Dio, fragile nell’amore, ma forte nella vittoria
Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto.
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Ce lo ha fatto capire fin dal principio, quando ha scelto di venire sulla terra non bardato di corazze e fulmini, ma nascosto nella tenera pelle di un bambino, profumata di latte e carezze.
Ce lo ha dimostrato in tutta la sua vita, quando ha avuto sonno, sete, fame e stanchezza; quando ha provato il bisogno di appoggiarsi agli amici, quando non è riuscito a frenare le lacrime dinanzi all’amico morto o sulla città che lo avrebbe ucciso e quando ha avvertito l’ombra gelida della morte.
Non è mai stato freddo e imperturbabile, non ci ha mai dato l’immagine di un Dio spavaldo, a cui non trema il cuore, ma di un Padre che corre incontro “commosso” al figlio che credeva perduto. Un Dio capace di piangere, un Dio fragile. Fragile fino alla morte.
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