Gesù stesso fa un’amara riflessione sull’episodio del ricco, che non ha il coraggio di seguirlo nonostante le ottime intenzioni che l’animavano: «Difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli». Il ricco non s’identifica necessariamente con chi possiede molti beni, ma piuttosto con coloro che sono smodatamente attaccati alle ricchezze fino a farne il proprio idolo.
Gli stessi apostoli restano sgomenti di fronte all’affermazione del loro Maestro, e Gesù precisa che, con l’aiuto di Dio, è possibile staccare il cuore dalle cose della terra e aspirare con tutta l’anima a quelle del cielo.
Pietro allora si ricorda della chiamata, delle reti, dei suoi cari, della immediata sequela, e chiede: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?». Il premio è di un valore infinitamente più grande di qualsiasi ricchezza umana: si tratta della vita eterna, oltre ai beni indispensabili durante l’esperienza terrena.
È forse per questo speciale tipo di “contratto” che le persone del mondo invidiano i religiosi, i quali hanno lasciato tutto per il nome di Cristo e, già in questo mondo, godono di una grande pace e di una profonda serenità.
È comunque difficile distogliersi dagli assilli della vita, che premono e non ripagano mai adeguatamente. È l’inganno delle cose umane: un ritmo che coinvolge e spesso travolge, che delude ma non illumina.
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Per questo san Paolo raccomandava ai primi cristiani: «Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra».
Fonte: Monaci del monastero di S.Vincenzo Martire – Bassano Romano (VT)
