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don Francesco Pedrazzi – Commento al Vangelo di domenica 23 Marzo 2025

Salvezza e perdizione

“Che cosa ho fatto di male per meritare questo?”

È una frase che capita ogni tanto di ascoltare, anche sulla bocca di sedicenti “buoni cristiani”. È anche il pensiero di coloro che, nel vangelo di questa domenica, riferiscono a Gesù di due “disgrazie” accadute in quei giorni: alcuni Galilei uccisi da Pilato e diciotto morti a causa del crollo di una torre. Il Signore dice loro che queste persone non sono “più colpevoli” di altre per la triste sorte a cui sono andate incontro… ma, aggiunge, rivolgendosi ai presenti: «Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo!». 

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https://youtu.be/pB0a_awFeIA

In che senso? Certamente non nel senso che chi si converte è sicuro di vivere a lungo e senza problemi. Ci sono grandi santi, come il Beato Carlo Acutis o San Domenico Savio, che sono morti giovanissimi per malattia. Altri, a causa di calamità o “incidenti”, come ad esempio sant’Arsacio che morì sotto le macerie per un terremoto e sant’Emerico che morì in un incidente di caccia.

Gesù vuole dire che se non ci convertiamo ci accadrà qualcosa di cui dovremmo avere paura, almeno quanto temiamo la morte provocata da una tragedia. Basta leggere con attenzione il vangelo per capire a che cosa si riferisca il Signore. Il vero rischio da cui dobbiamo guardarci è quello che egli chiama “il fuoco della Geenna”, cioè l’inferno. Dice, ad esempio, che sarebbe meglio cavarsi un occhio o tagliarsi un arto che finire nella Genna (cf. Mt 5,29-30) e che non dobbiamo avere paura di coloro che “uccidono il corpo”, ma soltanto di separarci da Dio e finire con l’anima e il corpo all’inferno.  

L’inferno è uno dei grandi temi “rimossi” nella catechesi e nella teologia del nostro tempo, benché Gesù ne parli spesso nel vangelo. E non è un caso che nella “profezia di Fatima”, che riguarda proprio la nostra epoca, la Madonna ha mostrato l’inferno a tre bambini e ha detto loro: «Pregate molto e fate sacrifici per i peccatori, perché molte anime vanno all’inferno, perché non c’è chi si sacrifichi e interceda per loro». 

La “conversione” che Gesù ci chiede è decisiva non solo per la nostra salvezza, ma anche per quella dei nostri cari. Non consiste solo nell’evitare i peccati gravi, ma anche e soprattutto nel SANTIFICARCI. È grazie alla santificazione di alcuni che l’Altissimo può concedere la sua misericordia a coloro che sono maggiormente lontani dalla via della fede, della speranza e della carità.

E non dimentichiamoci che, come ci ricorda la parabola del fico sterile, il tempo per convertirsi non è infinito! L’agricoltore chiede “un anno” di tempo, dopodiché se l’albero rimane senza frutti verrà tagliato.  

Temiamo, perciò, di percorrere la “via della perdizione” eterna (cfr. Mt 7,13), piuttosto che le “disgrazie” della vita terrena, anche perché queste paradossalmente possono aiutarci a pensare alle cose del cielo e a convertici. mani; uomini dall’animo indeciso, santificate i vostri cuori. Riconoscete la vostra miseria… tristezza. Umiliatevi davanti al Signore ed egli vi esalterà!» (Gc 4,7-10).

Don Francesco

Fonte

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