Alcune persone lasciano il segno: davvero sono esse stesse segno. E non per fatti o imprese straordinarie, ma per la parola incisiva e coerente che è sulle loro labbra. L’incontro con queste persone ti cambia. Non puoi restare indifferente, se non per una grave ostinazione.
Di fronte alla folla che chiedeva segni, per godersi lo spettacolo o per coglierlo in fallo, oggi Gesù risponde così: sono io quel segno, che indica il Padre, che permette di cambiare vita, che offre l’ultima possibilità di conversione. Del resto, il sapiente re Salomone e il profeta Giona furono segni per chi accolse la loro predicazione, rispettivamente la regina di Saba e gli abitanti di Ninive.
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C’è qualcuno, adesso, persino di più grande rispetto a questi grandi personaggi biblici: Gesù. Il quale si deve misurare con il rifiuto, con il fallimento, con l’insuccesso della sua predicazione. Questi non vogliono cambiare vita, nonostante Gesù. Non lo farebbero neanche se vedessero particolari prodigi. E noi? Siamo disponibili a riconoscere in Lui il segno che ci chiama alla conversione? O andiamo alla ricerca di miracoli, rischiando di non accorgerci dei segni che Dio ci dona ogni giorno?
Si accontentino, dunque, della sua predicazione. Ma basterà a noi? Il rigetto sarà il segno del fallimento di fronte alla possibilità della pienezza di vita, ora più che mai – in Gesù Cristo – fattasi finalmente accessibile a tutti. Insomma, vogliamo accoglierla?
Commento a cura di:
Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia e in Filosofia ha conseguito il dottorato in Ontologia Trinitaria – Teologia all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI). È socio ordinario dell’Associazione Teologica Italiana. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain”. È docente nelle scuole secondarie della Liguria e di Teologia Fondamentale all’ISSRM di Foggia. È un Piccolo Fratello dell’Accoglienza.
Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
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