Intercedere e lavorare con Dio
I testi di questa domenica ci invitano alla confidenza e alla perseveranza nella preghiera.
Abramo attrae ancor oggi la nostra attenzione. Dio gli aveva promesso non soltanto di avere una discendenza, ma di diventare benedizione per le nazioni, e lo diviene già per la preghiera facendo l’avvocato dei giusti vivendo in mezzo ad un popolo di depravati. Intermediari tra Dio e il suo popolo sono i profeti che svolgono il ruolo d’intercessori.
La Chiesa è il sacramento della salvezza, (Vaticano II) e lo è relativamente alla preghiera di Cristo “venuto non per essere servito, ma per servire e dare la vita per la salvezza di molti”.
Lo stato di peccato in cui il mondo è caduto l’ha descritto san Paolo: “Tutti hanno peccato, pagani e giudei. Tutti sono privati della gloria di Dio. Questa visione pessimistica costituisce lo sfondo da cui si stacca lo splendore della grazia che opera in Gesù Cristo, destinato da Dio “a servire di espiazione col suo sangue per mezzo della fede” (Rom 3,25).
La preghiera di Cristo e la nostra.
Pregare è un obbligo formale, non una pia esortazione, ci deriva dalla Parola di Dio e ad essa il credente è tenuto. Pregare è un obbligo per il cristiano. “Chi prega si salva e chi non prega si danna”, afferma Sant’Alfonso.
La preghiera è sempre ascoltata da Dio ed esaudita perché Dio ci vuole suoi collaboratori nella storia del mondo. Dio ha creato il mondo senza di noi come ci ha dato la vita indipendentemente dalla nostra volontà, intende coinvolgerci nella storia perché cresca fino alla perfezione “secondo la sua volontà”. L’assoluto dell’islamico “Inschallah” non è vero. Dio vuole fare le cose, dirigere le cose, con la nostra collaborazione, non indipendentemente da noi. Con la preghiera si fa la storia, si orienta la storia, si modifica la storia che seguirebbe la direzione diversa senza il nostro orante intervento. Il Papa non lo ha fatto soltanto Dio e i cardinali, ma anche noi con le nostre preghiere che Dio ha ascoltato. È giusto dire che la Chiesa ha il Papa che si è meritato. Pregare non è perdere tempo, ma lavorare con Dio per guidare il mondo.
Gesù stesso ci ha parlato del suo modo di collaborazione col Padre che crea e anche del nostro modo di collaborare con Dio uniti a Lui. “Il Padre mio opera sempre e anch’io opero. In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può far nulla se non ciò che vede fare dal Padre, quello che il Padre fa anche il Figlio lo fa. Io non so far nulla da me stesso: giudico quello che ascolto e il mio giudizio è giusto perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato” (Gv 5,17-30).
Solo la preghiera continua ci garantisce il modo retto di agire, secondo la volontà di Dio. Questa volontà, le intenzioni delle nostre preghiere, Gesù stesso le ha espresse raccontandoci la sua preghiera: che Dio sia santificato, che si realizzi la Sua Volontà e che la terra divenga una immagine del cielo. Che poi ci conceda quello che è indispensabile a vivere su questa terra: il pane e il perdono.
La nostra vita è Cristo ed essere cristiani significa unicamente vivere uniti a Lui. Sappiamo che è sempre dinanzi al Padre in preghiera ad intercedere per noi: questa è la ragione per cui la preghiera deve essere continua, senza interruzione.
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