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p. Alessandro Cortesi op – Commento al Vangelo di domenica 9 Febbraio 2025

Due chiamate segnano le letture di questa domenica. La prima è posta in un contesto solenne, nel tempio, nell’anno 740 a.C. Un sacerdote membro della classe sacerdotale di Gerusalemme, Isaia, sta per apprestarsi a svolgere la sua funzione di culto nel Tempio nel momento del sacrificio dell’incenso.

E’ una scena grandiosa all’interno del Tempio tra le volute di fumo nello spazio sacro. E’ per Isaia esperienza di presenza di Dio vicina e nel contempo il fumo è velo che impedisce di vedere. Dio si manifesta ma rimane inaccessibile. Per Isaia è esperienza di chiamata e di svolta nella sua esistenza. Avverte la sua piccolezza a fronte della santità di Dio: ‘Santo Santo Santo è il Signore Dio degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria’.

Le sue labbra vengono purificate per mezzo del carbone tratto dall’altare: è gesto di invio. E’ reso capace di offrire un annuncio di una parola come fuoco. Isaia si rende disponibile: ‘Eccomi, manda me’. Sarà il profeta del sogno messianico, di un tempo nuovo in cui le spade saranno trasformate in vomeri e le lance in falci, un tempo di giustizia e di pace.

Una seconda chiamata presentata dalla pagina del vangelo di Luca. In tutt’altro contesto, quello del lavoro, della ferialità, della vita di poveri uomini che faticano. Non a Gerusalemme ma sulle rive del lago di Galilea, all’aperto in uno spazio laico, mentre i pescatori aggiustavano le reti.  Pietro e i suoi compagni avevano vissuto una notte di fallimento, di fatica andata a vuoto.

Tornati a riva senza esser riusciti a pescare nulla, con la sua barca vuota. La delusione e la sfiducia si rendono evidenti nelle parole: ‘Maestro abbiamo faticato tutta la notte, ma non abbiamo preso nulla”. Gesù invita Pietro a prendere il largo e a gettare le reti. Si apre un futuro nuovo, le parole di Gesù indicano un orizzonte nuovo: “Sulla tua parola getterò le mie reti”.

Pietro vive l’esperienza di una nuova fiducia, di una parola che non guarda al passato ma gli apre speranza. “E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano”. Percepisce la grandezza di un dono che proviene dall’affidarsi. La parola di Gesù lo solleva, lo rialza e guarda non al suo fallimento al suo essere segnato dal peccato, ma lo spinge ad una novità e gli dà fiducia.

Pietro sarà chiamato ancora a gettare reti nuove sulla parola di Gesù e anziché essere allontanato, viene chiamato da Gesù ad essere pescatore in modo nuovo, pescatore di uomini, colui che dà vita nel rapporto con altri. Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono”.  ‘Non temere’… La vita al seguito di Gesù non è esperienza di paura ma di gioia nuova.

Per gentile concessione di p. Alessandro – dal suo blog.

p. Alessandro Cortesi op

Sono un frate domenicano. Docente di teologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose ‘santa Caterina da Siena’ a Firenze. Direttore del Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ a Pistoia.
Socio fondatore Fondazione La Pira – Firenze.