Una domanda sgorga dal vangelo di questโoggi: per cosa arrabattarci nella nostra vita? Per cosa spendere quello che siamo e ciรฒ che veramente abbiamo, cioรจ il nostro tempo? Evidenziamo da subito il punto cruciale: lโerrore di noi uomini รจ quello di non avere il cuore dovโรจ il nostro tesoro. ร difficile a volte dare il nome vero al nostro tesoro. Noi tendiamo a mistificarlo, a nasconderlo, a velarlo, a non mostrarlo. Rischiamo di dirci che รจ uno e invece poi รจ tuttโaltro. Da qui scaturiscono fraintendimenti e paure, divisioni e lotte. Ne consegue che non riusciamo piรน ad amarci.
Di fronte alla vita il Signore ci invita a โnon temereโ. Il contrario della fede non รจ la mancanza di fede, ma la paura. E la paura nasce quando non cโรจ timor di Dio. Il timor di Dio รจ il principio della sapienza. Il timor di Dio non รจ paura di Dio quanto invece riconoscere la sua paternitร nel nostro quotidiano. Senza timor di Dio noi facciamo del timore, della paura, il nostro dio. E quando il timore diventa nostro dio, noi non siamo piรน liberi di avere il cuore laddove vorremmo. Il nostro cuore sarร sempre preoccupato del nostro dio. E quando il nostro dio viene abitato dallโidolo del possedere, la nostra vita prende delle derive poco piacevoli e men che meno umane.
A questo punto la paura la fa da padrona. Temiamo di perdere tutto, temiamo di non avere abbastanza, temiamo di non arrivare a fine mese, temiamo la borsa che crolla e lo spread che va alle stelle. Ciรฒ che il Padre desidera donarci รจ chiaro: โNon temere, piccolo gregge, perchรฉ al Padre vostro รจ piaciuto dare a voi il Regnoโ. Questo vuole donarci il Padre, questo a noi decidere se accoglierlo facendolo diventare il centro del nostro cuore.
Ricordiamoci che il tesoro vero non รจ mai quello che abbiamo ma quello che doniamo. Questo รจ il vero tesoro che neppure la morte potrร mai strapparci dalle mani.
Teniamo presente che la venuta del Signore รจ improvvisa per questo o viviamo come lievito del Regno la sinceritร oppure viviamo come lievito dei farisei lโipocrisia.
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Il Figlio dellโuomo verrร nellโora che non pensate, non รจ una minaccia per come noi la pensiamo. Lโidea che noi abbiamo di Dio รจ lโidea di un Dio che vuole arrivare allโimprovviso, soprattutto quando meno ce lโaspettiamo.
La venuta del Signore improvvisa รจ un dato che ci riporta alla sinceritร o allโipocrisia del nostro amore per Dio. Il lievito dei farisei, lโipocrisia, รจ attento allโapparenza a non sfigurare, per questo ci porta a vivere con attenzione i momenti in cui noi siamo in vista; ci porta ad essere attenti allโimmagine.
Il lievito del Regno รจ la sinceritร : la sinceritร dellโamore che รจ gratuitร . Non faccio quello che faccio per essere visto ma faccio quello che faccio perchรฉ amo; faccio quello che faccio perchรฉ mi piace amare, sono contento di amare, mi sento vivo quando amo. E amare in questo caso รจ gratuitร . Stare pronti con la cintura ai fianchi e le lucerne accese รจ questo: รจ vivere senza quasi accorgersene, fare il bene senza volerlo, perchรฉ mi piace, perchรฉ nel farlo ne sono felice e tutto finisce lรฌ.
La tentazione ipocrita del ritorno e dellโimmagine porta allโassuefazione del messaggio stesso, porta allโassopimento: quando ho ricevuto i miei applausi sono a posto: anima mia godi perchรฉ hai a disposizione molti beni; stolto questa notte stessa ti sarร richiesta la vita.
Non avere paura di quando il Signore viene, ma attendere la venuta del Signore รจ un atteggiamento segno di amore. Ed รจ un amore che ci porta alla fedeltร del quotidiano vissuto nella gratuitร : perchรฉ faccio questa azione? Perchรฉ mi piace, perchรฉ ne sono contento, perchรฉ รจ bello!
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Domandiamo al Signore la grazia di sapere vedere e accorgerci della pochezza del nostro vivere.
Il centro del vangelo di questโoggi รจ senzโaltro dato dalla capacitร e dal desiderio di donare gratuitamente la misericordia e la vita di Dio che tutti noi abbiamo ricevuto.
Tutto quello che siamo e abbiamo รจ dono gratuito, anche le cose che pensiamo di esserci conquistate. Lโora in cui noi siamo chiamati a vivere questo atteggiamento รจ lโoggi in vista dellโoggi definitivo. Oggi, nei miei traffici quotidiani, il mio cuore รจ orientato da qualche parte. O orientato verso il dono in vista dellโincontro definitivo con Colui che verrร per sempre, o รจ orientato egoisticamente verso me stesso.
Nel primo caso quello che sono e che ho, poco importa se tanto o poco, diventa motivo di dono, di condivisione, di solidarietร , di gratuitร . Nellโaltro caso tutto quello che incontro diventa motivo di arraffare e di accumulare pensando in questo modo di potere aggiungere vita a vita. Spesso la linfa vitale che scorre nelle nostre vene ci rende ogni giorno di piรน degli zombie, gente che cammina ma gente morta e schiava della volontร di un altro.
Chi fa dipendere la vita da ciรฒ che ha, vive la morte come un ladro che ruba tutto. Chi attende il Signore, sa che la venuta di questo ladro in realtร รจ lโincontro desiderato: รจ lโaprire a colui che bussa per entrare in comunione con lui. Chi vive con questo secondo atteggiamento vive il tutto come una preparazione a questo incontro. Non passa attraverso le cose e le persone, ma le ama dello stesso amore che gli รจ stato dato dal suo Dio.
Vive con un atteggiamento da amministratore fedele che agisce secondo la volontร di Dio, e saggio perchรฉ comprende questa volontร di Dio.
Essere fedeli e saggi significa comprendere che il pane quotidiano, che lโeucaristia รจ dono di Dio che siamo chiamati a distribuire. Significa comprendere che la Parola donata e ricevuta, va annunciata e donata e condivisa.
Il dono ricevuto da Dio รจ fecondo come lโamore. Se resta sterile non รจ ricevuto come dono dโamore.
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