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Sr. Mariangela Tassielli – Commento al Vangelo di domenica 30 Marzo 2025 per bambini/ragazzi

La parola di Dio è per tutti. Gesù è stato ed è un salvatore per tutti. Dio, dice san Paolo nella seconda lettura di questa IV domenica di Quaresima, ha riconciliato il cielo con la terra, e lo ha fatto per tutti. Ed è questo il primo pensiero, il primo commento che mi viene meditando sulle letture che la Liturgia ci offre. Questa la convinzione che mi accompagna riascoltando la parabola del Padre misericordioso.

Di fronte a questa parabola potrei scegliere altre mille prospettive: potremmo parlare del padre e del suo grande cuore; potremmo parlare del figlio, il figlio che torna solo perché ha fame; e potremo parlare anche solo del secondo figlio, il maggiore, il più saggio, il più vicino, il più fedele, lasciandoci scuotere e rimettere in discussione però dalla sua durezza, dalla sua paura di perdere, di condividere… Insomma i temi oggi sarebbero tanti.
Ma io scelgo di fermarmi sul primo versetto del capitolo 15 di Luca, su quelle parole dell’evangelista che introducono la parabola che Gesù racconta. Per me oggi è questa la prima e forse più urgente e necessaria rivoluzione.

Attorno a Gesù ci sono pubblicani e peccatori, ma al tempo stesso farisei e scribi. Ed è davanti a questo uditorio che lui parla senza allontanare alcuno. Rivolge le sue parole a peccatori e a pubblicani, a chi è da tutti riconosciuto come lontano da Dio, e al tempo stesso parla a scribi e farisei, a coloro cioè che custodiscono, studiano e diffondono, insegnano la legge di Dio, l’alleanza, il legame del popolo con il Dio dei padri.
Gesù si rivolge a tutti, a coloro che vogliono ascoltare e a chi vuole accusare, perché la parola di Dio è per tutti. Nessuno ne è escluso.

La parola di Dio può aprirci strade di vita autentica, può trasformarci, può rimettere in discussione le logiche che muovono le nostre scelte, può chiamarci a una conversione radicale. Per questo è per tutte e tutti noi.
Nelle parole di Gesù c’è la via, ci sono le indicazioni per andare oltre le cose vecchie e permettere alle nuove di nascere.
C’è una certezza:
il padre paziente che resta a braccia aperte, che condivide tutto, che sa gioire e invitare alla festa, che non carica pesi su nessuno, che ama.

E poi c’è una via per pubblicani e peccatori e un’altra per farisei e scribi.
A chi è lontano Gesù indica la casa in cui tornare per vivere: le braccia di chi da sempre ama, e sempre aspetterà.
A chi è vicino, parte importante di una comunità credente, Gesù indica la gioia e la condivisione, perché altro senso il Vangelo non ha se non renderci nuovi, autentici, liberi, amati e liberanti, capaci di essere come Dio una casa dalle porte sempre aperte per tutte, per tutti.

Bisogna far festa, anche in tempi oscuri.
Bisogna avere il coraggio di diffondere la gioia vera che restituisce a ogni persona la bellezza, anche semplice, della vita.
Bisogna far festa, oggi, perché Dio anche nel silenzio continua ad abbracciare questa inquieta e a tratti incomprensibile storia.

Per gentile concessione di Sr. Mariangela, dal suo sito cantalavita.com

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