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don Claudio Doglio – Commento al Vangelo del 3 Agosto 2025

Ricchezza Vera: Oltre la Vanità e la Cupidigia

Il commento di don Claudio analizza l’importanza di non focalizzarsi sui beni materiali. Spiega che il Vangelo di Luca, il libro di Qoèlet (Ecclesiaste) e la Lettera ai Colossesi sono impiegati per illustrare come la vera ricchezza non risieda nell’accumulo di possedimenti, ma nella relazione con Dio e nel fare del bene agli altri.

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La cupidigia viene identificata come idolatria, una brama che rende schiavi e distoglie dal vero senso della vita. Viene sottolineato che tutto ciò che è terreno è effimero, un “soffio”, e solo Cristo e la sua parola offrono stabilità e un centro di gravità permanente.

La sapienza, quindi, consiste nell’imparare a valorizzare ogni giorno e a usare i beni per costruire relazioni autentiche, riconoscendo che la vita è risorta con Cristo e che le cose celesti sono più importanti di quelle terrene.

Infine, il Salmo 89 è citato per evidenziare come il Signore sia un rifugio eterno, in contrasto con la brevità della vita umana.

Trascrizione generata automaticamente da Youtube e rivista tramite IA.

“All’evangelista Luca interessa particolarmente il tema economico, l’uso del denaro nella vita cristiana. E nel capitolo 12 del suo Vangelo, che ci è proposto in questa 18ª domenica del Tempo Ordinario, incontriamo proprio un personaggio che domanda a Gesù un suo intervento economico: doveva dividere l’eredità con suo fratello, evidentemente non andavano d’accordo, stavano discutendo o litigando. Cercano Gesù perché faccia da intermediario, e Gesù rifiuta questo compito, ma coglie l’occasione dell’argomento per trasmettere un insegnamento importante: “Attenzione, e tenetevi lontani da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede“. È un principio sapienziale di fondo: la vita non dipende dai beni, dalle cose. Il senso della vita, il valore, la gioia della vita non dipende dalle cose che possediamo. E tuttavia, la cupidigia, cioè la brama, la voglia di possedere, domina tutti, ed è uno di quei desideri della carne con cui combattiamo la buona battaglia. Si esercita anche contro questa cupidigia: “Tenetevi lontani da ogni cupidigia”, cioè dalla voglia di avere, di possedere, di prendere, di dominare. In realtà, se io cedo a questa cupidigia, divento schiavo, sono le mie voglie che diventano padrone e mi schiavizzano e mi costringono a vivere servendo questo desiderio.

Per far capire questa situazione, Gesù racconta una parabola di un uomo stupido, ricchissimo, fortunato, che aveva tanti terreni, i quali producevano una montagna di frutti. E progetta nuovi granai, nuovi depositi. La stupidità però sta nell’illudersi che tutto questo benessere gli dia garanzia di vita per molto tempo. Quella notte stessa il Signore gli disse: “Stolto, questa notte tu morirai e ciò che hai accumulato di chi sarà?” Eh, di qualche erede che è molto contento, prenderà tutto quello che il ricco ha accumulato. Credeva di essere al sicuro per molto tempo, e in realtà non è affatto al sicuro. Il problema è non arricchire presso Dio. Questo è il punto determinante.

Che cosa vuol dire arricchire presso Dio? Vuol dire non aumentare le cose, ma crescere nella relazione di figli, di amici, in quella benevolenza accogliente che riceve misericordia e impara a fare misericordia. Diventare ricchi di misericordia è arricchire presso Dio. Imparare a usare bene i beni terreni, non semplicemente come accumulo privato ed egoistico, ma come capacità sapiente di mettere a disposizione, di far fruttificare, di aiutare altri a vivere attraverso le cose. Tutte le cose che noi desideriamo possono essere buone come strumenti di relazioni umane, altrimenti è tutto inconsistente.

Questo è l’insegnamento che ci è proposto nella prima lettura dal libro di Coelet, un sapiente dell’Antico Testamento che ha scritto un libro particolare, affascinante, moderno nel contenuto. Il suo slogan è: “Vanità delle vanità“. Il concetto di vanità noi potremmo renderlo con inconsistenza. In ebraico, Coelet adopera il termine “evvel”, che vuol dire soffio, nel senso di respiro che se ne va, è il vento, l’alito che non riesce a essere ghermito. Tutto è un soffio, svanisce, sparisce. Vanità delle vanità, soffio dei soffi, tutto è un soffio, tutto è inconsistente. E fa proprio l’esempio di una persona che ha accumulato i beni terreni, ha ammucchiato tanto con fatica e deve lasciare ad altri tutto quello che ha accumulato. Anche questo è vanità. Che profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica, da tutte le sue preoccupazioni con cui si affanna sotto il sole? Pochissima utilità. Si affanna, si agita, accumula, desidera, cerca di prendere, tiene, combatte, e che vantaggio ne ha? Deve lasciare tutto. Vanità delle vanità, tutto è inconsistente, niente si regge.

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Di fronte a questa consapevolezza, noi cerchiamo un centro di gravità permanente, cioè un punto di riferimento stabile, solido. La solidità è data da Cristo, dalla sua parola. Lui è la pietra di fondamento. Tutto il resto è vano, inconsistente, instabile. La sua parola invece è roccia di fondamento.

Il Salmo ci aiuta a entrare in questa dimensione di fiducia. Il Salmo 89 propone come riflessione sapienziale la presenza del Signore di generazione in generazione come rifugio per noi. Il Signore ha un altro modo di contare il tempo: mille anni come un giorno solo. Ci sommerge nella notte, passiamo come un sogno che all’alba svanisce, come erba che al mattino fiorisce, alla sera è falciata e dissecca. E allora, chiediamo al Signore che ci insegni a contare i nostri giorni per arrivare alla sapienza del cuore, ad avere un cuore saggio. Contare i giorni vuol dire valorizzare tutti i passaggi, capire qual è il senso autentico dei nostri giorni e delle nostre cose: usare bene le cose per costruire relazioni autentiche, personali.

La seconda lettura, ancora tratta dallo scritto ai Colossesi, ci propone una splendida immagine pasquale: “Siamo risorti con Cristo“. Di conseguenza, dice l’apostolo: “Cercate le cose di lassù, alzate lo sguardo, tenete lo sguardo fisso su Gesù che è l’autore, il perfezionatore della nostra fede, è seduto alla destra di Dio, è la nostra vita. Guardate a lui, pensate come lui, alzate il livello alle cose del cielo. E non significa avere la testa fra le nuvole, non significa disprezzare la realtà terrena. Significa valorizzare tutto quello che abbiamo sulla terra nella prospettiva dei beni eterni. È la sapienza di chi sa di essere morto e risorto, per cui insegna l’apostolo: “Fate morire ciò che appartiene alla terra“. Non tanto il disprezzo delle cose, quanto piuttosto il combattimento contro le passioni, impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi, e quella cupidigia che è idolatria. Tenetevi lontani da ogni cupidigia, combattete contro la cupidigia, fatela morire. Non sono le cose che devono essere disprezzate, è la cupidigia del cuore che deve morire, per cui io mi rapporto alle cose in un altro modo: le uso per il bene, per costruire relazioni che permangono. Questo significa scegliere la parte buona che non viene tolta.

A questo punto dice l’apostolo: “Se c’è una unione simile a Cristo, non c’è più greco, giudeo, non c’è circoncisione che tenga, non c’è barbaro, scita, schiavo, libero: Cristo è tutto in tutti. Quello che conta è essere nuova creatura in Cristo, aderire al Signore Gesù. Non è vanità. Questo è solido, questo dà senso alla vita. In questo noi vogliamo arricchire.”