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mons. Giuseppe Mani – Commento al Vangelo di domenica 29 Giugno 2025

Domenica 29 Giugno 2025 - SANTI PIETRO E PAOLO, APOSTOLI - SOLENNITÀ - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Mt 16,13-19

Data:

Festa dei S.S. Pietro e Paolo

Nella festa dei due apostoli Pietro e Paolo la Chiesa ci fa pregare così: “Con diversi doni hanno edificato l’unica Chiesa”. La loro festa ci rimanda all’unica Chiesa di Cristo che è fondata sugli apostoli.

La Chiesa è stata al centro dell’attenzione per varie ragioni, belle e brutte e anche per l’attività dei pastori, in particolare dei Papi, che hanno dato occasione con le loro proposte e interventi, di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla Chiesa.

La stagione degli scandali della pedofilia, che la Chiesa non ha nascosto, ma messo a fuoco con rilievi e inchieste, che altre strutture si guarderebbero bene di evidenziare; la morte di Papa Francesco che ha richiamato l’attenzione dei media, come anche il Conclave e l’elezione di Papa Leone XIV. Tutte situazioni che hanno influito sull’opinione pubblica con riflessi sulle persone e alti e bassi nella loro fede. “Credo la Chiesa: una, santa, cattolica e apostolica”. Ma la Chiesa cos’è oggettivamente? Lo chiedete a me che sono sacerdote da sessantacinque anni, vescovo da trentacinque e cristiano da ottantanove. Qual è la mia percezione della Chiesa? Per me cos’è la Chiesa?

La mia risposta è empirica, non teologica; però potrei dire anche mistica, cioè fatta di esperienza:
la Chiesa è una grande esperienza di povertà. La Chiesa è santa, perché il Suo Fondatore è Santo e la vivifica continuamente, ma coloro che la compongono sono dei poveri, delle povere persone che devono rappresentare Qualcuno immensamente più grande di loro. Lamentandomi per delle decisioni improvvisate di problemi di grande importanza, dicevo che non era possibile che a capo ci fossero delle “rape” di quel livello. Una personalità di rilievo mi rispose che ancora non avevo capito che nella Chiesa tutti quelli che hanno delle responsabilità sono delle “rape”, perché nessuno può essere al livello di Colui che deve rappresentare. Anche il più grande Papa a confronto di Gesù Cristo è una rapa così pure i Vescovi ecc. La Chiesa è una grande esperienza di povertà. E direbbe San Paolo: “Dio sceglie le cose deboli di questo mondo per confondere quelle forti”. Noi siamo poveri e rape, ma è Gesù che guida la sua Sposa e la conduce tra le sterpaglie “in pascoli di erbe fresche”. È innegabile che a tutti piacerebbe avere dei superiori competenti e adeguati e, in mancanza di questi, viene lo scoraggiamento e la tentazione di pensare che non c’è niente da fare in questa situazione! Altro principio di ecclesiologia empirica ce lo offre Von Balthasar: “La Chiesa è tutta in un frammento”. È proprio come l’Eucarestia: Gesù è presente anche in un solo frammento dell’ostia consacrata. Tutti nella Chiesa siamo parte viva. Nella nave di Cristo non c’è posto per turisti. Tutti siamo equipaggio e siamo chiamati a lavorare il nostro campo con l’evangelizzazione e a fecondarlo con la preghiera e il sacrificio. In una dei suoi primi discorsi Papa Leone ha detto che non sono i progetti e i grandi piani, ma l’amore che fa crescere la Chiesa. Quante volte ho dovuto verificare la differenza abissale di due parrocchie contigue: una quasi inesistente e l’altra piena di fervore. C’erano due parroci diversi. Non è col chiacchiericcio, avrebbe detto Papa Francesco, né con la critica gratuita che si lavora per la Chiesa, ma con l’impegno dell’evangelizzazione e col sacrificio.

Posso dire che questi due principi di dottrina ecclesiale mi hanno validamente guidato a lavorare pieno di fiducia per la Chiesa, una Chiesa fatta di poveri, di cui il primo sono io, e un terreno a volte grande, altre grandissimo, poi più piccolo, ma sempre disponibile ad essere seminato e far parte di un popolo più o meno organizzato, la dimensione petrina, e un popolo che evangelizza il mondo, la dimensione paolina.

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