Gesù è nascosto, ma non assente
Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.
Il Card. Comastri per questa domenica riflette sull’Ascensione di Gesù, che pur essendo nascosta dalla vista terrena, non è assente dalla vita dei credenti. La sua partenza segna l’inizio della missione della Chiesa, affidata agli apostoli e ai cristiani di ogni tempo. Questo incarico richiede di vivere la fede autenticamente, diventando testimoni con la propria condotta quotidiana e anticipando il Regno che inizia qui sulla terra e continua nell’eternità. La vita cristiana, dunque, è un segno di speranza per il mondo.
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Trascrizione del video
Sia lodato Gesù Cristo. Ascensione del Signore. Gesù è nascosto, ma non è assente. Penso che tutti vorremmo, se fosse possibile, vedere Gesù con i nostri occhi. Tutti, come Giovanni, vorremmo poggiare il capo sul petto di Gesù e provare l’emozione che provò l’apostolo prediletto. Tutti, come Tommaso, vorremmo toccare le sue ferite con le nostre mani per sentire la sicurezza della sua presenza ed esclamare come Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”.
Invece, oggi ricordiamo che Gesù ha varcato un confine e ha lasciato nel mondo un gruppo di poveri uomini, buttandoli nella mischia dei popoli e dicendo loro: “Andate in tutto il mondo agli apostoli come a noi”. Umanamente non piace questa soluzione, e si capisce, si capisce bene dalla domanda che gli rivolgono: “Signore, ma non è arrivato il tempo in cui ricostruirai il regno di Israele? Cioè, non è arrivato il momento in cui rovescerai la situazione attuale e mostrerai la tua potenza?” La risposta di Gesù è fin troppo chiara. Non aspetta a voi, dice Gesù, conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta. Gesù fa notare agli apostoli che la risposta alla loro domanda appartiene esclusivamente alla libertà, alla sapienza di Dio. Infatti, il calendario della storia appartiene a Dio, e questa competenza dobbiamo rispettarla con umiltà e insieme anche con una grande fiducia. Se non ci fidiamo di Dio, di chi ci dobbiamo fidare?
Ma cosa dobbiamo fare? Ecco il senso della festa di oggi. Con l’ascensione di Gesù accade ciò che avviene ad ogni bambino quando la mamma improvvisamente stacca le sue braccia e lo lascia camminare da solo. Infatti, con l’ascensione di Gesù è nata la missione della Chiesa, cioè è nata la nostra responsabilità ed è scattata la nostra missione. È suonata l’ora dell’impegno nostro: ora di santi, ma anche ora di traditori contemporaneamente, perché il regno di Dio è simile a un campo in cui crescono insieme grano e zizzania. E noi vogliamo essere grano, ma sappiamo che esiste il rischio anche per noi di diventare zizzania, non dimentichiamolo.
“Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?”, dissero due angeli agli apostoli. Queste parole significano: svegliatevi, è arrivata l’ora del vostro impegno. Gesù, infatti, prima di salire al cielo disse agli apostoli: “Riceverete la forza dello Spirito Santo e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea, la Samaria, fino ai confini della terra“. Parole decisive. Noi vorremmo nasconderci dietro l’ombra di Dio, e invece è Dio che vuole nascondersi dietro l’ombra dell’uomo, perché Cristo ci vuole adulti, Cristo ci vuole coraggiosi, Cristo ci vuole collaboratori. Infatti, Dio ama la collaborazione ed è per questo che ci ha dato la libertà per rispondere al suo amore e diventare collaboratori della sua opera di salvezza, che è ancora in pieno svolgimento. Mai meriteremo abbastanza questo coraggio di Dio, questa incrollabile fiducia che Dio ha nell’uomo.
Ma come potremmo essere apostoli di Cristo? Come potremo annunciare la buona notizia, l’unica buona notizia? C’è una sola via: seguire il maestro. Seguire, cioè vivere come il maestro. L’apostolo deve seguire il maestro e l’apostolato coincide con la vita stessa dell’apostolo. Sant’Agostino diceva ai cristiani del suo tempo: “State attenti, quando la vostra lingua tace, la vostra vita parla“. Quanto è vero! Allora io non devo soltanto predicare il regno di Dio, ma devo essere immerso nel regno di Dio e devo manifestare il regno di Dio, cioè la novità di vita che Dio ha portato nel mondo. Questo è il compito del testimone. Cioè, io non devo soltanto predicare la povertà, io devo essere povero, cioè libero dall’avidità e dalla smania di accumulare, che è tanto diffusa. Io non devo soltanto predicare la pace, io devo essere pacifico e pacificatore. Io non devo soltanto predicare la giustizia, io devo essere giusto e onesto. Io non devo soltanto predicare la speranza, ma essere testimone di speranza e di ottimismo. Un vero credente è sempre ottimista, è sempre sorridente.
Il mondo deve scoprire il cristianesimo nella vita di noi cristiani. Oggi è così. Poniamoci umilmente la domanda: io, tu, noi tutti insieme, siamo un argomento a favore di Gesù, come diceva Jacqu Maritè, oppure siamo un ostacolo al suo Vangelo?. Alessandro Pronzato, uno scrittore contemporaneo, ha fatto notare: “Chi non crede non si domanda se è esistito Cristo“. Si chiede invece: “Ma esistono i cristiani?“. È vero, e noi lo sperimentiamo ogni giorno. Erit Stein, dopo la conversione, diceva: “Finché il cristiano vive come gli altri, non meraviglia nessuno, non turba le regole del gioco, né il conformismo dell’ambiente, ma appena vive la sua fede, quando la vive veramente, comincia a diventare un problema. Stupisce per gli interrogativi che fa sorgere attorno a sé”. Sì, il cristiano, il cristiano vero, deve suscitare stupore. È così, solamente così che il cristiano è sale della terra e luce del mondo, come vuole Gesù.
Non solo. L’ascensione di Gesù al cielo è anche un richiamo a guardare in alto, a guardare al di là delle cose. “Vidi cieli nuovi e terra nuova”, esclama San Giovanni. Così dobbiamo dire anche noi. Il nostro apostolato è l’inizio di un regno, l’inizio di una vita nuova che comincia quaggiù e continua, continuerà nell’eternità, nel paradiso. Oggi, purtroppo, si sta diffondendo una vera amnesia dell’eternità, diceva Salpeg all’inizio del secolo scorso. Allora il nostro impegno, la nostra vita fedele al Vangelo, la nostra carità hanno senso come avvisi di eternità, come segnaletica dell’aldilà, come annuncio di un mondo nuovo che fiduciosamente aspettiamo e anticipiamo con la nostra bontà, con la nostra carità vissuta lì dove il Signore ci chiama a vivere. Quando viviamo la carità, noi siamo come spezzoni di paradiso in mezzo a questa terra turbolenta.
Concludendo, mentre teniamo i piedi sulla terra, il nostro sguardo si è sempre rivolto al cielo e la nostra vita, la nostra vita buona, anticipi il paradiso. Così saremo veramente cristiani, veramente missionari in un mondo che ha tanto bisogno di luce.
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Sia lodato Gesù Cristo.
