Lo Spirito come ereditร di Gesรน
In questa domenica che ha al suo centro la celebrazione del mistero della Trinitร divina, la prima lettura (Pr 8,22-31) presenta quella figura della Sapienza che rappresenta Dio nel suo comunicarsi agli uomini, nel suo entrare in relazione con loro, e questaย comunicazione, che il Primo Testamento dice essere avvenuta essenzialmente attraverso la parola (e dunque anche attraverso il soffio che accompagna la parola), secondo il Nuovo Testamento รจ avvenuta pienamente in Gesรน Cristo, la Parola fatta carne (cf. Gv 1,14), e nello Spirito santo, il Soffio divino.
In particolare, la comunicazione di Dio agli uomini nel Figlio e nello Spirito si manifesta come comunicazione delย dono dellโamoreย (Rm 5,1-5). Lo Spirito completa nel credente lโopera di Cristo interiorizzando in lui la presenza del Figlio e guidandolo ad assumere e a portare la Parola di Dio che fa rinascere a figli di Dio (Gv 16,12-15).
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La lettera ai Romani suggerisce che la comunicazione divina che in Cristo raggiunge lโuomo per mezzo dello Spirito รจ comunicazione dellโagape, che รจ anche il vincolo della comunione: โLโamore (agรกpe) di Dio รจ stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci รจ stato datoโ (Rm 5,5). Possiamo affermare che il mistero della Trinitร รจ espresso biblicamente dalla frase giovannea โDio รจ amoreโ (1Gv 4,8). Il dogma trinitario non รจ altro che โlo sforzo ostinato di andare sino in fondo a questa frase di Giovanniโ (Rรฉmi Brague).
La comunicazione essenziale e vitale che da Dio viene allโuomo รจ dunque la comunicazione dellโagapeย grazie allo Spirito santo. Per far uscire la riflessione sulla Trinitร da speculazioni teologiche che potrebbero apparire distanti dalla realtร , possiamo vedere come Paolo mostri che la ricezione dello Spirito segna il punto culminante del processo di crescita e di maturazione del credente. Ovvero, la Trinitร divina non รจ affermazione che concerne una sorta di matematica teologica, ma riguarda la concreta vita spirituale del credente. In Rm 5,3-4 lโApostolo presenta una serie progressiva di passaggi che dicono il divenire del credente a partire dallโaccoglienza del dono spirituale dellโagape.
Ovvero: nella fede di essere amato da Dio, il credente vive esperienze di per sรฉ potenzialmente devastanti e distruttrici come passaggi di crescita umana e spirituale. La tribolazione conduce alla fermezza, la fermezza alla maturitร , la maturitร alla speranza, una speranza che non delude perchรฉ fondata sullโamore di Dio in Cristo Gesรน. Paolo parla di tribolazioni,ย thlรญpseisย (5,3) che sono le prove dolorose che provengono a lui dallโesterno, dallโesercizio del suo ministero, dal suo servizio al vangelo in una comunitร . Sono le tribolazioni apostoliche. Paolo ne parla anche in 2Cor 11,23ss., dove enumera diverse prove pesanti che lโhanno colpito: fatiche, prigionie, percosse, pericoli di morte, travagliโฆ E si tratta in buona parte di realtร dovute a ostilitร , a inimicizie, a opposizioni, a calunnie, a eventi che fanno male anche piรน di gesti violenti o che hanno il peso di una pena capitale. Ma Paolo mostra che proprio le tribolazioni, per quanto destrutturanti, possono essere il luogo di una ristrutturazione del cuore secondo il nudo vangelo di Dio.
โSe รจ necessario vantarsi, mi vanterรฒ della mia debolezzaโ (2Cor 11,30). Infatti, queste tribolazioni, vissute nella fede, producono la trasformazione del cuore, normalmente cosรฌ recalcitrante davanti al cambiamento. La tribolazione รจ occasione per imparare la fermezza, ovvero, il rimanere sopportando il peso della sofferenza; questo produce la maturitร , cioรจ la qualitร provata di una persona, dunque la sua affidabilitร . La maturitร poi apre alla speranza autentica, e autentica proprio perchรฉ si รจ misurata sui drammi dellโesistenza vissuti sulla propria pelle.
Speranza autentica perchรฉ fondata sulla coscienza dellโamore di Dio, cioรจ sullโamore ricevuto, non sul proprio amore. Questa speranza conferma il credente nellโunica realtร che non delude, lโamore di Dio. Dirร Paolo: โchi mai potrร separarci dallโamore di Dio, che รจ in Cristo Gesรน?โ (Rm 8,39). E ancora: โForse la tribolazione, lโangoscia, la persecuzione, la fame, la nuditร , il pericolo, la spada? โฆ Ma in tutte queste cose noi siamo piรน che vincitori grazie a colui che ci ha amatiโ (Rm 8,35.37). Insomma, รจ nel dono di Dio configuratosi nella vita di Gesรน Cristo e comunicato attraverso lo Spirito che il credente puรฒ fondarsi, nella fede, per fare qualcosa di positivo anche di eventi negativi.
Il vangelo ci mostra Gesรน che, mentre sta per lasciare i suoi, vorrebbe ancora dire loro molte cose, ma pone un limite al suo dire e rinvia i discepoli allo Spirito che riceveranno. Gesรน non rende la sua presenza saturante e totalizzante ma lascia spazio allo Spirito, ovvero, dร la parola ai discepoli, consente loro di nascere, di venire alla parola. Genera a libertร e responsabilitร i discepoli. Ritirarsi e inviare lo Spirito รจ un atto di fede nei discepoli: Gesรน crede in loro. Saranno i discepoli a forgiare le parole che lui non ha pronunciato e le forgeranno mediante la loro apertura allo Spirito.
Gesรน fa spazio ai suoi: se lo Spirito li guiderร alla piena veritร , egli apre loro la strada: li ha amati, ha vissuto con loro, li ha istruiti. Ora si tira indietro e lascia loro come ereditร lo Spirito. Gesรน lascia la presa. Egli tace le altre parole che potrebbe pronunciare perchรฉ, dice ai discepoli, โper ora non siete capaci di portarne il pesoโ (Gv 16,12). La comunicazione autenticaย attende i tempi dellโaltro. Dare parola รจ anche generare aย responsabilitร . Non a caso, Gesรน parla delle parole come di un peso, come di un peso da portare. Il verbo grecoย bastร zeinย (v. 12), รจ applicato nel Nuovo Testamento al portare la croce, al portare una bara durante un funerale, al portare in grembo un figlio, al portare gli altri come peso e a portare i pesi gli uni degli altri. La responsabilitร si misura anzitutto sulle parole. E le parole sonoย azioni, agiscono su chi le ascolta, lo deprimono o lo esaltano, lo consolano o lo rendono triste. Parlare รจ intervenire sugli altri e sul mondo. Come potranno essere portate le parole che Gesรน si astiene dal dire? Saranno i discepoli stessi che dovranno inventarle aprendosi allโazione dello Spirito.
Al cuore della comunicazione di Gesรน ai discepoli vi รจ lโelemento dellaย mancanza. La mancanza come spazio da abitare e nutrire perchรฉ alveo del desiderio. Noi spesso ci rapportiamo alla mancanza come a un vuoto da colmare o a una lacuna da saturare, mentre essa va accolta positivamente come spazio necessario alla vita, come apertura allโaltro e proiezione al futuro. Uno dei significati basilari del termine ebraicoย ruach, spirito, รจ aria, atmosfera, spazio,ย spazio vitaleย e da questo significato di base ne derivano altri sia cosmici (vento) che antropologici (respiro) che teologici (soffio di Dio).
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Dare lo Spirito รจ creare uno spazio, comunicare vita. ร atto generativo. Il nostro brano evangelico ci dice che Gesรน non รจ solo parola, ma anche silenzio, non detto. Vi รจ una non esaustivitร che รจ costitutiva della fede cristiana e degli stessi vangeli. Solo lo Spirito fa unitร tra Parola e silenzio ed รจ interprete della parola come del non detto di Gesรน. I testi evangelici, stando sempre alla testimonianza del IV vangelo, sono segnati da incompiutezza. โGesรน fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libroโ (Gv 20,30; cf. 21,25). Il vangelo รจ opera aperta, che richiede il coinvolgimento e la prosecuzione da parte del lettore.
Ogni credente รจ chiamato a scrivere la sua versione del vangelo con la testimonianza della propria vita. Il discorso evangelico non รจ totalitario, chiuso, ma generativo di vita e di futuro. E questo proprio grazie alla sua costitutiva mancanza. Il vangelo si apre cosรฌ alla potenza del desiderio. E il desiderio non รจ saziabile da alcun possesso. Il vero desiderio รจ quello che il desiderato non sazia, ma approfondisce. La vera comunicazione, anche su un piano pedagogico e formativo, non consiste nel saturare lโaltro di nozioni o regole o parole nostre, ma consiste nel suscitare il suo desiderio.ย
Il testo evangelico ci dice che la vera comunicazione che Dio, in Cristo, compie verso lโumanitร , รจ comunicazione di vita e di desiderio. ร atto di generazione alla vita. Affidare i discepoli allo Spirito รจ cedere il ruolo di guida che Gesรน aveva avuto finora verso di loro. โLo Spiritoโ, dice Gesรน, โlui vi guiderร alla pienezza della veritร โ (16,13).
Se Gesรน รจ la via, la veritร e la vita, egli lascia che sia lo Spirito che diventa desiderio e volontร nei discepoli, che ne anima lโintelligenza e la creativitร , a guidarli lungo la via della veritร e della vita. Lo Spirito, memoria della mancanza, ci installa nel divenire, ci radica nel camminare, ci situa nellโumiltร e ci ricorda che noi non bastiamo a noi stessi, che la strada รจ ancora lunga, e che lโopera necessaria รจ risvegliare il desiderio che nel passare del tempo rischia di spegnersi come fuoco sotto la cenere. Questo il nostro compito: accogliere il fuoco che Gesรน รจ venuto a portare sulla terra (cf. Lc 12,49), farci investire dallo Spirito sceso come fiamme di fuoco a Pentecoste, lasciarci incendiare da quel fuoco che solo infonde passione, senso e bellezza alla vita cristiana.ย
Per gentile concessione del Monastero di Bose
