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don Andrea Vena – Commento al Vangelo di domenica 16 Febbraio 2025

Domenica scorsa abbiamo meditato sulla chiamata di Simon Pietro e di alcuni suoi compagni (cfr Lc 5,1-11). Oggi, scelti i Dodici discepoli, Gesù scende e si ferma in un luogo pianeggiante, da dove presenterà le beatitudini, che ritroviamo nel testo della prima lettura, tratto dal libro del profeta Geremia, attraverso il tema  delle “due vie”, quella delle maledizioni, per quanti non obbediscono a Dio: “Maledetto l’uomo che confida  nell’uomo e pone nella carne il suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore”.

Il commento continua dopo il video.

https://youtu.be/DabjagM8uaU

E la via delle benedizioni:  “Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia”. Che si fa preghiera nel salmo 1 Beato  l’uomo che non entra in consiglio dei malvagi…ma nella legge del Signore trova la sua gioia…E’ come albero  piantato lungo corsi d’acqua”. Entriamo nel testo evangelico: “Disceso con i Dodici, Gesù si fermò in un  luogo pianeggiante..alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: “Beati voi, poveri, perché vostro è il  regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati…beati voi che ora piangete, perché  riderete…”.  

La prima beatitudine è indirizzata ai poveri, perché a loro principalmente è rivolto questo annuncio di salvezza (cfr Lc 4,18 7,22).Non si tratta di un inno alla povertà o peggio ancora alla miseria, quanto l’assicurazione  che Dio sta dalla tua parte, prende le tue difese: questo porta a magnificare il Signore, perché Dio è con loro.  Alle beatitudini, seguono i “guai”: “Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione.  Guai a voi che ora siete sazi…a voi che ora ridete…quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso  modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti”. Si tratta di appelli rivolti a quanti devono convertirsi.  Potremmo definirli una sorta di “avvertimento” per quanti si sentono autosufficienti, per quanti sono illusi  di poter fare tutto da soli.  

Che fare dunque? Scegliere le beatitudini, quale binario lungo il quale proiettare i nostri pensieri, muovere i  nostri passi.  

Cerchiamo così di domandarci cosa il Signore vuole dire a noi oggi attraverso questa Parola. Una chiave di  lettura la possiamo cogliere al versetto 20: “Alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva…”. Parole che suggeriscono non solo che Gesù li sta guardando, ma anche “come” lo fa. Li sta guardando con amore. In fondo  le beatitudini sono proprio “lo sguardo”, il modo con il quale Gesù ci guarda e come c’invita a guardare gli  altri, le esperienze della vita, la storia del mondo. Sembra che Gesù ci stia suggerendo, a noi che lo stiamo  seguendo, di imparare a guardare ogni cosa, ogni realtà, con lo stesso sguardo del Padre del cielo, a guardare alla vita e alla storia con lo sguardo di fede.  

Ritorniamo a Simon Pietro e ai suoi compagni che abbiamo incontrato domenica scorsa: hanno lasciato le  loro barche e si sono messi a camminare dietro a Gesù. Ma si portano dietro anche il bagaglio della loro  esperienza, del modo di vivere e guardare alle cose del loro tempo, della loro storia. Ecco invece che devono  imparare a guardare alla vita e alla realtà in modo nuovo. Come ha fatto con loro, oggi lo fa con noi. La  fatica che abbiamo è dovuta a una malattia che si chiama “cataratta interiore” che ci rende incapaci di guardare a noi stessi, agli altri, al creato con lo sguardo nuovo di Gesù.

E solo lo sguardo misericordioso di Gesù  guarisce da questa malattia! Ecco perché solo Gesù può farsi Maestro ed Educatore. Se siamo animati dalla fede, dallo sguardo di Gesù… allora cambia tutto. Se sono animato dallo sguardo di  Gesù, incontrando un povero non mi scanserò; se incontrerò un uomo che piange, che ha fame, che è mal trattato, che ha freddo…non mi volterò dall’altra parte, ma avrò il coraggio di “prendere il largo” (cfr domenica  scorsa), di andare al di là del comune modo di pensare, così spesso influenzato in modo distorto dai mass  media. Avrò il coraggio di vivere lo spirito del buon samaritano: “passandogli accanto, vide e ne ebbe com passione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite… lo caricò sulla sua cavalcatura…” (Lc 10,33ss).

Questo mio guardare in modo nuovo deve nascere non solo dal fatto che Gesù me lo chiede, ma ancor di  più perché Gesù lo ha fatto nei miei e nostri riguardi. Dicevamo domenica scorsa che Simon Pietro si getta  in ginocchio davanti a Gesù perché sente il peso del suo peccato, ma nello stesso tempo sente che Gesù lo  sta guardando in modo nuovo (vedi domenica scorsa, V domenica).

Una cosa va comunque tenuta presente e fonda ogni scelta: io sono quel primo povero che Gesù incontra e ricolma del suo amore; io sono quel primo  affamato di senso, di misericordia e serenità che Gesù sazia del suo stesso corpo e del suo perdono; io sono  quel primo uomo che piange per la mancanza di pace e compagnia a cui Gesù terge gli occhi con la sua  tenerezza; io sono quel primo perseguitato, criticato solo perché tento di vivere il vangelo, e Gesù si prende  cura di me. Tutto dunque nasce, o rinasce, dal fascino di uno sguardo. Dal sentirsi amati. Ecco perché le  “beatitudini” sono o dovrebbero essere i “segni particolari”, i “tratti” della carta d’identità di ciascun cristiano. Potremmo dire che sono il sogno di Dio su ciascuno di noi: perché Lui per primi ci vuole felici, realizzati, beati. Solo in forza di questa sguardo, di questa Parola saremo capaci di “prendere il largo” e “gettare le reti” per una vita riuscita/beata.

Per gentile concessione di don Andrea Vena. Canale YouTube.

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