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Card. Angelo Comastri – Commento al Vangelo del 21 Settembre 2025

Anche un disonesto può insegnarci qualcosa

Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.

Link al video

Il Cardinale Comastri utilizza questo racconto biblico per sottolineare come persino la preoccupazione del personaggio per il proprio futuro, sebbene disonesta, serva da monito per i credenti, i quali dovrebbero mostrare uno zelo maggiore nel perseguire la ricchezza eterna rispetto a quanto fanno i “figli di questo mondo” per i beni materiali.

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Il Card. Comastri mette in guardia contro il pericolo della ricchezza materiale — definita “disonesta” non solo perché spesso ottenuta con l’inganno, ma perché fugace — esortando l’uditorio a usarla per fare del bene, come sintetizzato dalle parole di Madre Teresa di Calcutta. L’omelia culmina nell’esortazione a non servire due padroni, Dio e il denaro, e a scegliere l’amore, l’umiltà e la carità come vera ricchezza della vita.

Trascrizione del video

Sia lodato Gesù Cristo. Venticinquesima domenica. La parabola di questa domenica è veramente singolare, anzi, potremmo definirla ardita. Infatti, ha come protagonista un amministratore disonesto. Perché Gesù racconta proprio una storia di disonestà? Ecco il motivo: anche il male può farci riflettere.

Gesù evidentemente non loda la disonestà dell’amministratore, ma la sua preoccupazione per garantirsi il futuro in questo mondo. Ed ecco la puntuale riflessione di Gesù: “I figli di questo mondo, cioè coloro che cercano soltanto la ricchezza di questo mondo che passa velocemente, i figli di questo mondo sono più scaltri, cioè più zelanti, dei figli della luce, cioè di coloro che sanno che la vera ricchezza non è quaggiù, ma è al di là di questa vita.” Che cosa significano queste parole? Gesù sta parlando ai discepoli; oggi potremmo dire che sta parlando ai credenti, ai cristiani, quindi a noi. E Gesù esclama: “Guardate quelli che non credono: per la vita di quaggiù, per la sistemazione economica in questi brevi anni di vita, fanno fatiche incredibili.”

Eppure, osserva Gesù, costoro si sacrificano per cose banali, per cose che passano, per cose che durano una breve stagione. E, sollecitato da questo fatto, Gesù domanda: “Perché voi che credete, voi che sapete qual è la vera ricchezza, non mettete almeno pari impegno per assicurarvi la ricchezza che conta, quella che conta davanti a Dio?”

Dobbiamo riconoscere che esistono persone che, per accumulare denaro, fanno sacrifici incredibili e si sottopongono a fatiche incessanti. Viene spontanea la domanda: perché noi che conosciamo qual è il vero tesoro della vita non facciamo almeno altrettanti sacrifici per guadagnarlo? Il Salmo 49 ci consegna questo saggio avvertimento: “Se vede un uomo arricchirsi, non temere, non temere se aumenta la gloria della sua casa. Quando muore, costui non porta con sé nulla né scende con lui la sua gloria.” Eppure, tanti fanno sacrifici incredibili per accumulare ricchezze che lasceranno entro poco tempo.

Osservate anche un altro fatto: coloro che partecipano alle gare di bellezza del corpo (bellezza che dura poco) fanno sacrifici inimmaginabili. Perché noi che sappiamo qual è la vera bellezza, che è la bellezza dell’anima pura, la bellezza dell’anima in comunione con Dio e liberata dall’orgoglio, dall’egoismo, perché non mettiamo altrettanto impegno per conseguire questa bellezza?

A tale proposito, vi racconto un episodio che fa tanto pensare. Nell’estate dell’anno 1962 avevo 19 anni e mi preparavo al primo anno di teologia. Quell’anno partecipai ad un campo scuola per adolescenti della mia diocesi e ogni giorno mi fu chiesto di preparare una piccola riflessione all’inizio della giornata. Ricordo che il 4 agosto (poi capirete perché ricordo il giorno esattamente) chiesi ai ragazzi e alle ragazze: “A chi vorreste assomigliare?” Quasi tutti i ragazzi mi dissero che volevano rassomigliare a dei calciatori allora famosissimi, e le ragazze quasi tutte mi dissero che avrebbero voluto rassomigliare all’attrice allora famosissima Marylin Monroe. Era il 4 agosto 1962. Il giorno successivo, 5 agosto, la radio diffuse la notizia che l’attrice si era suicidata.

Ricordo che ripresi la conversazione e dissi alle ragazze e ai ragazzi: “State attenti, non fatevi ingannare da falsi modelli di felicità. Aprite gli occhi, perché alla vostra età è tanto facile prendere abbagli.” È l’insegnamento che Gesù vuole darci con la parabola di questa domenica.

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E Gesù aggiunge con tono quasi accorato: “Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché quando verrà a mancare vi accolgano nelle dimore eterne.” Gesù prende in considerazione uno degli ostacoli più pericolosi che fermano il cammino dell’uomo verso il cielo, cioè verso Dio. L’ostacolo più pericoloso è il denaro, cioè la ricchezza materiale in tutte le sue espressioni.

Notate innanzitutto: Gesù chiama disonesta la ricchezza. Perché? Perché le grandi ricchezze, notatelo, non si fanno con il lavoro, ma con l’imbroglio, con la disonestà. Ed è vero. Gesù allora ci dice: “Usate la ricchezza non come scopo della vita, ma come mezzo per fare del bene, perché alla fine della vita resterà soltanto il bene che avete compiuto.”

Ricordo che mi fecero tanta impressione queste parole di Madre Teresa di Calcutta. Disse: “Al termine della vita porteremo con noi soltanto la valigia della carità. Preoccupiamoci di riempirla finché siamo in tempo.” Queste parole di Madre Teresa sono la sintesi dell’insegnamento del Vangelo di questa domenica.

E Gesù conclude con un ammonimento: “Attenti, non potete servire due padroni. Non potete servire Dio e il denaro. Bisogna scegliere.” Chiediamoci nel silenzio del nostro cuore: chi è il Signore della mia vita? Per chi vivo e che cosa cerco prima di tutto nelle fatiche di ogni giorno? Dobbiamo riconoscere che molto spesso l’orgoglio, e soltanto l’orgoglio, è il padrone della nostra vita. Ed è altrettanto vero che per molte persone è il denaro, il profitto, l’accumulare, lo scopo della vita. Gesù ci dice: “Non rendetevi schiavi del padrone sbagliato. Mettete Dio al primo posto, vivendo l’amore, la bontà, la misericordia, l’umiltà, e sarete liberi, veramente liberi e veramente felici.”

Ricordo ciò che disse il giornalista Augusto Guerriero, noto con lo pseudonimo di Ricciardetto, dopo aver incontrato Madre Teresa in una parrocchia a Roma. Il giornalista disse: “Baciai le mani di quella donna povera e felice e pensai: ‘Quelle mani quanto bene hanno fatto, quante lacrime hanno asciugato, quanto conforto hanno trasmesso!’ E poi guardai le mie mani e dovetti riconoscere che erano piene soltanto di ambizione, di vanità, di esibizione, e mi vergognai di avere speso inutilmente tanti anni della mia vita.”

Le parole di Gesù vogliono condurci a questo esame di coscienza per orientare la nostra vita alla ricerca dell’unica e vera ricchezza: la ricchezza dell’amore vissuto giorno per giorno, lì dove viviamo, come frutto della fede e dell’incontro con Gesù nella Santa Eucaristia. Sia veramente così anche per noi. Sia lodato Gesù Cristo.