Sistemi di sicurezza
I mezzi di comunicazione, da qualche tempo, ci martellano con la pubblicitร di una nota marca che si occupa di sicurezza per la casa. Ovviamente, la campagna pubblicitaria รจ finalizzata non solo a farci conoscere i sistemi di sicurezza (telecamere, pronto intervento, sistemi di dissuasione dei ladri, ecc.), ma anche, in qualche modo, a creare il bisogno di acquistare quel sistema. Questo vale, naturalmente, per ogni campagna pubblicitaria di qualsiasi prodotto.
E cosรฌ, chi vuole vendermi un sistema di sicurezza per la casa mi mette davanti tutti i rischi che corro se non lo installo e se non ci penso subito. Mentre scrivo, mi cade lโocchio anche sui sistemi di videosorveglianza che io stesso ho fatto installare da qualche anno, sia in canonica sia negli ambienti dellโoratorio. Il mio pensiero corre poi a ciรฒ che tutti conosciamo in questo scorcio della storia dellโumanitร , nel quale si parla sempre piรน di muri che si alzano, di arsenali bellici e di sistemi di sicurezza che aumentano, a fronte di un senso generale di insicurezza e del crescente bisogno di mettersi al sicuro.
ร ciรฒ che avveniva anche ai tempi di Gesรน, a tutti i livelli, sia sociale che religioso. Davanti a un senso di pericolo e di insicurezza si alzavano barriere, anche religiose, che alla fine risultavano piรน terribili di quelle fisiche.
In un tempo in cui non esisteva la conoscenza medica attuale, la lebbra era considerata uno dei mali piรน temuti dalla societร . Bastava un piccolo segno sulla pelle che facesse sospettare la malattia perchรฉ scattasse, per chi lo mostrava, una vera e propria espulsione dalla convivenza sociale. E per โalzareโ ulteriormente la barriera di protezione, si accusava il malato, anche solo presunto, di essere impuro davanti a Dio e maledetto. Chi era affetto da lebbra era condannato alla povertร piรน assoluta, escluso dai centri abitati e inavvicinabile. Una situazione simile, in qualche modo, lโabbiamo vissuta negli anni โ80 del secolo scorso con la diffusione mondiale dellโAIDS, che condannava anche il solo sieropositivo allo stigma sociale, allโesclusione e alla condanna morale quasi senza appello.
Gesรน si trova di fronte dieci lebbrosi che, rimanendo a distanza come prevedevano le regole religiose e sociali, gridano verso di lui. Gesรน non รจ sordo a quel grido e supera la prima barriera di sicurezza alzata dalla societร : li ascolta senza giudicare e senza emettere facili condanne. Giร in questo ascolto troviamo un insegnamento per le nostre barriere di sicurezza, quelle che alziamo per difenderci da coloro che oggi percepiamo come inavvicinabili o pericolosi: chi la pensa diversamente da noi, chi รจ in conflitto con noi, persone di altre religioni, o che vivono scelte di vita e condizioni sociali lontane dalle nostre abitudini e convinzioni. Sono tanti i โlebbrosiโ di oggi, sia a livello sociale sia personale.
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Gesรน ascolta il grido di aiuto, perchรฉ non vede il pericolo, ma il bisogno e lโingiustizia del sistema di sicurezza del suo mondo religioso. La guarigione dei lebbrosi, chiamata nel testo โpurificazioneโ proprio per lโidea di peccato legata alla malattia, avviene lungo il cammino verso il Tempio. La regola religiosa prevedeva infatti che fossero i sacerdoti ad ammettere o escludere. Gesรน manda i lebbrosi dai sacerdoti per guarire anche loro e lโintera societร da quella regola ingiusta, da quel sistema di sicurezza che, per paura, escludeva e condannava.
Lโevangelista racconta che solo uno dei dieci torna indietro subito da Gesรน. Lo fa per testimoniare la sua fede, per riconoscere il dono ricevuto e per affermare che ogni regola religiosa o sociale che separa le persone รจ ingiusta e da abbattere. Forse anche gli altri nove sono tornati in seguito, ma di fatto รจ proprio il samaritano โ che oltre allo stigma della lebbra portava quello dellโessere straniero โ a diventare, da guarito, anche guaritore, perchรฉ insegna una fede che abbatte barriere e distrugge consuetudini ingiuste.
Quante barriere alziamo per metterci al sicuro oggi, tra di noi, persino dentro la comunitร cristiana? ร questa la Chiesa che vogliamo costruire: una Chiesa che si preoccupa solo di difendersi dal mondo e dai cambiamenti?
La prima enciclica di papa Leone XIV, Dilexit te, sullโamore per i poveri, si conclude con parole profetiche per noi oggi, in un mondo e in una Chiesa cosรฌ pieni di paure da alzare barriere e creare sempre nuovi sistemi di sicurezza sociali e personali. Scrive papa Leone:
โLโamore cristiano supera ogni barriera, avvicina i lontani, accomuna gli estranei, rende familiari i nemici, valica abissi umanamente insuperabili, entra nelle pieghe piรน nascoste della societร . Per sua natura, lโamore cristiano รจ profetico, compie miracoli, non ha limiti: รจ per lโimpossibile. Lโamore รจ soprattutto un modo di concepire la vita, un modo di viverla. Ebbene, una Chiesa che non mette limiti allโamore, che non conosce nemici da combattere, ma solo uomini e donne da amare, รจ la Chiesa di cui oggi il mondo ha bisogno.โ (Dilexit te, 120)initamente piccolo. Piccolo come un seme di senape, semplicemente servo.
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Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)




