Il Vangelo di oggi si apre con un encomio a Giovanni il Battista. Ma è davvero un elogio quello che Gesù gli rivolge?
Sebbene sulla terra il Battista sia considerato il più grande profeta perché ha preparato la strada a Gesù, nel Regno dei cieli la logica del mondo viene rovesciata: la vera grandezza è la piccolezza, seguire l’esempio di Gesù, che si è fatto ultimo tra gli ultimi ed è il re servitore per eccellenza, “mite e umile di cuore”, come leggevamo ieri.
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La differenza sostanziale tra il Battista e il più piccolo nel regno dei cieli è la possibilità, che hanno le anime del Paradiso, di vivere in perfetta comunione con Dio: Gesù non vuole sminuire il più grande uomo sulla terra, ma farci capire che la vera vita non è quella terrena, ma quella in cui avremo la possibilità di avere gioia eterna.
Il passaggio successivo può sembrare contraddittorio, quasi paradossale, poiché la violenza non è propria del Regno di Dio, eppure la realtà descritta da Gesù è viva ancora oggi. Potremmo interpretare queste parole in due modi differenti: in primo luogo, potremmo pensare che si riferiscano al maligno che, subdolo e violento, si insinua nella nostra quotidianità; se dovessimo pensare in un’ottica più ottimistica (insomma, in linea con il nostro carisma salesiano), parleremmo dell’impeto dello spirito di ognuno di noi, che talvolta è costretto a farsi strada tra le difficoltà, le provocazioni e le ingiustizie del mondo.
Anche Giovanni il Battista e i profeti prima di lui hanno subìto la violenza del maligno, non fisica ma spirituale, che corrompe il cuore, ma hanno risposto scegliendo di credere alla promessa di Dio. Il Signore oggi ci chiede di essere come Giovanni: di avere Fede in Lui e nelle sue promesse, di essere attenti alla Sua Parola, ma soprattutto a quello che ci circonda, di avere gli occhi aperti e il cuore all’ascolto.
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