SOLO CHI MENDICA DAL PADRE L’AMORE CHE NON HA PREGA CON SINCERITA’ PER DONARSI AL FRATELLO
Non a caso Gesรน ambienta la parabola nel cuore della notte; essa รจ immagine di quella in cui Dio ha “liberato i figli di Israele, nostri padri, dalla schiavitรน dell’Egitto” (Exultet di Pasqua). Un “amico” รจ giunto sulla soglia della nostra casa, nel mezzo del suo cammino, e ha chiesto ospitalitร .
In oriente essa รจ sacra, e per un ebreo costituisce uno degli appelli piรน pressanti della Torah. Il nome stesso “โibri”, “ebreo”, che i popoli confinanti davano a Israele e da lui accolto come suo, significa “abitante al di lร della frontiera”, cioรจ straniero. Ogni ebreo ha il dovere sacro dell’ospitalitร “โฆ perchรฉ voi siete stati stranieri in terra dโEgitto” (Es 22,20; 23,9).
Per un ebreo, l’Egitto รจ il “luogo dell’angoscia” dal quale il Signore lo ha tratto in salvo, senza alcun merito. E quante volte, nella notte del deserto, il Popolo senza pane ha “bussato” alle porte del Cielo e sempre Dio lo ha esaudito. Ma ha “chiesto” mormorando, e “cercato” dubitando. Ma proprio nella misericordia di Dio cosรฌ sproporzionata rispetto al suo cuore duro ed esigente, Israele ha conosciuto se stesso.
E’ notte anche oggi, per questo il Signore ci chiama a farci pellegrini per andare a “bussare”, umilmente, alla porta dell’Amico: dobbiamo chiedere quello che non abbiamo per essere quello che dovremmo essere. Non abbiamo il “pane” per sfamare l’amico che bussa alla nostra porta; siamo senza amore per la moglie, il marito, i figli, i colleghi. Non possiamo accogliere quanti, stanchi e affaticati, cercano in noi ospitalitร : รจ sacra, ci definisce come figli del Padre che ci ha accolto sempre con misericordia, ma non possiamo.
Come l’uomo della parabola non abbiamo il pane necessario ogni giorno, l’alimento sostanziale per accogliere il suo amico – quello che Gesรน invita a chiedere nel Padre Nostro. Che amicizia possiamo offrire? Dovremmo chiederci se davvero ci sta a cuore la sorte dell’amico che bussa alla nostra porta, se marito, moglie, figli e chi ci รจ accanto รจ davvero nostro amico, un “altro me stesso” come lo fu Gionata per Davide, al punto di legare indissolubilmente la sua vita a quella del suo amico, e di morire per lui.
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E dovremo ammettere che probabilmente non ci siamo mai svegliati di notte per pregare per loro, pensando magari di risolvere le questioni mondanamente; e ci siamo ritrovati senza “pane” e cosรฌ non possiamo accogliere Cristo che “bussa” alla porta celato nel bisogno del fratello.
Ma รจ pur vero che, essendo padri cattivi – “schiavi”, secondo l’etimologia del termine “cattivi” – sino ad ora abbiamo dato “cose buone” ai nostri figli; non li abbiamo ingannati dandogli una cosa per un’altra. In Palestina, infatti, lo scorpione puรฒ essere anche biancastro, e quando si arrotola su se stesso per nascondersi e camuffarsi, assume una forma molto simile a un piccolo uovo. Lโanguilla, poi, assomiglia molto a una biscia, mentre certe focacce erano simili a delle pietre.
Ebbene, proprio partendo dal nostro cuore paterno possiamo intuire quello dell’Amico celeste, il Padre che puรฒ donarci lo Spirito Santo per nutrire la natura divina che รจ in noi, il frutto compiuto della Pasqua, l’alito della vita eterna che ha risuscitato il Figlio, il sigillo che ha messo sul Pane che discende dal Cielo, la carne benedetta di Gesรน, con la quale ha vinto il peccato e la morte.
Perdonati e risuscitati nello stesso Spirito, potremo donarci anche noi come “pane” capace di offrire la vita anche a chi ci dร la morte; come “pesci” pescati nelle profonditร del peccato saremo un segno di speranza che annuncia e testimonia il perdono di ogni peccato.
Coraggio, Gesรน ci invita a fare memoria della Pasqua nella comunitร cristiana, ricordando la nostra storia per entrare cosรฌ nella veritร che รจ il bisogno estremo di chi non ha nulla. E cosรฌ convertirci camminando verso la fonte della Grazia scendendo insieme al suo Popolo Santo i gradini dell’umiltร e imparare a confidare nel Padre, per ricevere lo Spirito Santo, l’unico che plasma in noi l’amico di Dio e di ogni uomo.
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Coraggio, nella Chiesa degli amici dell’Amico, in ogni notte che ci avvolge possiamo “importunare” l’Amico perchรฉ “Lโamico ama in ogni circostanza; รจ nato per essere un fratello nella avversitร ” (Pr 17,17) capace di farci figli in Lui.
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