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don Fabio Rosini – Commento al Vangelo di domenica 13 Luglio 2025

Domenica 13 Luglio 2025 - XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Lc 10,25-37

Data:

La Norma della Compassione

il commento al Vangelo della quindicesima domenica del tempo ordinario di don Fabio è incentrato sulla Parabola del Buon Samaritano. Don Fabio analizza la risposta di Gesù a un dottore della legge che chiede come ottenere la vita eterna, sottolineando l’importanza di come si legge e si applica la legge.

Viene presentata un’interpretazione simbolica del viaggio da Gerusalemme a Gerico, vedendolo come la discesa dell’umanità nel peccato.

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Il commento poi evidenzia il contrasto tra l’incapacità della legge religiosa di salvare l’uomo (rappresentata dal sacerdote e dal levita) e la compassione del Samaritano, che simboleggia Cristo e la vera norma cristiana. Infine, il testo identifica i fedeli come gli albergatori, chiamati a prendersi cura di coloro che Cristo porta loro, con la Chiesa come luogo di cura e salvezza.

Continua dopo il video.

https://youtu.be/0yp_M6yfQ6E

Riassumendo il video.

Il testo è un commento al Vangelo della quindicesima domenica del tempo ordinario, incentrato sulla Parabola del Buon Samaritano.

Inizia con un riferimento al libro del Deuteronomio, che proclama la vicinanza della parola di Dio all’uomo, sottolineando come i comandi divini non siano astratti ma concreti e vivibili.

Il Vangelo di questa domenica presenta un dottore della legge che mette alla prova Gesù, chiedendogli come si possa ottenere la vita eterna. Gesù risponde con una domanda profonda: “Cosa sta scritto nella legge? Come leggi?“, mettendo in discussione il modo in cui l’uomo interpreta la scrittura. Il dottore risponde che la legge comanda di amare Dio con tutto il cuore, l’anima e la forza, una formula centrale per ogni pio ebreo. Gesù conferma: “Fa questo e vivrai”.

Tuttavia, il dottore, volendo giustificarsi, chiede: “E chi è il mio prossimo?“. Gesù risponde a questa domanda con la parabola del buon Samaritano.

La parabola e le sue interpretazioni chiave:

  • Un uomo scende da Gerusalemme a Gerico e cade nelle mani dei briganti, che lo spogliano e lo lasciano mezzo morto. I Padri della Chiesa hanno interpretato questo uomo come la storia dell’umanità, con Gerusalemme che rappresenta la città santa e Gerico la città maledetta, simboleggiando la discesa dell’uomo verso la degenerazione e il peccato. L’uomo che “perde la vita appresso alle sue menzogne” scendendo da Gerusalemme verso Gerico.
  • Un sacerdote e un levita passano per la stessa strada, vedono l’uomo ferito e passano oltre. Gesù, rivolgendosi allo scriba, sottolinea che, secondo le regole del culto, il sacerdote e il levita non potevano toccare il sangue o la morte per non contaminarsi ed essere esclusi dal culto. Questo simboleggia l’idea che la legge e le regole culturali erano diventate incompatibili con la situazione reale dell’uomo e non potevano più salvarlo.
  • È necessario qualcuno che vada oltre queste logiche, e questo è rappresentato dal Samaritano. I Samaritani erano considerati eretici, e il Samaritano nella parabola tipizza Cristo, che va oltre le regole rigide.
  • La “norma” del Samaritano è la compassione, a differenza delle norme di culto del sacerdote e del levita, che erano basate su un concetto di purezza disumano. Il Samaritano si avvicina, fascia le ferite dell’uomo versando olio e vino, che sono simboli sacramentali per i Padri della Chiesa, rappresentando i sacramenti della Chiesa, l’Eucaristia e l’unzione.
  • Il Samaritano carica l’uomo sulla sua cavalcatura, lo porta in un albergo e si prende cura di lui. Il Samaritano è Cristo, che il giorno dopo lascia due denari all’albergatore, promettendo di ripagare ogni spesa aggiuntiva al suo ritorno. Questo indica che solo Cristo è colui che tornerà e ricompenserà.
  • Noi siamo gli albergatori, che riceviamo da Cristo le persone da curare, consolare e aiutare a riprendersi. La Chiesa è questa locanda dove gli uomini possono essere curati attraverso i sacramenti e dove possono ritrovare la vita.
  • La nostra norma non è più un “culto stantio” legato alla purezza personale, ma la compassione: il farsi vicino, toccare e curare il sangue e la morte del prossimo. Siamo chiamati a essere il “corpo di Cristo”, un samaritano che non ha paura di sporcarsi le mani per aiutare. Tutto ciò che daremo per la cura degli altri, il Signore ce lo ridarà centuplicato al suo ritorno.

Qui tutti i commenti di don Fabio Rosini

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Commento di don Fabio Rosini al Vangelo di domenica 13 luglio 2025 – Anno C, dai microfoni di Radio Vaticana (dove potete trovare il file audio originale utilizzato nel video).