Il brano evangelico di oggi, preso dal capitolo 13 di Giovanni, fa parte dei cosiddetti โdiscorsi di addioโ di Gesรน e si colloca dopo la lavanda dei piedi e lโannuncio del tradimento di Giuda, che esce nellโoscuritร . Unโimmagine tenebrosa, oscura, in cui le potenze del male sembrano prevalere e avere la meglio.
La Parola di Gesรน, tuttavia, viene a portare un senso nuovo a tale dramma; รจ un poโ una porta di ingresso a qualcosa di nuovo e differente: quel momento drammatico non รจ il trionfo del male, ma la glorificazione del Padre nel Figlio e del Figlio nel Padre. Ma come รจ possibile?
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ร il compimento del paradosso dellโincarnazione: Dio e lโuomo, lโeterno e il tempo, si sono incontrati in Cristo. Ora โ per quella stessa potenza โ lโora della morte di Cristo diventa glorificazione. La croce, strumento ignominioso di condanna e di sconfitta, diviene il trono glorioso della vita.
Il Padre, nel mistero della Pasqua, รจ glorificato dal Figlio perchรฉ egli dร la vita per Lui, si offre a Lui. Il Padre, da parte sua, glorifica il Figlio, perchรฉ lo risuscita e lo innalza a sรฉ nella gloria.
Gesรน, con le sue parole, ci svela per un attimo le profonditร del cuore della Trinitร , e lo fa nel momento piรน inaspettato, quando tutto sembra crollare con il tradimento e la morte. Ecco, allora, perchรฉ le tribolazioni possono essere strade per il Regno.
Non perchรฉ la sofferenza sia positiva e desiderabile, ma perchรฉ Cristo lโha resa tale e ha aperto una strada nuova. Il modo concreto per vivere tutto questo nella nostra vita umana e cristiana Gesรน lo insegna come suo testamento finale: egli ci dona un comandamento nuovo.
Come la legge di Mosรจ era dono per Israele, cosรฌ lo รจ anche la nuova legge. Questo comandamento รจ nuovo perchรฉ non presenta solo lโamore verso Dio e verso il prossimo come sรฉ stessi, alla maniera del Primo Testamento, ma ha una nuova misura: โcome io vi ho amatoโ (Gv 13,34).
Cristo, la pienezza della manifestazione dellโamore del Padre, ne รจ ora la misura. ร un dono gratuito, perchรฉ infatti non ci chiede di riamare Lui, ma di amarci tra noi, come Lui ama e perchรฉ lui ama. ร un amore universale, aperto a tutti, senza distinzioni.
Nessuno รจ escluso da quella reciprocitร degli uni e degli altri. Questo sarร il segno distintivo di riconoscimento per la comunitร dei discepoli di Cristo. Non il potere, non il successo, non i profitti e gli utili, ma lโamore reciproco.
Chiediamoci onestamente: ร vero per me? Se gli altri guardano a noi, come singoli e come comunitร , vedono questo amore? Facciamo la differenza in questo mondo per il nostro amore, o per altre ragioni umane?
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Per gentile concessione di don Luciano Labanca, dal suo sito.
