p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di martedì 1 Luglio 2025

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LA PASSIONE PER IL MARE APERTO

Le piccole barche
sono al sicuro,
ormeggiate nel porto,
ma non è per questo
che sono state costruite.
Sono fatte per navigare,
e anche per affrontare burrasche.

Noi siamo naviganti
su fragili legni nel mare della vita, su gusci di noci.

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Eppure ci raggiunge
la parola di Gesù:
passiamo all’altra riva,
andiamo oltre.

C’è un oltre che abita
le cose.
Non è nel segno
del Vangelo
restarsene al sicuro,
attraccati alla banchina
o fermi all’ancora.

Il nostro posto non è
nei successi, ma
in una barca in mare, mare aperto, dove prima o poi durante la navigazione della vita verranno acque agitate e vento contrario.

Vera pedagogia è quella di Gesù:
trasmettere non paura ma
la passione per
il mare aperto,
il desiderio di
navigare avanti,
la gioia del mare alto
e infinito.

Nella breve navigazione
Gesù si addormenta, sfinito.

Io non so perché si alzano tempeste nella vita.
Non lo sanno Luca, Marco, Matteo: raccontano tempeste sempre uguali e tutte senza perché.

Vorrei anch’io un cielo
sempre sereno
e luci chiare a indicare
la navigazione,
un porto sicuro e vicino.

Ma intanto la barca,
simbolo di me,
della mia vita fragile,
della grande comunità,
intanto resiste.

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E non per il morire del vento,
non perché finiscono i problemi,
ma per il miracolo umile
dei rematori che
non abbandonano i remi,
che sostengono ciascuno
la speranza dell’altro.

A noi invece pare di essere abbandonati appena
si alza il vento
di una malattia,
di una crisi familiare,
di relazioni che dolgono.

Ci sentiamo naufraghi
in una storia dove Dio
sembra dormire, anziché
intervenire subito,
ai primi segni della fatica,
al primo morso della paura, appena il dolore ci artiglia
come un predatore

Allora ecco il grido:
Non ti importa che moriamo?

Eloquenza dei gesti:
si destò, minacciò
il vento e il mare…, perché
sì, mi importa di voi.

Mi importano i passeri
del cielo e voi valete più
di molti passeri.

Mi importano i gigli
del campo e voi siete
più belli di tutti i fiori
del mondo.

Mi importi al punto che
ti ho contato i capelli
in capo e tutta la paura
che porti nel cuore.

E sono con te,
a farmi argine al buio,
luce nel riflesso più profondo
delle tue lacrime.

Nelle mie notti
Dio è con me;
intreccia il suo respiro con il mio,
e «non mi salva
“dalla” tempesta
ma “nella” tempesta.
Non protegge dal dolore
ma nel dolore.
Non salva il Figlio
dalla croce ma nella croce».
(D. Bonhoeffer)

Lui è con noi, a salvarci
da tutti i nostri naufragi,
è qui da prima del miracolo: è nelle braccia forti degli uomini sui remi; nella presa salda
del timoniere;
nelle mani che svuotano
il fondo della barca.

Lui è in tutti coloro che, insieme, compiono i gesti
esatti e semplici
che proteggono la vita.

Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.

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