Padre Fernando Armellini, biblista Dehoniano, commenta il Vangelo di domenica 21 settembre 2025.
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Amministratori di beni non nostri
โDel Signore รจ la terra e quanto contiene, lโuniverso e i suoi abitantiโ (Sal 24,1).
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Lโuomo รจ un pellegrino, vive da straniero in un mondo non suo. ร un viandante che attraversa il deserto: gli appartiene tanta terra quanta ne puรฒ calpestare con il suo piede; appena muove un passo giร non รจ piรน sua.
Gli uomini non sono padroni, ma amministratori dei beni di Dio. ร lโaffermazione che viene ripetuta con insistenza dai padri della Chiesa. Ne ricordiamo uno, Basilio: โNon sei tu un ladro quando consideri come tue le ricchezze di questo mondo, ricchezze che ti sono state consegnate solo affinchรฉ tu le amministrassi?โ.
Lโamministratore รจ un personaggio che compare piรน volte nelle parabole di Gesรน.
Abbiamo quello โfedele e saggioโ che non agisce in modo arbitrario, ma utilizza i beni che gli sono stati affidati secondo la volontร del padrone: sfama gli altri servi. Ne abbiamo invece un altro che, in assenza del Signore, approfitta della sua posizione per โfarla da padroneโ e darsi alle crapule (Lc 12,42-48).
Cโรจ lโamministratore intraprendente, che si impegna, ha il coraggio di rischiare e fa rendere i capitali del padrone e uno fannullone e infingardo (Mt 25,14-30).
Il piรน imbarazzante รจ lโamministratore โscaltroโ del quale si parla nel Vangelo di oggi.
Nelle mani di ogni uomo il Signore colloca un tesoro. Che fare per amministrarlo bene?
Per interiorizzare il messaggio, ripeteremo:
โAlla ricchezza, anche se abbonda, non attaccate il cuoreโ.
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Vangeloย (Lc 16,1-13)
In quel tempo,ย 1ย Gesรน diceva ai discepoli: โCโera un uomo ricco che aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi.ย 2ย Lo chiamรฒ e gli disse: Che รจ questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perchรฉ non puoi piรน essere amministratore.
3ย Lโamministratore disse tra sรฉ: Che farรฒ ora che il mio padrone mi toglie lโamministrazione? Zappare, non ho forza, mendicare, mi vergogno.ย 4ย So io che cosa fare perchรฉ, quando sarรฒ stato allontanato dallโamministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua.
5ย Chiamรฒ uno per uno i debitori del padrone e disse al primo:ย 6ย Tu quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento barili dโolio. Gli disse: Prendi la tua ricevuta, siediti e scrivi subito cinquanta.ย 7ย Poi disse a un altro: Tu quanto devi? Rispose: Cento misure di grano. Gli disse: Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta.ย 8ย Il padrone lodรฒ quellโamministratore disonesto, perchรฉ aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono piรน scaltri dei figli della luce.
9ย Ebbene, io vi dico: Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perchรฉ, quandโessa verrร a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne.
10ย Chi รจ fedele nel poco, รจ fedele anche nel molto; e chi รจ disonesto nel poco, รจ disonesto anche nel molto.
11ย Se dunque non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza, chi vi affiderร quella vera?ย 12ย E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darร la vostra?
13ย Nessun servo puรฒ servire a due padroni: o odierร lโuno e amerร lโaltro oppure si affezionerร allโuno e disprezzerร lโaltro. Non potete servire a Dio e a mammonaโ.
Questa parabola ha sempre suscitato un certo imbarazzo perchรฉ, a quanto pare, viene elogiato un amministratore disonesto e non si puรฒ certo raccomandare ai cristiani di imitarlo.
Per capirne il significato e dare un senso a tutti i dettagli, bisognerebbe stabilire come e quando questo amministratore ha imbrogliato il suo padrone.
Lโinterpretazione tradizionale sostiene che la truffa รจ avvenuta quando, per ingraziarsi i debitori, egli ha falsificato le cifre sulle cambiali. Altri biblisti sostengono invece che ha commesso delle irregolaritร prima di venire licenziato. Questa seconda ipotesi ci pare piรน coerente e logica e noi la seguiremo.
Piรน che raccontare una storia, Gesรน sembra fare riferimento a un fatto di cronaca del suo tempo.
Un fattore viene accusato presso il grande proprietario terriero da cui dipende di essere un incapace, uno che dilapida, che sperpera i suoi beni. Il padrone lo manda a chiamare e gli riferisce ciรฒ che ha sentito dire sul suo conto. I fatti sono cosรฌ evidenti e incontestabili che lโamministratore non tenta neppure qualche giustificazione o di farfugliare una spiegazione. Viene immediatamente destituito dallโincarico. (vv.1-2). Che fare adesso? ร nei guai, rimane senza stipendio e deve trovare al piรน presto il modo di garantirsi lโavvenire.
Che fare? โ ecco lโinterrogativo che, nel Vangelo di Luca e negli Atti degli Apostoli, molte persone si pongono. Se lo pongono le folle, i pubblicani e i soldati che, rivolgendosi al Battista, chiedono: โCosa dobbiamo fare?โ. Se lo pone, nel suo lungo soliloquio, il ricco agricoltore della parabola: โChe farรฒ, poichรฉ non ho dove riporre i miei raccolti?โ (Lc 12,17). Se lo pongono gli ascoltatori del discorso di Pietro nel giorno di Pentecoste: โFratelli, cosa dobbiamo fare?โ. ร lโinterrogativo di chiunque si trovi di fronte ad una scelta decisiva nella vita.
Lโamministratore disonesto sa di avere poco tempo a disposizione. Come ha fatto lโagricoltore stolto, comincia a riflettere. Sa fare solo il supervisore, non รจ in grado di adattarsi a zappare e neppure puรฒ abbassarsi a chiedere lโelemosina. โMeglio morire che mendicareโ โ dice il Siracide (Sir 40,28).
Prima di andarsene deve mettere in ordine la contabilitร , molti debitori devono ancora consegnare i prodotti. Si arrovella, valuta i pro e i contro e, dopo molto pensare, ecco il lampo di genio: Ho capito! โ esclama felice โ So cosa devo fare (v.4). Non ha chiesto il parere a nessuno perchรฉ conosce giร tutti i trucchi del mestiere. Ha capito da solo qual รจ la scelta giusta e passa immediatamente allโazione.
Convoca tutti i debitori e chiede al primo: โTu quanto devi al mio padrone?โ. โCento barili dโolioโ โ risponde lโinteressato. Lโamministratore sorride, gli batte la mano sulla spalla e gli dice: โStraccia la ricevuta, siediti e scrivi, subito, cinquantaโ. Il debito che era di 4.500 litri di olio (il prodotto di 175 ulivi) รจ ridotto a 2.250. Un risparmio pari a quasi due anni di lavoro di un operaio.
Poi entra in scena il secondo debitore: deve consegnare cento misure di grano (550 quintali, il prodotto di 42 ettari di terreno). Stessa scena. Viene fatto sedere e lo sconto accordato รจ del 20%. Sono condonati 110 quintali. Niente male.
In futuro questi debitori beneficati non si dimenticheranno certo di tanta generositร e si sentiranno in dovere di ospitarlo nelle loro case.
Il padrone, e anche Gesรน, concludendo il racconto, lo elogiano: Ha agito con scaltrezza! Va imitato!
Ci saremmo aspettati una conclusione diversa. Gesรน avrebbe dovuto dire ai discepoli: โNon comportatevi come questo furfante, siate onesti!โ. Invece approva ciรฒ che ha fatto. Qui sta la difficoltร : come si puรฒ proporre a modello un disonesto?
Prima di dare la spiegazione, faccio notare che lodare la scaltrezza di una persona non significa essere dโaccordo con ciรฒ che ha fatto. Mi hanno raccontato di un ladro che รจ riuscito a fuggire di prigione aprendo tutte le porte con un semplice accendino. Merita un elogioโฆ Era un manigoldo, ma รจ stato abile! (vv.5-8a).
Questa difficoltร non esiste se si interpreta la parabola in modo diverso. Partiamo dalla considerazione che se il padrone si fosse sentito nuovamente truffato (2.250 litri dโolio e 110 quintali di grano non sono roba da poco) si sarebbe indignato. Se elogia il suo exโamministratore vuol dire che, in questa operazione, egli non ha perso nulla. Dobbiamo presumere che lโamministratore questa volta ci abbia rimesso del suo, rinunciando a quanto era solito accaparrarsi per la commissione.
Mi spiego: gli amministratori dovevano consegnare un tanto al loro padrone, ciรฒ che riuscivano ad ottenere in piรน rimaneva nelle loro tasche e potevano essere cifre elevate. Era la tecnica che impiegavano i pubblicani per arricchire quando riscuotevano le tasse.
Che ha fatto lโamministratore della parabola? Invece di comportarsi da strozzino con i debitori, ha lasciato loro lโutile che gli spettava.
Se le cose dovessero stare in questi termini, allora tutto diventa chiaro. Hanno una spiegazione logica sia lโammirazione del padrone che lโelogio di Gesรน.
Lโamministratore รจ stato scaltro โ dice il Signore โ perchรฉ ha capito su che cosa puntare: non sui beni, sui prodotti che gli spettavano, ma che avrebbero potuto marcire o essere rubati, ma sugli amici. Ha saputo rinunciare ai primi per conquistarsi i secondi. Questo รจ il punto. Lo riprenderemo tra poco.
Alla parabola fanno seguito alcuni detti di Gesรน legati al tema dellโuso della ricchezza. Vorrebbero essere delle applicazioni, degli insegnamenti tratti dalla parabola. Il primo: โI figli di questo mondo, verso i loro pari, sono piรน scaltri dei figli della luceโ (v.8b).
Dopo aver apprezzato lโabilitร dellโamministratore, Gesรน fa una constatazione: quando si tratta di maneggiare il denaro, concludere affari, fare traffici, i suoi discepoli (i figli della luce) sono meno scaltri di coloro che impegnano tutta la loro vita ad accumulare beni (i figli di questo mondo).
ร normale che sia cosรฌ, deve essere cosรฌ: mentre โi figli di questo mondoโ possono agire senza scrupoli (devono preoccuparsi solo di non contravvenire alle leggi dello Stato o almeno di non essere scoperti), i cristiani devono seguire altri principi e mantenere un comportamento trasparente e retto, sono loro vietati sotterfugi e imbrogli.
Questo accade davvero? Forse ci sono cristiani che quando competono con i โfigli delle tenebreโ negli affari economici, non sfigurano affatto. E questo preoccupa!
โProcuratevi amici con la ricchezza disonesta, perchรฉ, quandโessa verrร a mancare, vi accolgano nelle dimore eterneโ (v.9). ร il detto piรน importante del brano di oggi. Sintetizza tutto lโinsegnamento della parabola.
Notiamo anzitutto il giudizio duro che il Maestro dร della ricchezza. ร chiamata: โiniquaโ, โacquisita in modo disonestoโ. La ragione รจ giร stata indicata da Amos nella prima lettura. Abbiamo sentito la sua spiegazione sullโorigine della ricchezza. Dopo di lui, un saggio dellโAT ha affermato: โFra le giunture delle pietre si conficca il piolo, tra la compra e la vendita si insinua il peccatoโ (Sir 27,2).
Questa non รจ una condanna dei beni di questo mondo, non รจ un invito a distruggerli, a liberarsene come se fossero un oggetto impuro. ร una constatazione: nel denaro accumulato รจ sempre presente qualche forma di ingiustizia, di sfruttamento, di indebita appropriazione. Gesรน insegna il metodo per purificare anche la ricchezza โiniquaโ.
Lโamministratore รจ un modello di abilitร perchรฉ ha una intuizione geniale. Se consultasse i colleghi, certo lo esorterebbero a sfruttare fino in fondo la sua posizione e ad accrescere il gruzzolo che ha da parte.
Egli coglie tutti in contropiede: capisce che i soldi possono svalutarsi e allora decide di puntare tutto sugli amici. ร questa la scelta saggia che Gesรน incita a fare, e garantisce la riuscita dellโoperazione: le persone che saranno state beneficate in questa vita rimarranno sempre al nostro fianco e testimonieranno in nostro favore nel giorno in cui il denaro non conterร piรน nulla.
Non si tratta di favorire i fannulloni regalando loro tutto ciรฒ che si possiede. Sarebbe un gesto insensato, non virtuoso. Non aiuterebbe i poveri, ma accrescerebbe la miseria e favorirebbe gli oziosi. Ciรฒ che Gesรน vuole fare capire รจ che lโunico modo scaltro di utilizzare i beni di questo mondo รจ servirsene per aiutare gli altri, per renderceli amici. Saranno loro ad accoglierci nella vita.
Lโultima parte del brano (vv. 10-13) contiene alcuni detti del Signore. Per comprenderli basta chiarire il significato dei termini. Il โpocoโ (v.10), la โricchezza disonestaโ (v.11), la โricchezza degli altriโ (v.12) indicano i beni di questo mondo che non possono essere portati con sรฉ. Diceva SantโAmbrogio: โNon dobbiamo considerare ricchezza ciรฒ che non possiamo portare con noi. Perchรฉ ciรฒ che dobbiamo lasciare in questo mondo non ci appartiene, รจ degli altriโ.
I beni del mondo futuro, il regno di Dio sono invece chiamati: il โmoltoโ (v.10), la โvera ricchezzaโ (v.11), la โnostra ricchezzaโ (v.12). Questi possono essere ottenuti solo rinunciando, come ha fatto paradossalmente lโamministratore della parabola, a tutti i beni che non contano (Cf. Lc 14,33).
Gesรน conclude il suo insegnamento affermando che nessun servo puรฒ servire a due padroniโฆ a Dio ed al denaro. Noi vorremmo accontentarli tutti e due: daremmo al primo la domenica ed allโaltro i giorni feriali. Non รจ possibile perchรฉ sono ambedue padroni esigenti, non sopportano che ci sia posto per altri nel cuore dellโuomo e, soprattutto, danno ordini contraddittori. Uno dice: โCondividi i tuoi beni, aiuta i fratelli, condona il debito al poveroโฆโ, lโaltro ripete: โPensa ai tuoi interessi, studia tutti i modi per guadagnare, per accumulare denaro, tieni tutto per teโฆโ. ร impossibile accontentarli: o ci si fida dellโuno o si crede ciecamente nellโaltro.
Nel sito Settimana News sono presenti anche i commenti alla prima e seconda lettura.
