VERSO LA VITA SENZA CONFINI
Il buon pastore chiama
le sue pecore,
ciascuna per nome.
Io sono un chiamato,
con il mio nome unico pronunciato da lui
come nessun altro sa fare, con il mio nome al sicuro nella sua bocca,
tutta la mia persona
al sicuro con lui.
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E le conduce fuori.
Il nostro non è un Dio
dei recinti chiusi
ma degli spazi aperti,
di liberi pascoli.
E cammina davanti
ad esse.
Non un pastore
di retroguardie,
ma una guida
che apre cammini e inventa strade,
è davanti e non alle spalle.
Non pastore che rimprovera e ammonisce per farsi seguire,
ma uno che precede
e seduce con il suo andare,
che affascina con il suo esempio: pastore di futuro.
E troveranno pascolo: Gesù promette
a chi va con lui
un di più di vita,
un centuplo di fratelli
e case e campi.
Promette di far fiorire
la vita.
Io sono la porta.
Cristo è soglia spalancata che immette nella terra dell’amore leale,
più forte della morte
(chi entra attraverso di me si troverà in salvo);
più forte di tutte le prigioni (potrà entrare e uscire).
Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.
Per me, una delle frasi
più solari del Vangelo;
è la frase della mia fede,
quella che mi rigenera
ogni volta che l’ascolto: sono venuto perché abbiate la vita piena, abbondante, gioiosa.
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Non solo la vita necessaria, non solo quel minimo senza il quale la vita
non è vita,
ma la vita esuberante, magnifica, eccessiva;
vita che rompe gli argini
e tracima e feconda,
uno scialo di vita,
che profuma di amore,
di libertà e di coraggio.
Così è Dio:
manna non per un giorno
ma per quarant’anni
nel deserto,
pane per 5.000 persone,
pelle di primavera
per dieci lebbrosi,
pietra rotolata via
per Lazzaro,
cento fratelli per chi
ha lasciato la casa,
perdono per 70 volte 7, vaso di nardo
per 300 denari.
In una sola piccola parola
è sintetizzato ciò che oppone Gesù a tutti gli altri, ciò che rende incompatibili il pastore e il ladro.
La parola immensa e breve è «vita».
Parola che pulsa sotto tutte le parole sacre,
cuore del Vangelo,
parola indimenticabile.
Cristo non è venuto a pretendere ma ad offrire, non chiede niente,
dona tutto.
Vocazione di Gesù,
e di ogni uomo, è di essere nella vita datore di vita.
«Gesù non è venuto a portare una teoria religiosa, un sistema di pensiero.
Ci ha comunicato vita
ed ha creato in noi l’anelito verso più grande vita» (G. Vannucci).
Allora urge cambiare
il riferimento di fondo
della nostra fede:
non è il peccato dell’uomo il movente della storia
di Dio con noi,
ma l’offerta di più vita.
L’asse attorno al quale ruota, danza il Vangelo
è la pienezza di vita,
da parte di un Dio
che un verso bellissimo
di Centore canta così: «Tu sei per me ciò che la primavera è per i fiori!».
Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.
