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don Claudio Doglio – Commento al Vangelo del 7 Settembre 2025

La Saggezza di Seguire Gesù

Il commento di don Claudio offre una profonda analisi del Vangelo di Luca (capitolo 14), concentrandosi sull’insegnamento di Gesù riguardo la vera natura del discepolato. Viene enfatizzato come seguire Gesù richieda una scelta consapevole e totale, che implica rinunciare all’egoismo e alla presunzione di autosufficienza, mettendo Lui al primo posto, anche al di sopra dei legami familiari e della propria vita.

L’analisi è arricchita da riferimenti alla prima lettura (Libro della Sapienza), che sottolinea i limiti della comprensione umana e la necessità di affidarsi alla sapienza divina, e alla seconda lettura (Lettera a Filemone), che illustra come la rinuncia a sé stessi sia fondamentale per una relazione armoniosa con Dio e con gli altri. In sintesi, il messaggio centrale ruota attorno alla sapienza del cuore, ottenibile solo attraverso la totale adesione a Cristo e la rinuncia al proprio “fare di testa propria”.

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Trascrizione generata automaticamente da Youtube e rivista tramite IA.

Nella ventitreesima domenica del tempo ordinario ascoltiamo ancora il racconto dell’evangelista Luca al capitolo 14. Dopo la catechesi ambientata durante un banchetto, Gesù interviene con i suoi discepoli, notando che molte persone lo seguivano. L’intento dell’evangelista Luca in questa catechesi è quello di mostrare come seguire Gesù non sia una faccenda superficiale, banale, fatta di abitudine o di tradizione, ma comporti una scelta intelligente e responsabile. Gesù mette in guardia coloro che lo seguono, cioè li invita a fare i conti bene prima di intraprendere l’opera. Sembra che voglia scoraggiare i suoi seguaci, in realtà li invita alla scelta sapiente.

È necessario che il discepolo di Gesù si renda conto che con le proprie forze non è in grado di capire che cosa vuole il Signore né di fare quello che gli chiede. Soli non possiamo salvarci. Proprio l’atteggiamento del discepolo è quello di chi impara, di chi rinuncia a se stesso e sceglie Gesù come maestro fondamentale e sceglie di seguirlo totalmente. È una parola che colpisce come una pietra. Dice Gesù ai suoi discepoli: “Se uno vuole venire dietro di me deve preferirmi, volere più bene a me che a suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle, perfino la propria vita.” Non può essere discepolo di Gesù chi non sceglie Gesù anzitutto e per seguire Gesù rischia la propria pelle. Prendere la croce nel linguaggio del tempo voleva dire affrontare la pena di morte, cioè rischiare di perdere la vita per rimanere fedeli a Gesù.

Andare dietro a Gesù non è quindi semplicemente una passeggiata di abitudine, ma è una scelta sapiente di chi rinuncia a tutti i propri averi, non nel senso che vive in assoluta povertà, ma distacca il cuore dalle persone e dalle cose, aderisce al maestro e in forza di quella grazia che viene da Gesù è in grado di relazionarsi bene al padre, alla madre, alla moglie, ai fratelli, ai figli e alle cose.

La prima lettura perciò ci propone un insegnamento sapienziale tratto dal libro della Sapienza, uno degli ultimi scritti dell’Antico Testamento, nato ad Alessandria d’Egitto, composto direttamente in lingua greca, influenzato anche dalla mentalità filosofica ellenista. E l’autore dice che il nostro corpo corruttibile appesantisce l’anima, per cui ci troviamo in una tenda d’argilla che opprime la mente piena di preoccupazioni e di conseguenza non siamo in grado di capire bene quello che vuole il Signore.

È una domanda saggia: “Come puoi pretendere di entrare nella testa del Signore? Come puoi dire ciò che il Signore pensa, ciò che il Signore vuole? Ti rendi conto dei limiti creaturali che hai?” A stento riusciamo a conoscere le realtà terrene. Come possiamo investigare le cose del cielo? Riconoscendo di avere questo profondo limite conoscitivo, il saggio pone la fiducia nel Signore, è un distacco da sé anzitutto, è il superamento dell’orgoglio, della superbia, di quell’atteggiamento autosufficiente che presume di fare da sé. È la superbia come mala pianta di cui domenica scorsa parlava il Siracide, è quell’atteggiamento dove il proprio io è centrale e prepotente. Non si può seguire Gesù se si vuol fare di testa propria. Fare di testa propria è l’atteggiamento del peccato originale, è la disobbedienza di Adamo, cioè di ogni uomo. È il comportamento limitato e peccaminoso che nasce dall’istinto di ciascuno. Se ognuno fa quel che gli sembra bene, segue il proprio istinto e il proprio egoismo e non segue il Signore.

Al Salmo quindi chiediamo: “Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio.” Con le parole del Salmo noi chiediamo il dono della sapienza, essere persone che hanno il gusto di Dio, che dimenticano se stessi per accogliere la rivelazione di Dio, per lasciarsi illuminare da quello che il Signore ci propone.

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Nella seconda lettura ci è offerto un passo del breve biglietto che l’apostolo Paolo scrisse all’amico Filemone per una questione molto pratica e concreta: era scappato uno schiavo di Filemone, di nome Onesimo. E a Efeso questo schiavo fuggitivo, che doveva nascondersi perché se fosse stato scoperto sarebbe finito ucciso, finì in prigione, probabilmente come delinquente comune, e si trovò nella cella di Paolo. E Paolo scoprì la storia di quest’uomo, scoprì che il suo padrone era un suo amico e riuscì a conquistare questo giovane schiavo fuggitivo, lo battezzò in prigione, lo fece diventare cristiano, ma poi gli chiese di ritornare a casa e di rimettersi al servizio di Filemone.

Se ci pensiamo, in questo biglietto splendido Paolo propone a tutti e tre i personaggi – Paolo stesso, il padrone Filemone, lo schiavo Onesimo – di rinunciare a se stessi. Paolo dice: “Potrei tenerlo con me come aiutante, mi farebbe piacere, ma ci rinuncio, te lo rimando.” Lui che è scappato deve ritornare, chiederti scusa e rimettersi al tuo servizio. “Tu però devi trattarlo come un figlio carissimo. Fallo per me, mi devi la vita. Se ti ha fatto dei danni, te li risarcisco io. Metti tutto sul mio conto, ma ricordati che mi devi la vita. Tu rinuncia a fare il padrone, tu rinuncia a fare il fuggitivo, io rinuncio ad approfittarne.”

E tutti e tre, rinunciando a se stessi, imparano a seguire il Signore Gesù e diventano sapienti. È la strada che dobbiamo percorrere ognuno concentrandosi su quello che è il progetto di Dio che ignoriamo. Ma il Signore può darci la sapienza del cuore. Se non faccio di testa mia e chiedo a Lui che mi illumini, vedo la strada e posso seguirla con la sua grazia, non con le mie forze.