’immagine della vedova, potremmo dire che la dimensione spirituale bussa con insistenza alla porta del cuore di Dio affinché la dimensione carnale non abbia il sopravvento. La dimensione spirituale chiede il suo spazio nella vita, chiede di essere riconosciuta e rispettata, perché sa bene che non siamo solo un grumo di cellule, ma siamo il Sogno di Dio!
Di quel Dio che ci ha fatti come un prodigio, a sua Immagine e somiglianza. E che ora attende – per un diritto di giustizia – di veder sprigionare dal nostro cuore tutto il bene, il vero, il bello ivi custodito. Pregare incessantemente significa non dimenticare mai questa verità.
Non lasciarci mai mettere all’angolo dalla dimensione carnale o da quanti vorrebbero classificarci semplicemente come peccatori, scarti, impossibilitati nel bene.
Nella parabola, il giudice tarda a dare risposte “il Signore soggiunse:…E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”.
In questo “ritardo” possiamo vedere la nostra dimensione creaturale, legata alla terra che, pur di non cambiare, “tarda” a dare risposte all’anelito dello spirito che vive in noi, e noi ci ritroviamo come sospesi. La dimensione carnale crede di potersi gestire come ritiene, facendo finta che non ci sia una dimensione superiore, quella spirituale.
“Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. Gesù conclude il brano con una domanda provocatoria.
Siamo talmente appiattiti sull’oggi, presi dalle cose effimere della vita che ci dimentichiamo di amministrare correttamente il bene della vita che abbiamo ricevuto (cfr due domeniche fa); ci dimentichiamo che siamo Fratelli tutti e non possiamo permetterci di voltarci dall’altra parte (cfr domenica scorsa)…
E Gesù oggi ci sprona ancora una volta. In fondo, ciò che emerge, non è tanto il fatto che Dio risponda o meno. Ciò che conta è un’altra domanda: dove siamo noi? Dov’è il nostro desiderio di Lui?
Per gentile concessione di don Andrea Vena. Canale YouTube.
