Qualche tempo fa è circolata la storia di un ragazzo che, dopo anni di dipendenza da social e videogiochi, ha deciso di “disintossicarsi” e tornare alla realtà. Raccontava che all’inizio tutto gli sembrava sfocato, meno coinvolgente, quasi privo di senso. Solo col tempo ha ricominciato a percepire davvero le cose: i volti delle persone, il vento sulla pelle, la profondità delle relazioni.
Anche nel Vangelo di oggi c’è un uomo che all’inizio vede in modo sfocato: “Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano”. Gesù non lo guarisce subito del tutto. Lo tocca una prima volta, ma la visione rimane imperfetta. Solo con un secondo intervento il cieco vede chiaramente. Perché questo passaggio intermedio?
Forse perché è anche il nostro percorso. Quante volte ci illudiamo di capire, ma in realtà vediamo solo “sagome” della realtà? Ci accontentiamo di relazioni superficiali, di opinioni rapide, di emozioni usa e getta. Viviamo con gli occhi mezzi chiusi, perché il mondo vero, quello che richiede presenza e coinvolgimento, ci fa paura.
Ai tempi di Gesù, la cecità era vista come un destino segnato, un’ombra che ti escludeva dalla vita sociale e religiosa. Gregorio di Nissa diceva: “vedere non è solo una capacità fisica, ma un processo dello spirito”. In fondo, anche noi siamo ciechi ogni volta che ci rifiutiamo di crescere, di andare in profondità, di affrontare il dolore che porta alla guarigione.
Immagina di immergerti in una piscina dopo tanto tempo senza nuotare. All’inizio l’acqua ti sembra gelida, scomoda. Ma se resti, il corpo si adatta e l’acqua diventa un ambiente familiare. Così è con la fede, con le relazioni vere, con le scelte importanti: serve tempo per “aggiustare la vista” e vedere le cose nella loro verità.
Quante volte nelle relazioni oggi ci fermiamo alla prima impressione? Giudichiamo un amico, un partner, una situazione senza concederci il tempo di guardare meglio? Forse Gesù oggi ti sta dicendo che la prima visione non basta. Serve un secondo sguardo, più profondo.
- E tu, nella tua vita cosa stai guardando solo a metà?
don Domenico Bruno
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