p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di lunedì 4 Agosto 2025

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L’ALBA DELLA GRATUITÀ DELL’AMORE SQUILIBRATO E SENZA CALCOLI

Vorrei tanto essere
uno dei cinquemila,
quella sera, sul lago.

Li invidio, non per
il miracolo dei pani,
ma per la seduzione
che hanno provato,
più forte di ogni paura:

sono andati da Gesù,
ascoltano e vivono,
ascoltano e brucia il cuore,
ascoltano e risplende
la vita.

Stare con lui:
e quando scende la sera,
la notte e il deserto
profumano di pane.

Stare con lui:
e sentire che più vivo
di così non sarò mai.

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I discepoli, uomini pratici,
dicono a Gesù:
“Congeda la folla,
perché vadano
a comprarsi da mangiare”.

Se non li congeda lui,
non se ne andranno spontaneamente.

Ma Gesù non li manda via,
non ha mai mandato via
nessuno.

È bello questo
preoccuparsi dei discepoli,
ma più bello è Gesù che
“prova compassione”.

Anzi, letteralmente,
preso alle viscere per loro
dice: “date loro voi stessi
da mangiare”.

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I discepoli parlano
di comprare,
Gesù parla di dare.

Apre un altro modo
di essere:
dare senza calcolare,
dare senza chiedere,
generosamente,
gratuitamente,
per primi.

A noi,
che quotidianamente preghiamo:
“Dacci oggi il nostro pane”,
il Signore risponde:
“Voi date il vostro pane”.

“Dacci”, noi invochiamo.

“Donate”, ribatte lui.

Ci sono molti miracoli
in questo racconto:
il primo è quello della folla che, scesa ormai la notte nel deserto, non se ne va
e rimane con Gesù.

Il secondo sono
i cinque pani e i due pesci che qualcuno mette nelle sue mani, fidandosi,
senza calcolare,
senza trattenere
qualcosa per sé.
È poco, ma è
tutta la sua cena.

Terzo miracolo: è poco,
eppure quel poco basta,
secondo una misteriosa
regola divina:

quando il «mio» pane
diventa il «nostro» pane,
il dono è seme di miracolo.

Infine il quarto:
la sovrabbondanza,
tipica di Dio:

“raccolsero gli avanzi
in dodici ceste”.

Una per ogni tribù,
una per ogni mese.

Tutti mangiano e
ne rimane per tutti,
e per sempre.

E hanno valore anche
gli avanzi,
le briciole,
il poco che sei,
il poco che sai fare,
il bicchiere d’acqua dato.

Nulla è troppo piccolo
di ciò che è donato
con tutto il cuore.

L’unico merito che
i cinquemila possono vantare, l’unico loro
diritto al pane è la fame.

Davanti a Dio mio vanto esclusivo è il bisogno.

“Di nulla mi vanterò se non
della mia debolezza”
(2 Cor 12, 5).

Davanti a Dio non c’è nulla
di meglio che essere nulla,
come l’aria davanti al sole,
come il polline nel vento
(Simone Weil),
nutrendo così la nostra
fame di sole e di pane,
di cielo e di mani
che conoscano il dono.

Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.

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