Benvenuto, benvenuta!
Mi fanno sempre un poโ sorridere gli zerbini che si trovano allโentrata delle case. Ce ne sono di varie fantasie, con immagini e scritte. Qualche tempo fa unโamica me ne ha regalato uno a tema Star Wars, e allโentrata della canonica ne ho uno a tema natalizio che va bene anche in estate.
La scritta piรน comune รจ la parola โBenvenutoโ o la piรน internazionale โWelcomeโ. Ed รจ quando vedo questo tipo di zerbino che penso quanto sia strano pulirsi le scarpe sporche proprio su quella gentile parola di accoglienza, nello stesso momento in cui essa viene pronunciata da chi mi accoglie in casa sua.
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Si usa spesso lโespressione โfare da zerbinoโ per indicare quanto sia negativa la prepotenza di qualcuno che usa lโaltra persona per i propri scopi senza gratitudine e riconoscimento.
Gesรน entra nella casa di due sorelle, Marta e Maria (che in altri brani del Vangelo appaiono insieme al fratello Lazzaro), proprio su invito della prima.
Giร questo invito da parte di una donna era per la mentalitร dellโepoca assai sconveniente, come molto piรน sconveniente era che Gesรน, considerato un Maestro, accettasse questo invito da una donna e non dallโuomo di casa.
Ma ciรฒ indica che cโรจ un profondo legame di familiaritร tra Marta, Maria e Gesรน, un legame che viene approfondito anche in altre parti dei Vangeli.
Gesรน, quindi, รจ di casa presso le due sorelle, รจ sempre โbenvenutoโ lui e i suoi discepoli.
Lโaccoglienza nel mondo ebraico รจ un dovere che tocca anche Dio. Proprio lโepisodio di Abramo alle Querce di Mamre, raccontato nel libro della Genesi, ci ricorda che accogliere chiunque nella propria casa รจ accogliere Dio stesso, e chi accoglie Dio alla fine fa esperienza della sua benevolenza.
Rifiutare lโaccoglienza รจ come lasciare Dio e il suo amore fuori dalla porta.
Marta e Maria, perรฒ, sono mostrate con due stili diversi di accoglienza, in apparenza in profondo contrasto tra di loro.
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Accogliere significa fare tutto ciรฒ che รจ necessario perchรฉ lโospite possa stare bene, possa mangiare e riposarsi. Marta, nel racconto del Vangelo, subito si mette allโopera perchรฉ Gesรน e i suoi discepoli (che non sono citati espressamente ma viaggiavano sempre con il loro maestro) possano avere di che mangiare.
La sua รจ unโaccoglienza pratica e immediata che fa da contrasto con lโatteggiamento della sorella che invece si siede e non fa nulla.
Quale delle due sorelle dร davvero il โbenvenutoโ a Gesรน? Marta che si occupa subito di ciรฒ di cui Gesรน ha bisogno o Maria che non fa nulla?
Ma siamo sicuri che Maria non faccia nulla per Gesรน? Siamo sicuri che Marta si occupi davvero di ciรฒ di cui Gesรน ha bisogno?
Come sempre il Vangelo vuole metterci in discussione e provocarci.
Le parole di rimprovero di Gesรน verso Marta non sono una critica al suo darsi da fare. Gesรน non accusa Marta ma la vuole scuotere e richiamare al primo dei doveri dellโaccoglienza.
Lโevangelista Luca descrive bene Marta quando dice che โera distoltaโ dai molti servizi. Cosรฌ preoccupata delle cose pratiche, alla fine dimentica di dare il โbenvenutoโ al cuore di Gesรน, alla sua presenza come persona e non tanto come corpo da sfamare.
E Maria, che come prima cosa viene descritta โai piediโ di Gesรน, sembra quasi trasformarsi in uno zerbino sul quale Gesรน posa i piedi della sua vita e puรฒ raccontare e aprire il cuore
Maria, con il suo atteggiamento di totale ascolto, รจ colei che dร il vero โbenvenutoโ a Gesรน.
Cโรจ sicuramente bisogno anche di mangiare e quindi di qualcuno che lo prepari, ma la prima cosa di cui ha bisogno lโuomo Gesรน รจ di essere ascoltato.
Il primo e irrinunciabile servizio che si puรฒ fare a una persona rimane lโascolto, che รจ davvero la parte migliore di ogni incontro.
Quando mi siedo a tavola con qualcuno, sia in casa o in un locale pubblico, mi domando sempre se davvero mi metto in ascolto, se lโaltro si sente ascoltato da me, e se percepisce di essere โbenvenutoโ nello spazio del mio cuore, dentro lo spazio del tempo che condividiamo.
A volte il telefono, tenuto bene in vista sul tavolo o in mano, rischia di trasmettere la sensazione che in fondo non siamo lรฌ per davvero con lโaltro.
Forse siamo lรฌ fisicamente ma la nostra mente ha la porta sbarrata.
Anche il contatto visivo, il guardarsi negli occhi in modo sincero, รจ dare il โbenvenutoโ allโaltro.
Marta e Maria, in fondo, sono le due facce della stessa medaglia dellโaccoglienza, di quel โbenvenutoโ a Gesรน che possiamo vivere tutti i giorni, con chiunque incontriamo, sia per caso che in modo programmato.
Per lโaltra persona possiamo dare un aiuto e prestare un servizio pratico, ma anche solo fermare tutto quello che facciamo, spegnere ogni distrazione e guardare negli occhi e mettersi in ascolto, รจ il primo e piรน grande dei servizi.
Basta davvero poco per dire โbenvenuto, benvenutaโ allโaltro o allโaltra, prima ancora che con le parole.
E ogni benvenuto sincero che diamo sulla terra arriva direttamente alla porta del cielo.
Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)




