Gesù parla di un granello di senape. Piccolo, insignificante all’apparenza. Eppure diventa qualcosa di enorme. Una parabola semplice, quasi infantile, ma destabilizzante. Perché ci fa una domanda sottintesa: tu ci credi davvero che le piccole cose possano cambiare tutto?
Viviamo in un tempo in cui sembra valere solo ciò che è immediato, rumoroso, “virale”. Anche noi, spesso, ci perdiamo in un’ansia da prestazione spirituale. “Non sono abbastanza”, “non ho fatto abbastanza”, “non vedo risultati”. Ma Gesù ci riporta con i piedi per terra. Anzi, con i piedi nella terra, quella buona, quella da coltivare, dove anche il seme più piccolo, se accolto, può diventare rifugio per altri.
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Il lievito, poi. Mescolato nella farina, scompare. Ma è proprio lì, nascosto, che agisce. È invisibile il vero cambiamento. Come nelle relazioni di oggi: chi semina ascolto, gentilezza, perdono, magari sembra debole, “fuori tempo massimo”. Ma in realtà è lievito che trasforma
Mi ha sempre colpito che nel tempo di Gesù i semi di senape venivano spesso vietati nei giardini ordinati perché… crescevano troppo! Una pianta “selvaggia”, imprevedibile, quasi fastidiosa. Gesù sceglie proprio quella. È come se dicesse: il Regno di Dio è scomodo, ma vero. Non è religione da vetrina, è vita che spacca l’asfalto.
La prima lettura (Es 32) ci ricorda che anche quando tradiamo Dio, Lui continua a scommettere su di noi. Mosè intercede per un popolo che si è fatto un vitello d’oro: immagine perfetta dei nostri idoli di oggi — apparenza, soldi, ego. Eppure Dio perdona, riprende il dialogo, rilancia. Anche noi siamo chiamati a fare così: nelle amicizie, in famiglia, con noi stessi.
Allora ti chiedo: qual è il tuo granello di senape? Qual è quel piccolo gesto, parola, idea che potresti seminare oggi — non per farti notare, ma per far crescere?
Sii il lievito nascosto che fa crescere una nuova umanità.
don Domenico Bruno
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