ABBIATE CORAGGIO: IO HO VINTO IL MONDO!
C’è una speranza
per i fragili e i dubitanti.
Io non sono un eroe,
sono il primo dei paurosi,
sono l’ultimo
dei coraggiosi.
Ma il Signore non convoca eroi nel suo regno.
Ma uomini e donne veri.
Che lo accolgano.
Dio non si merita
si accoglie.
Il vangelo non si conquista,
si accoglie.
Penso alla fragilità mia
non come a un ostacolo, ma come a una opportunità di speranza.
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Gesù non si scaglia mai
contro la fragilità, bensì
contro l’ipocrisia dei pii
e dei potenti.
Pietro, dopo la pesca miracolosa dice a Gesù: allontanati da me perché sono peccatore.
Gesù ha una reazione bellissima, non dice:
“Non è vero,
non sei peccatore,
non più degli altri”,
non lo giudica,
non lo umilia,
non minimizza,
ma neppure lo assolve.
Fa un’altra cosa.
Pronuncia una parola:
“Non temere. Tu sarai”.
Ed è il futuro che si apre, che conta più del presente
e di tutto il mio passato.
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“D’ora in avanti tu sarai”
e il bene possibile domani, vale più del male di ieri e di oggi.
La tua vocazione conta
più della tua fragilità.
Il peccato rimane,
il peccato tornerà, ma
non può essere il mio alibi
per allontanare Dio,
per evitarlo, per
non impegnarmi con Lui.
Non temere, anche
la tua barca va bene!
Anche la tua vita va bene
per il Vangelo.
Anche la tua zattera
anche se sembra
che perda i pezzi
e faccia acqua.
Gesù rialza, dà fiducia,
conforta la vita,
ma poi la incalza:
“D’ora in avanti – dice –
tu sarai”.
D’ora in avanti resterai
peccatore ma diventerai
pescatore di uomini.
E anche la barca di chi
non ha preso nulla
può riempirsi,
per la sua parola
non per il mio talento,
per il buon seme non
per il bravo seminatore.
E il miracolo del lago
non sono le barche
riempite di pesci,
non sono neppure
le barche abbandonate
per seguire il maestro,
il miracolo grande è Gesù
che non si lascia
impressionare
dai miei difetti,
che non è deluso
dalle mie labbra impure,
che non ha paura
dei miei peccati, ma
mi affida il Vangelo
e proprio là dove
mi ero fermato
mi fa ripartire.
Allontanati da me
aveva detto Pietro.
E invece si allontanano sì, ma insieme, e verso
un mare più grande.
Allora posso dire:
Credo in te, Signore,
perché tu credi in me.
Ti do fiducia perché
tu mi dai fiducia.
Ho speranza perché
tu hai speranza in me.
Seguirò i tuoi passi
perché sulla mia barca
hai voluto salire.
Gesù non cerca in me
il giusto, l’uomo giusto
che non so se riuscirò mai
ad essere.
Cerca quella debolezza
che è in me radicale,
originaria, fontale, fatale.
Vuole impadronirsi della
mia debolezza profonda
quella che è a monte
di tutti i miei peccati.
E lì vuole incarnarsi
come lievito, come sole,
come fuoco, come spirito
dentro la creta, come
pace nella tempesta.
E questo mi dà speranza
perfino in me stesso.
Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.
