don Giovanni Berti (don Gioba) – Commento al Vangelo del 20 Luglio 2025

Domenica 20 Luglio 2025 - XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Lc 10,38-42

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Benvenuto, benvenuta!

Mi fanno sempre un poโ€™ sorridere gli zerbini che si trovano allโ€™entrata delle case. Ce ne sono di varie fantasie, con immagini e scritte. Qualche tempo fa unโ€™amica me ne ha regalato uno a tema Star Wars, e allโ€™entrata della canonica ne ho uno a tema natalizio che va bene anche in estate.

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La scritta piรน comune รจ la parola โ€œBenvenutoโ€ o la piรน internazionale โ€œWelcomeโ€. Ed รจ quando vedo questo tipo di zerbino che penso quanto sia strano pulirsi le scarpe sporche proprio su quella gentile parola di accoglienza, nello stesso momento in cui essa viene pronunciata da chi mi accoglie in casa sua.

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Si usa spesso lโ€™espressione โ€œfare da zerbinoโ€ per indicare quanto sia negativa la prepotenza di qualcuno che usa lโ€™altra persona per i propri scopi senza gratitudine e riconoscimento.

Gesรน entra nella casa di due sorelle, Marta e Maria (che in altri brani del Vangelo appaiono insieme al fratello Lazzaro), proprio su invito della prima.

Giร  questo invito da parte di una donna era per la mentalitร  dellโ€™epoca assai sconveniente, come molto piรน sconveniente era che Gesรน, considerato un Maestro, accettasse questo invito da una donna e non dallโ€™uomo di casa.

Ma ciรฒ indica che cโ€™รจ un profondo legame di familiaritร  tra Marta, Maria e Gesรน, un legame che viene approfondito anche in altre parti dei Vangeli.

Gesรน, quindi, รจ di casa presso le due sorelle, รจ sempre โ€œbenvenutoโ€ lui e i suoi discepoli.

Lโ€™accoglienza nel mondo ebraico รจ un dovere che tocca anche Dio. Proprio lโ€™episodio di Abramo alle Querce di Mamre, raccontato nel libro della Genesi, ci ricorda che accogliere chiunque nella propria casa รจ accogliere Dio stesso, e chi accoglie Dio alla fine fa esperienza della sua benevolenza.

Rifiutare lโ€™accoglienza รจ come lasciare Dio e il suo amore fuori dalla porta.

Marta e Maria, perรฒ, sono mostrate con due stili diversi di accoglienza, in apparenza in profondo contrasto tra di loro.

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Accogliere significa fare tutto ciรฒ che รจ necessario perchรฉ lโ€™ospite possa stare bene, possa mangiare e riposarsi. Marta, nel racconto del Vangelo, subito si mette allโ€™opera perchรฉ Gesรน e i suoi discepoli (che non sono citati espressamente ma viaggiavano sempre con il loro maestro) possano avere di che mangiare.

La sua รจ unโ€™accoglienza pratica e immediata che fa da contrasto con lโ€™atteggiamento della sorella che invece si siede e non fa nulla.

Quale delle due sorelle dร  davvero il โ€œbenvenutoโ€ a Gesรน? Marta che si occupa subito di ciรฒ di cui Gesรน ha bisogno o Maria che non fa nulla?

Ma siamo sicuri che Maria non faccia nulla per Gesรน? Siamo sicuri che Marta si occupi davvero di ciรฒ di cui Gesรน ha bisogno?

Come sempre il Vangelo vuole metterci in discussione e provocarci.

Le parole di rimprovero di Gesรน verso Marta non sono una critica al suo darsi da fare. Gesรน non accusa Marta ma la vuole scuotere e richiamare al primo dei doveri dellโ€™accoglienza.

Lโ€™evangelista Luca descrive bene Marta quando dice che โ€œera distoltaโ€ dai molti servizi. Cosรฌ preoccupata delle cose pratiche, alla fine dimentica di dare il โ€œbenvenutoโ€ al cuore di Gesรน, alla sua presenza come persona e non tanto come corpo da sfamare.

E Maria, che come prima cosa viene descritta โ€œai piediโ€ di Gesรน, sembra quasi trasformarsi in uno zerbino sul quale Gesรน posa i piedi della sua vita e puรฒ raccontare e aprire il cuore

Maria, con il suo atteggiamento di totale ascolto, รจ colei che dร  il vero โ€œbenvenutoโ€ a Gesรน.

Cโ€™รจ sicuramente bisogno anche di mangiare e quindi di qualcuno che lo prepari, ma la prima cosa di cui ha bisogno lโ€™uomo Gesรน รจ di essere ascoltato.

Il primo e irrinunciabile servizio che si puรฒ fare a una persona rimane lโ€™ascolto, che รจ davvero la parte migliore di ogni incontro.

Quando mi siedo a tavola con qualcuno, sia in casa o in un locale pubblico, mi domando sempre se davvero mi metto in ascolto, se lโ€™altro si sente ascoltato da me, e se percepisce di essere โ€œbenvenutoโ€ nello spazio del mio cuore, dentro lo spazio del tempo che condividiamo.

A volte il telefono, tenuto bene in vista sul tavolo o in mano, rischia di trasmettere la sensazione che in fondo non siamo lรฌ per davvero con lโ€™altro.

Forse siamo lรฌ fisicamente ma la nostra mente ha la porta sbarrata.

Anche il contatto visivo, il guardarsi negli occhi in modo sincero, รจ dare il โ€œbenvenutoโ€ allโ€™altro.

Marta e Maria, in fondo, sono le due facce della stessa medaglia dellโ€™accoglienza, di quel โ€œbenvenutoโ€ a Gesรน che possiamo vivere tutti i giorni, con chiunque incontriamo, sia per caso che in modo programmato.

Per lโ€™altra persona possiamo dare un aiuto e prestare un servizio pratico, ma anche solo fermare tutto quello che facciamo, spegnere ogni distrazione e guardare negli occhi e mettersi in ascolto, รจ il primo e piรน grande dei servizi.

Basta davvero poco per dire โ€œbenvenuto, benvenutaโ€ allโ€™altro o allโ€™altra, prima ancora che con le parole.

E ogni benvenuto sincero che diamo sulla terra arriva direttamente alla porta del cielo.

Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)