Oggi celebriamo la festa della Presentazione del Signore. Celebriamo il suo essere tra noi, uno di noi, radicalmente con noi.
Il profeta Malachia, nella Prima lettura, ci fa cogliere l’ingresso solenne di Dio nel suo Tempio, nella storia, nel cuore del suo popolo. Leggendo il brano che la liturgia ci offre possiamo vedere con gli occhi del profeta la grandezza e lo splendore di quell’angelo dell’alleanza che tanto cerchiamo, verso cui tendiamo come fosse sorgente d’acqua in un deserto. Per quanto splendido, quel Signore degli eserciti è però altrettanto lontano.
Certamente attento al nostro destino di salvezza, tanto da purificarci come oro nel fuoco, ma ancora troppo altro rispetto a noi, rispetto a quel bambino portato nel tempio e riconosciuto dall’anziano Simeone, o dalla vigile Anna.
Ma la lettera agli Ebrei ci dice qualcosa che davvero può fare la differenza, qualcosa può aprirci a una straordinaria e potente verità. Quell’angelo dell’alleanza, quel Signore atteso che viene a noi, ha scelto di avere in comune con noi sangue e carne; ha scelto di partecipare della nostra stessa impotenza per ridurre all’impotenza quel male che ci attraversa e ci separa da lui, e ci blocca in noi stessi, e ci impedisce di amare, e non ci permette di vivere.
È questo il Cristo che il saggio Simeone riconosce e accoglie.
È questo il Dio vicino che riempie il cuore di Anna e la fa cantare.
È questo il Salvatore annunciato che entra e stravolge la vita di due sposi, Maria e Giuseppe, poveri di beni, ma ormai ricchi di Dio.
Noi, oggi, in questa festa della luce, possiamo restare in questa certezza, luce che rischiara ogni buio, perché Dio è per noi, fatto nostra carne e nostro sangue.
Noi, oggi, possiamo essere luce, poiché – ricevendo il Dio prossimo – non dobbiamo fare altro che irradiarlo, non bloccarlo, non spegnerlo in noi.
Oggi è la festa della luce, e allora brilliamo, esattamente come Dio brilla per noi, tra noi, in noi.
Per gentile concessione di Sr. Mariangela, dal suo sito cantalavita.com
