Per questa festa, prima dellโAscensione e della Pentecoste, leggiamo questo passo di Giovanni che inizia ad introdurre la persona dello Spirito preparandoci cosรฌ alla conclusione del tempo pasquale: la discesa dello Spirito, nella Pentecoste, fa nascere la comunitร dei discepoli, la chiesa.
Gesรน parla dello Spirito usando un termine difficile anche se entrato nellโuso: Paraclito!
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Una parola greca che rimanda da un lato al Consolatore, allo Spirito visto come quella persona divina che sta accanto a noi e sta dentro di noi, portandoci la presenza di Dio che ci consola in tutte le nostre numerose tristezze.
Il termine Paraclito rimanda anche al Difensore, una sorta di avvocato che ci difende anche quando siamo colpevoli di fronte a Dio. Uno Spirito che รจ poi Dio stesso che non ci accusa, non punta il dito, non ci fa sentire in colpa.
Gesรน che presenta lo Spirito ai discepoli, ad ognuno di noi, ricorda che il suo compito รจ quello di insegnare e di ricordare. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci insegni ciรฒ che รจ vero e ciรฒ che รจ giusto.
Viviamo allโinterno di un mondo per molti aspetti artificiale e falsificato, in una realtร in cui lโunico criterio sembra essere il โmi piaceโ o il โnon mi piaceโ.
Credere alla presenza dello Spirito significa rientrare in se stessi e scoprire in noi una parola che non รจ la nostra, ma quella di Dio.
Accogliere lo Spirito non รจ sentire chissร quale voce strana, ma riscoprire la dimensione di una vita interiore senza la quale รจ difficile parlare di Dio.
Dice lโevangelista Giovanni: โSe uno mi ama, osserverร la mia parola e il Padre mio lo amerร e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di luiโ.
Accogliere lo Spirito significa, se cogliamo il senso di queste parole, creare una relazione di amore che dร senso alla vita intera. Il vangelo di Giovanni ci ricorda che lโessere cristiani รจ prima di tutto una questione di amore.
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Il rapporto di amore tra Dio e gli esseri umani ci permette di ritrovare la possibilitร di vivere relazioni nuove anche con gli altri, in un mondo di rapporti fragili, dispersi e dispersivi, spesso frantumati e qualche volta anche falsi.
Compito dello Spirito รจ quello di ricordare, di fare rinascere in noi la memoria. Non semplicemente quella memoria buona che ci faceva imparare le poesie, cosa al giorno dโoggi perduta, ma quella memoria intesa nel suo senso piรน profondo: la capacitร di fare del nostro passato non un ammasso di macerie, ma una costruzione solida su cui innalzare il nostro futuro.
Puรฒ essere difficile, quando il futuro si prospetta nero: quando si perde il lavoro, quando non si arriva a fine mese, quando lโintera economia mondiale va in pezzi, quando siamo troppo stanchi per impegnarci in qualcosโaltro che non sia la nostra famiglia.
Memoria di esperienze nella nostra vita, siano loro sia positive che negative. Esperienze della nostra vita che in qualche modo ci parlano di Dio e del senso che Dio mette nella nostra storia: la storia del mondo e la storia di ogni singola vita.
Papa Francesco nella sua Evangelii gaudium ci ricorda che il cristiano รจ una persona โdella memoria grataโ. Una persona che guarda alla storia con speranza e gratitudine, anche nelle ore piรน buie.
โVi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dร il mondo io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timoreโ, ci dice Gesรน nel vangelo di oggi.
Che fare quando mi trovo di fronte a unโaggressione ingiusta, quando uno o entrambi i contendenti la pace non la vogliono proprio?
La pace come assenza di guerra, magari ottenendo sconfiggendo lโavversario riducendolo al silenzio, non รจ vera pace. La pace di cui parla Gesรน รจ certamente diversa.
In che cosa consiste questa diversitร ? Non reagire di fronte allโaggressore? Forse non cโรจ una risposta netta nรฉ la trova una persona sola. Leone XIII, alla fine dellโ800, parlava di riannodare le relazioni, si fermava sul pericolo della guerra che massacra in campo aperto. Diceva che siamo chiamati ad assicurare al mondo la pace, per la quale non basta il desiderio o la gestione della propria volontร . Gli eserciti contengono i nemici ma non producono pace stabile e sicura. Le armi fanno crescere gli odi: non li spengono. Le armi, ci dice Leone XIII, โfanno vivere i popoli in continua trepidazione in un burrascoso avvenire, ed in particolare traggono seco gravami e sacrifici: non si saprebbe dire sovente se piรน tollerabili della guerraโ.
Ci domandiamo: che cosa fare? Forse ci manca il credere davvero che la pace sia un valore cosรฌ grande che ogni guerra ci deve ormai apparire un attentato contro lโumanitร .
Forse ci manca la capacitร a lavorare a lungo termine per eliminare le radici di ogni guerra: lโingiustizia ormai su scala mondiale, la povertร sempre piรน diffusa, di fronte ad una ricchezza scandalosa di pochissimi, la sopraffazione, la disonestร radicale di molta politica, i nazionalismi e i populismi dilaganti, gli estremismi religiosi, il desiderio di vendetta, lโistigazione allโodio verso lโaltro, la produzione allโinfinito di armi per il profitto di pochi.
Non basta pregare per la pace come se Dio, dopo avere permesso la guerra, magicamente la facesse cessare. Pregare invece per la conversione a una mentalitร di pace, ma soprattutto perchรฉ nasca la fede nella buona notizia di questo Gesรน che ci invita a non avere paura e a non essere turbati: Lui รจ la nostra pace ed รจ piรน forte della guerra.
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