p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di venerdì 8 Agosto 2025

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SE VUOI….

Se qualcuno vuole venire dietro a me…

Vivere una storia con lui,
ha un avvio
così leggero e liberante:
se qualcuno vuole.

Se vuoi.
Tu andrai o non andrai
con Lui,
scegli,
nessuna imposizione;
con lui
maestro degli uomini liberi,
fonte di libere vite
(D.M. Turoldo),
se vuoi.
Ma le condizioni sono
da vertigine.

La prima:
rinnegare se stessi.

Un verbo pericoloso
se capito male.
Rinnegarsi non significa annullarsi, appiattirsi,
mortificare quelle cose
che ti fanno unico.

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Vuol dire:
smettila di pensare
sempre solo a te stesso,
di girarti attorno.

Il nostro segreto
non è in noi,
è oltre noi.

Martin Buber riassume così il cammino dell’uomo: «a partire da te,
ma non per te».
Perché chi guarda
solo a se stesso
non si illumina mai.

La seconda condizione:
prendere la propria croce,
e accompagnarlo
fino alla fine.

Una delle frasi più celebri, più citate e più fraintese del Vangelo.

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La croce,
questo segno semplicissimo,
due sole linee,
lo vedi in un uccello in volo,
in un uomo a braccia aperte,
nell’aratro che incide
il grembo di madre terra.

Immagine che abita
gli occhi di tutti,
che pende al collo di molti,
che segna vette di monti,
incroci, campanili,
ambulanze,
che abita i discorsi
come sinonimo
di disgrazie e di morte.
Ma il suo senso profondo è altrove.

La croce è una follia.
Un «suicidio per amore», sosteneva Alain Resnais.

Gesù parla di una croce che ormai si profila all’orizzonte
e lui sa che a quell’esito
lo conduce
la sua passione per Dio
e per l’uomo,
passioni che non può tradire: sarebbe per lui più mortale della morte stessa.

Prendi la tua croce,
scegli per te qualcosa
della mia vita.

Di lui, il coraggioso
che osa toccare i lebbrosi
e sfidare i boia pronti
a uccidere l’adultera.

Il forte che caccia
dal tempio buoi e mercanti;
il molto tenero
che si commuove
per due passeri;
il rabbi che ama i banchetti e le albe nel deserto.

Il povero che
mai è entrato nei palazzi dei potenti
se non da prigioniero;
il libero che non si è fatto comprare da nessuno;

senza nessun servo, eppure chiamato Signore;
il mite che non ha vinto
nessuna battaglia e
ha conquistato il mondo.

Con la croce,
con la passione,
che è appassionarsi
e patire insieme.
Perché «dove metti
il tuo cuore là troverai
anche le tue ferite»
(F. Fiorillo).
Se vuoi venire
dietro a me…

Ma perché seguirlo?
Perché andargli dietro?

È il dramma di Geremia:
basta con Dio,
ho chiuso con lui,
è troppo.

Chi non l’ha patito?
Beato però chi continua,
come il profeta:
nel mio cuore c’era
come un fuoco,
mi sforzavo di contenerlo
ma non potevo.

Senza questo fuoco
(roveto ardente,
lampada,
o semplice cerino
nella notte),
posso anche
guadagnare il mondo
ma perderei me stesso.

Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.

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