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mons. Giuseppe Mani – Commento al Vangelo di domenica 20 Luglio 2025

Domenica 20 Luglio 2025 - XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Lc 10,38-42

Data:

Quando Dio s’invita

Oggi Dio parte in visita pastorale. Si invita alla tavola dell’uomo. Alla quercia di Mamre da Abramo e Sara e a Betania da Marta e Maria. A Dio piace venire, bussare alla nostra porta, come dice l’Apocalisse fermarsi a pranzo con noi e noi con Lui.

“Praticare l’ospitalità”, dice l’autore della lettera agli ebrei, “Ha permesso ad alcuni di accogliere gli angeli”. È ciò che avvenne ad Abramo. Dio ci invita a praticare l’ospitalità a suo riguardo e la liturgia di oggi ci mostra che si fa pedagogo, viene da noi prende la parola perché si faccia carne in noi. Ascoltiamo così i testi che il Signore ci rivela.

Marta e Maria, le due sorelle che Gesù amava. Le ammira tutte e due e le trova complementari. Serve Marta e serve Maria.

“Marta, Marta!”. È vero che è Marta che riceve Gesù. È lei che Gli apre la porta. “Marta, Marta” è una vera apertura alla persona del Signore. Lei conta ai suoi occhi. Ma ha un problema: è tutta presa dalle cose da fare È il suo “servizio”. E anche nei riguardi della sorella usa il temine “servizio”. Sì, ma il suo “servizio” la prende tutta e IN questa presa non ascolta più. Il problema non è il “servizio”. Il problema non è tra il bene e il male, ma il bene e il bene. Se bisogna imparare a rigettare il male, bisogna anche imparare a scegliere il vero bene senza lasciarci accaparrare da tutte le cose buone. Le numerose cose buone spesso ci distraggono dalla chiamata del Signore che si fa sentire nel nostro desiderio più profondo.

“Il posto migliore”. Maria è ai piedi del Signore e ascolta la sua Parola. Agli occhi di Gesù è il posto migliore. Perché? Perché Dio ama ricordarci che nell’ordine del Regno non ci sono delle cose da fare, ma da ricevere, non c’è da pagare di persona, ma da accogliere la Grazia: facendo questo si pone un bell’atto di fede: colui che è all’opera è Dio. “Mio Padre lavora e anch’io lavoro”, dice Gesù e San Giovanni della Croce insegna: “Non c’è che Dio che fa il bene”. Gesù è passato facendo il bene: è Lui che agisce, è Lui che salva, è Lui che santifica. Bisogna imparare questa giusta passività di figli di Dio, che non è lassismo, ma entrare nel riposo promesso, fare la scelta con la sapienza della fede, come dice il salmo: “Aspettiamo la salvezza del Signore”. Maria è l’immagine della sua grande omonima. Essa è in questo luogo interiore, ecco perché è il posto migliore, questo posto che Gesù benedice riprendendo Marta.

Dio non dipende da me. Quando Gesù reagisce di fronte a Marta, indica non soltanto che il posto di Maria è buono, ma che lei sta sbagliando. Vuol mostrare che neppure Lui dipende da quello che sta preparando, ed è la ragione di quello che Marta sta preparando. Essa è presa completamente, ma non ha ancora capito che Gesù è libero, non dipende da lei. Ricordiamo gli apostoli sulla barca preoccupati perché non hanno pane. “Non ricordate quanto ne è rimasto dopo aver sfamato cinquemila uomini?” In altri momenti Gesù riprende i discepoli che si distaccano da Lui. Il discepolo del Vangelo sa che il bene dipende da Dio.

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