«Che i morti seppelliscano i loro morti». È uno dei primissimi versetti che mi trovai a commentare, dieci o più anni fa. È intrigante il contrasto netto con il comandamento di onorare il proprio padre e l’opera di misericordia di seppellire i morti.
Qui la Parola insegna che c’è una questione di priorità e urgenza. Di fronte al Regno e al camminare con Gesù verso la liberazione, ogni altra motivazione – per quanto urgente e prioritaria – va in secondo piano. Non invita a disonorare i defunti, ma a non usarli come scusa per fermare il passo, per chiuderci anche noi in una bara, lasciandoci seppellire con loro, e da loro.
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Il ricordo del passato e delle persone care, che hanno vissuto su questa terra e ora vivono in Dio, non può mangiarci l’esistenza. Il nostro cuore è chiamato al cammino, al desiderio, alla novità evangelica che scombussola sempre tutto; non alla tomba, né a un divano, a un balcone, o a un posteggio in cui sistemarci con grigi compromessi.
E non permettiamo che i pesi morti del passato diventino una zavorra per il nostro pellegrinaggio verso il Padre. Il Risorto ci spinge dalla Sua Pasqua e ci chiama dal futuro del Regno a piena libertà: risvegliamola insieme, nel presente.
Commento a cura di:
Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia e in Filosofia ha conseguito il dottorato in Ontologia Trinitaria – Teologia all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI). È socio ordinario dell’Associazione Teologica Italiana. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain”. È docente nelle scuole secondarie della Liguria e di Teologia Fondamentale all’ISSRM di Foggia. È un Piccolo Fratello dell’Accoglienza.
Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
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