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Don Vinicio Carminati (Vangelo Digitale) – Commento al Vangelo di domenica 15 Dicembre 2024

Video-Commento al vangelo della terza domenica di Avvento, anno C, a cura di don Vinicio Carminati, Parroco di Cepino e Selino Basso e Rettore del Santuario della Cornabusa.

Trascrizione generata automaticamente da YouTube e rivista tramite IA.

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Nel Vangelo di domenica scorsa abbiamo incontrato la figura di Giovanni Battista, che annunciava: “Preparate la via al Signore, raddrizzate i suoi sentieri.” Ma di fronte a questa espressione, penso che anche noi, come i protagonisti di questo Vangelo, ci siamo chiesti: “Ma che cosa vuol dire? Che cosa dobbiamo fare?” È esattamente questa la domanda che ritorna per ben tre volte nel Vangelo: la domanda, in fondo, di ogni cristiano che è in ricerca della verità e della giustizia. Che cosa devo fare, in questa situazione di vita, per essere cristiano?

Giovanni Battista è colui che suggerisce delle vie praticabili di conversione. Non dice: “Questo è giusto e questo no, fai questo e non fare quello.” Traccia una via, un orientamento di vita, e suggerisce delle modalità concrete per esprimere una conversione. Giovanni non impone uno stile di vita preciso, nemmeno il suo, ma offre dei suggerimenti calibrati sulla reale situazione di vita. Questo vuol dire che il Vangelo non è un insieme di regole rigide da applicare, ma è uno stile da assumere nel contesto specifico in cui viviamo.

Nel Vangelo, Giovanni Battista dà tre suggerimenti, parlando a tre categorie di persone.

La prima categoria è quella delle folle, cioè chiunque. Dice: “Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto.” È un invito per tutti alla condivisione dei beni, a non pensare solo a se stessi ma al bene comune, e a essere generosi. Mi chiedi cosa devi fare? Giovanni risponde: “Pensa ai bisogni degli altri.” Nella vita ci capitano situazioni di povertà materiale o morale. Tu che cosa fai oggi? Tutti rivendicano diritti, che sempre più hanno il sapore della pretesa, ma pochi parlano di doveri e responsabilità verso gli altri. Poniamoci questa domanda ogni tanto: che cosa faccio io per gli altri? Cosa condivido del mio tempo, delle mie energie, delle mie risorse, della mia creatività? Giovanni ci dice: “Datti da fare per gli altri.” Metti da parte i tuoi impegni, che spesso sono solo scusanti per non metterti in gioco in prima persona.

La seconda categoria a cui Giovanni Battista si rivolge sono i pubblicani, gli esattori delle tasse, che spesso si arricchivano in modo disonesto alle spalle della povera gente, esigendo interessi spropositati. A loro Giovanni dice: “Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato.” In altre parole, siate onesti. L’onestà è una virtù da coltivare in prima persona: onestà nei rapporti, nel lavoro, e nella trasparenza. Datti da fare per diffondere una cultura dell’onestà, non solo in termini economici, ma anche nella limpidezza delle relazioni. L’uomo onesto mantiene la parola data, agisce alla luce del sole ed è sincero. Oggi, quanta corruzione e quanta competizione disonesta sulle spalle degli altri! Quanta avidità crea squilibri sociali! Sii onesto: forse sarai più vulnerabile, ma non è forse bello incontrare persone che stimano i propri colleghi, danno dignità ai propri operai e non invidiano la condizione altrui?

La terza categoria sono i soldati. Giovanni dice loro: “Non maltrattate, non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe.” È un invito al rifiuto della violenza, che oggi assume tante forme: violenza verbale, di immagini, politica, culturale, nelle case, sul lavoro, negli stadi, a scuola. Vuoi convertirti? Non scegliere la via della violenza, della prepotenza, della sopraffazione. Semina la pace, la mitezza.

“Che cosa dobbiamo fare?” Giovanni suggerisce: condividi, sii generoso, onesto, e crea una cultura della pace. Comincia da qui: dove vivi, con le persone che incontri, nelle occasioni della tua vita. La nostra personale conversione diventerà motivo di gioia per Dio, per noi stessi e per gli altri.

In questa domenica della gioia chiediamo questo dono al Signore. La gioia è un tratto tipico del cristiano, ma non va confusa con l’euforia passeggera o lo sballo. Non è nemmeno semplice ottimismo o assenza di problemi. La gioia che permane nel cuore viene dalla consapevolezza che il Signore è vicino. Lo scrive Paolo ai cristiani di Filippi, anche mentre si trova in prigione a motivo della sua fede. Questo ci fa capire che la gioia non dipende dalle circostanze esterne, ma è una condizione interna: avere un cuore libero e sereno in ogni situazione. Questo atteggiamento è dono dello Spirito e va invocato, ma è anche frutto di scelte e decisioni a favore del bene.

Papa Francesco, nella sua prima esortazione apostolica, parla proprio della gioia del Vangelo: “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita di chi si incontra con Gesù.” Egli avverte però che il mondo attuale rischia di portare una tristezza individualista, che scaturisce da un cuore comodo e avaro, chiuso nei propri interessi. Quando ciò accade, non c’è spazio per gli altri, per i poveri, per Dio. Anche i credenti rischiano di cadere in questo atteggiamento. Per questo motivo chiediamo il dono dello Spirito: un fuoco che ci incendi il cuore e ci aiuti a non lasciarci rubare la gioia del Vangelo.