Le due domeniche precedenti di Quaresima sono fisse: le tentazioni di Gesù e la sua Trasfigurazione. Come a dire: tutto il cammino della nostra vita è lotta al maligno, che ci vuole fare uscire dal progetto trasfigurante di Dio per noi. Le altre domeniche che seguono, e siamo alla terza di Quaresima, specificano meglio gli aspetti della conversione su un ciclo triennale.
Questa domenica il Vangelo di Luca ci invita a riflettere sulla pazienza di Dio nei nostri riguardi, che è espressione del suo amore misericordioso. La morte accidentale, al tempo di Gesù, veniva vista come punizione per le colpe commesse, così come le malattie.
- Pubblicità -
Il primo caso portato davanti a Gesù per avere spiegazioni riguarda i galilei uccisi da Pilato a causa di una sommossa, in un tempo carico di spinte rivoluzionarie giudaiche, che venivano represse col sangue dai romani. Il secondo caso è quello dei galilei morti a causa del crollo della torre di Siloe mentre la costruivano. Un crollo causato dalle difficoltà enormi che si attraversavano per la costruzione di opere importanti, data l’assenza di sistemi di sicurezza lavorativi.
La domanda che pongono a Gesù, in pratica, vuole dire: ma questi che sono morti così non è vero che erano più peccatori degli altri, e quindi si sono meritati tale sorte?
Gesù risponde di no. Tutti siamo mancanti nell’amore rispetto a Dio e ai fratelli. La morte sopraggiunge per tutti, ma non è importante quel momento. Bensì il cammino di conversione, che si arresta con la morte. E di fronte a questo cammino, Gesù presenta la pazienza di Dio con la parabola del fico sterile.
Dio attende con pazienza la nostra conversione all’amore, ma lo fa come quel vignaiolo che vi zappa attorno al fico, gli concima la terra… cioè se ne prende cura affinché porti frutto.
Tutta la nostra vita è un cammino di conversione a Dio, al suo amore. È una scuola per imparare ad essere figli di tale Padre, il quale ha cura di noi affinché possiamo essere fecondi. La vita diventa sterile quando rifiuta le cure di Dio, il suo operare, la sua misericordia.
Alla fine della vita è importante arrivare fecondi di frutti di bene, di amore, di sapienza. Questo è ciò che conta. La sterilità ci porta alla morte eterna.
Lasciamo che Dio ci poti, ci ripulisca dalle erbacce, ci nutra col suo amore… è il suo modo di amarci, di attendere il nostro ritorno a Lui. Non lo facciamo aspettare oltre. L’anno della misericordia è la nostra vita stessa sino al giorno della morte. Poi la partita sarà persa o vinta.
Sr Palmarita Guida
- Pubblicità -
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
