Il commento di don Claudio esamina il tema dell’accoglienza, contrapponendo l’azione all’ascolto attraverso l’episodio biblico di Marta e Maria. Sottolinea come l’ascolto della Parola di Dio e la relazione personale con Gesù siano la “parte buona” che non verrà tolta, a differenza delle attività transitorie.
Viene anche richiamata l’accoglienza di Abramo verso gli ospiti divini nella Genesi, evidenziando come l’ospitalità generosa porti benedizioni. Infine, si collega il concetto di accoglienza alla lettera ai Colossesi, dove Paolo afferma che Cristo in noi è la speranza della gloria, sottolineando che accogliere il Signore porta alla vita eterna.
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Trascrizione generata automaticamente da Youtube e rivista tramite IA.
Subito dopo la parabola del buon samaritano, l’evangelista Luca racconta un episodio di accoglienza di Gesù in casa di Marta e di Maria. Se domenica scorsa il predicatore, commentando la parabola del samaritano, ha detto: “L’importante è fare”, oggi deve contraddirsi. Questo perché, commentando l’episodio di Maria che ascolta Gesù e che ha scelto la parte buona che non le verrà tolta, il predicatore dovrebbe dire: “L’importante non è fare, ma ascoltare”. L’evangelista ha messo insieme i due episodi proprio per evitare che i predicatori esagerino in un senso o in un altro.
Bisogna fare, ma per poter fare, bisogna ascoltare. L’ascolto si trasforma in azione. Se il fare è pieno di preoccupazioni, di affanni ed è dispersivo, non è un fare cristiano. In questa 16ª domenica del tempo ordinario ci viene proposto il tema dell’accoglienza. Per poter fare misericordia come il samaritano, bisogna accogliere la parola del Signore. Non bisogna continuare a fare le proprie cose, ma sederci davanti a lui e dare tempo, spazio, accoglienza alla sua persona.
Proviamo a ragionare sulla formula che Gesù adopera per lodare Maria di Betania: “ha scelto la parte buona”. Nell’originale greco non c’è il comparativo; possiamo anche intendere che è la parte migliore, ma viene qualificata semplicemente come la parte buona, quella parte che non le verrà tolta. Che cos’è? Cosa ha scelto Maria rispetto a sua sorella Marta? Ha scelto di dare peso alla persona di Gesù.
Marta anche accoglie Gesù in casa sua e gli vuole bene, si impegna a servirlo, si dà un grande affare. Meno male che ha fatto da mangiare Marta, perché altrimenti quel giorno avrebbero saltato il pranzo. Il problema di Marta però non è il fare, ma l’agitarsi e il preoccuparsi di molte cose. Al punto che per trattare bene l’ospite lo si trascura: si pensa ai piatti, alle pentole, alle portate, a tutto quello che serve per l’accoglienza e si lascia l’ospite da solo perché c’è da pensare al pranzo.
La parte buona è la relazione personale, è accogliere la persona di Gesù, è ascoltare la sua parola, è diventare amico suo come autentica accoglienza della sua parola. Questo non sarà mai tolto, perché nell’eternità la relazione di amicizia con Gesù durerà. Invece il mangiare finisce, ma anche l’educare i giovani o il servire i poveri o il curare gli ammalati è azione transitoria di questa epoca terrena. Nell’eternità non ci saranno più bambini da istruire, poveri da nutrire, malati da curare, e ci sarà il Signore e la relazione di amicizia con lui. Questo rapporto di misericordia permette di agire bene.
Come scena parallela a quella di Betania, il libro della Genesi ci propone come prima lettura l’accoglienza di Abramo. Il patriarca nell’ora del Mezzogiorno, quando c’è un gran caldo, è seduto davanti alla tenda e vede arrivare tre uomini. Ne vede tre, ma parla con uno, lo adora come uno solo. È il Signore che si è presentato al suo servo e Abramo gli offre una splendida accoglienza.
Viene descritta una superattività: quest’uomo centenario, nell’ora più calda del giorno, si dà un gran da fare per preparare un vitello intero e dà l’incarico a sua moglie Sara, ultranovantenne, di impastare tre sea di fior di farina. Non hanno voluto tradurre il termine “SEA”, che è un’unità di peso, corrisponde grosso modo a 20 kg di farina, quindi tre sea sono 60 kg, una quantità notevole da impastare e da far cuocere. C’è da dar da mangiare a un esercito! Sono solo tre gli ospiti, però il narratore dà con enfasi la nota della generosa ospitalità di Abramo. Accoglie in modo signorile il Signore e, mentre sono a mensa insieme, il Signore gli promette il dono del Figlio, l’annuncio della vita. L’accoglienza del Signore fa vivere, fa nascere una vita nuova.
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Il Salmo 14 è una specie di liturgia di ingresso che elenca 10 qualità, un po’ come i 10 comandamenti, di colui che abita sul monte del Signore: “Chi salirà il monte del Signore, chi teme il Signore, abiterà nella sua tenda”. È capovolta l’immagine dell’ospitalità: siamo noi che ospitiamo il Signore o siamo ospiti nella tenda del Signore? Un po’ tutte e due le cose. Nella nostra vita terrena noi ospitiamo il Signore che ci visita, ma l’importante è che noi diventiamo ospiti del Signore, cioè possiamo essere accolti e ammessi nella sua tenda per l’eternità.
La seconda lettura in queste domeniche è tratta dalla lettera ai Colossesi, di cui facciamo una lettura semi-continua. Dopo l’inno cristologico dell’apertura, in questa domenica ci è proposta una riflessione dell’apostolo che si dice lieto anche nelle sofferenze che deve sopportare, nonostante le difficoltà del suo ministero. È contento e sa che sta completando nella sua carne quello che dei patimenti di Cristo manca nella sua esperienza. La sofferenza dell’apostolo è a favore del corpo di Cristo, che è la Chiesa.
La fatica dell’apostolo è un servizio, come chi prepara da mangiare per accogliere il Signore, ma è un servizio di amore, di accoglienza, appunto, per poter rivelare il mistero. Mistero non è semplicemente una cosa che non si capisce. È il progetto di Dio che è stato rivelato a noi e in questo passo l’apostolo lo sintetizza in una formula semplice e splendida: “Cristo in voi, speranza della gloria”. Il Cristo è dentro di voi, noi lo abbiamo accolto nella nostra casa, è diventato partecipe della nostra vita perché noi vogliamo essere partecipi della sua vita. Cristo è in noi ed è la speranza della gloria, cioè la garanzia, l’attesa certa della gloria. L’abbiamo accolto nella nostra casa con la prospettiva di essere accolti nella sua per avere la vita piena. Noi accogliamo colui che dà la vita. Scegliamo la parte buona, che è la relazione personale con il Signore Gesù. Questa è l’ospitalità che il Signore cerca: un ascolto autentico della sua parola tale che ci renda capaci di fare misericordia come lui ha fatto nei nostri confronti.
