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mons. Giuseppe Mani – Commento al Vangelo di domenica 2 Marzo 2025

Passati al vaglio

La lettura del libro del Siracide con cui comincia la Parola di Dio di questa domenica ci richiama al sano realismo della vita. “Saremo vagliati “ e il vaglio è la vita. Il rischio della personale esistenza è l’illusione, illuderci di esser qualcosa invece siamo poca roba.

E’ la vita che ci vaglia, ci prova. Un saggio proverbio dice “i cavalli di razza si vedono in pista”. Gente che si atteggia a maestri di vita ce ne son tanti e magari non sono stati capaci e non lo sono di affrontare le difficoltà quotidiane. Gente che grida, urla e partecipa alle dimostrazioni e poi è incapace di agire, è molta.

Quanto ci dice la Parola di Dio tratta dal Siracide può essere riassunta con una parola : Fare la verità, essere autentici e veri. Il Vangelo ci prende per mano e ci aiuta nella riflessione. Per prima cosa : conoscere la strada dove andare, non essere ciechi che pretendono di guidare le persone che si fidano perché ti credono maestro: il mondo è pieno di ciechi che non sanno dove vanno ed hanno la responsabilità di guidare, anche come orientare i propri figli.

Pretendere di essere maestro senza mai essere stato discepolo. Il tempo della vita ci è concesso per imparare e trasmettere quanto abbiamo imparato. Non esiste neppure uno dei grandi artisti che non sia stato ragazzo di bottega di un grande maestro, i geni vengono scoperti già durante l’apprendistato. Credo che uno dei problemi di oggi sia proprio la mancanza di maestri e di discepoli che accettano la loro situazione. Non si può andare nella luna se non si è imparato a vivere nel vuoto.

Correggere gli altri è una tentazione continua ma correggere se stessi è sapienza. Chi vuol correggere deve essere un testimone della verità. Il profeta è colui che incarna nella sua esistenza la verità di cui è portatore. Il Vangelo ci dice che Gesù cominciò a fare e insegnare. Sarebbe assurdo ascoltare uno che ha il coraggio di dire “Chi ama la propria vita la perde, chi dona la propria vita la trova” e non avesse fatto prima tutto questo.

Rifacendosi all’esempio della natura Gesù richiama il criterio di giudizio del bene e del male: i frutti. ”Un albero buono fa i frutti buoni e un albero cattivo i frutti cattivi”. Riconoscere gli uomini dai frutti che producono. E’ duro ammettere questo principio: i figli si portano dietro il DNA della famiglia, l’ereditarietà., gli alunni lo stile e la scienza della scuola e dei maestri che hanno frequentato, gli alberi la specie della terra su cui sono stati piantati.

Gli allevatori dei cavalli della Capannelle mi hanno detto una cosa incredibile: “Un principe sarà sempre figlio di un re e di una regina anche se non tutti i figli di re e regine sono principi, però non si da mai il caso contrario che un principe non sia di stirpe regale”. Quello che vale per i cavalli vale per tutte le creature e e richiama la responsabilità di migliorare la nostra vita non soltanto per noi stessi ma anche per la società che lasceremo dopo di noi.

Gesù non fa sconti per nessuno: “il bene dal buon tesoro del cuore buono e il male dal cattivo tesoro del suo cuore”. Il bene non nasce come i funghi, va coltivato. Dio vuole la nostra piena collaborazione per continuare l’opera della creazione per poi compiacersene e godere “Che è cosa Buona”.

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