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p. Enzo Fortunato – Commento al Vangelo del 4 Dicembre 2024

Il commento al Vangelo del giorno a cura di padre Enzo Fortunato.

Buonasera, brava gente.

Stiamo tornando. Ecco qua, speriamo che non casca niente. Vediamo se ce la facciamo. Che dite voi? Non ce la facciamo, vero? Lui sposta un po’. Eccoci qua, andiamo un po’. Ce la facciamo? Sì, ce l’abbiamo fatta. Oplà, eccoci qua. Non ce l’abbiamo fatta, brava gente. Aspetta, eh. Facciamo così. Ah, ecco qua, a posto, ci siamo riusciti.

Buonasera, brava gente.

E vi dicevo: stiamo tornando a Roma. Siamo stati a Milano, come si dice? Parla questo, eh. Siamo andati a trovare delle brave persone che ci daranno un aiuto per organizzare l’incontro mondiale che si terrà in Vaticano il 3 febbraio e poi per la seconda giornata mondiale dei bambini, che ci sarà anche quella lì.
Voi accompagnateci con la preghiera, accompagniamoci insieme con la preghiera e sosteniamoci insieme.

Bene, allora andiamo però al motivo del nostro stare insieme.

S’è spento un po’. Eccoci qua. A posto. Ma andiamo al motivo del nostro stare insieme.
Cesco e Carlo, intercedete per la mia famiglia? Certo!

Vediamo… saluti. Non sono riuscito a vedere chi era il primo ad entrare o la prima: Bruna, Salvatore. Eccoci qua.
E allora vi dico sempre che, se mi dimentico qualcosa, ricordatemelo.

Buongiorno, brava gente.

Punit, eccoci qua. Poi alcuni di voi mi hanno detto: “Insomma, ti vediamo sciupato.” Sto bene, sto bene. Guardate che vado a piedi la mattina in Vaticano e torno a piedi. Eh sì, ci si asciuga un po’, come si dice, si dimagrisce un po’, no? Quindi ho perso un po’ di chili, sennò dovevo rifare tutto il guardaroba nuovo. Non era il caso.

E quindi andiamo avanti, andiamo avanti. Però andiamo al motivo del nostro stare insieme.
Viviamo questo Avvento, stiamo vivendo questo Avvento. È una delle preghiere più antiche, più belle, che dice: “Maranathà, Signore! Natà, Signore Gesù! Vieni, Signore Gesù!” È bellissima. E poi, qualche sera, con calma, l’ascolteremo.

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Però andiamo all’ascolto del Vangelo, che è la nostra bussola e il nostro sostegno.

Dal Vangelo secondo Matteo.

In quel tempo Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati. Li deposero ai suoi piedi ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano, i ciechi che vedevano. E lodavano il Dio d’Israele. Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: “Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino.”
I discepoli gli dissero: “Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?” Gesù domandò loro: “Quanti pani avete?” Dissero: “Sette e pochi pesciolini.” Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.

Allora, vedete, brava gente? Ci troviamo di fronte a un Vangelo che ci dice come Gesù vuole starci accanto, vuole sostenerci.

E c’è quella frase centrale del Vangelo: “Ebbe compassione della folla.”

Voi lo sapete, questo termine che viene dall’ebraico, no? Sono le viscere materne, cioè quell’amore davvero viscerale delle persone. Padre Ermes traduce questo “ebbe compassione” con uno spasmo, un crampo, un moto, un male allo stomaco. Quando tu davvero stai male per l’altro, quando tu soffri per l’altro.

Ecco, questo “ebbe compassione” è davvero un Gesù che soffre se stanno male gli altri e vuole il bene dell’altro.

E la risposta, qual è? Ce ne sono due.

La prima è che la risposta di Gesù siamo ciascuno di noi, ed è bellissimo.
La risposta siamo noi, perché Gesù dice ai discepoli: “Prendiamo qualcosa e sfamiamo le persone.” Questo significa che Gesù crede nelle persone, crede che possano essere la sua risposta.

E allora è come se Gesù ci investisse di un compito. Una volta si cantava una canzone che diceva: “Noi siamo le tue braccia, noi siamo le tue mani, noi siamo il tuo cuore, noi siamo i tuoi occhi, noi siamo le tue gambe, noi siamo te.”
Ed è qui che si gioca il cristianesimo, qui si gioca la sua grande partita.

Quando a volte si dice, come accusa: “Ma i cristiani non devono pensare alle cose sociali, devono solo dire la Messa e basta.” Quanto di più errato possa esserci!
Il cristianesimo si fonda nella celebrazione, cresce nella celebrazione, ma agisce nella vita.

C’è questa azione concreta che i cristiani sono chiamati a vivere, partendo dai preti, dai frati, dalle suore, dai vescovi, dai cardinali, dal Papa in prima persona, che ci dà l’esempio. Questo è un aspetto molto importante: la risposta siamo noi.
Ognuno di noi è chiamato a continuare questa azione di Gesù.

L’altro aspetto è quando Gesù compie dei miracoli.
Noi sappiamo che i miracoli avvengono, e avvengono per la crescita, l’edificazione e anche per creare quel sano entusiasmo che ci porta a dire: “Signore, tu allora ci sei veramente, e io mi impegno per te.”

E quindi, quando sentiamo le storie di miracoli, pensiamo a quelli che sono avvenuti attraverso l’intercessione di Carlo Acutis, o al santuario di Lourdes, o in tante altre parti del mondo.

La risposta, però, siamo sempre noi. Gesù manda noi, manda i discepoli, manda ciascuno di noi. Questo ce lo ricordiamo.

Un’altra considerazione, e termino perché siamo in treno.

Per Gesù, le persone vengono prima di tutto. Gesù voleva andare a pregare, si parte con i discepoli, però poi arriva questa folla che cerca lui. E lui mette al primo posto le persone. Solo dopo va a pregare con i discepoli.

È interessante questo aspetto: la priorità sono le persone. Non ce lo dimentichiamo.

E andiamo avanti. Mi fermo qui.
Mi fermo qui. Coraggio, forti, forti, forti, forti, forti!

Ecco qua, ci sono 1, 2, 3… ci sono anche questi. Eccoci qui.

Per quanto riguarda la rivista:
Scrivete a Abbonamenti Piazza San Pietro, mandate il vostro indirizzo e la rivista vi arriverà a casa.
Chi può fare, lo fa. Chi non può, scrive: “Penso tu lo sai, Signore. Basta, solo tu lo sai.” Non vi preoccupate.

Poi, per il libro sul Giubileo, chiamate Alessandro:
366 60 44 754.
Ripeto: 366 60 44 754.
È un testo che ci aiuterà a prepararci e a vivere il Giubileo.

Intanto, noi ci vediamo… quando ci vediamo? Vediamo se vi ricordate. Quando ci vediamo? Chi è che viene a Roma? L’otto! L’otto! L’otto! Quando? Gennaio? No. Marzo? No.
Vediamo chi lo scrive: quand’è che ci vediamo a Roma, a San Pietro, davanti all’Ufficio della Conciliazione?

Mi raccomando, puntuali. Ho messo il programma sulla pagina Facebook.

Grazie per la diretta di questa sera.

Poi voglio dire, se esce Luisa, Lucia, le persone… è vero? Verissimo. Agnese, un abbraccio per te, grazie. Elisabetta, come Maria, che stai scrivendo? Maria che? Maria ha scritto Angela. Condivido.

Vediamo un po’ se c’è qualche commentino. Così, non vi preoccupate, lasciate perdere.
8 dicembre! 8 dicembre! A posto, a posto, va bene. Ci siamo.

Andate ai saluti.
Vedo che vi ricordate tutto. Insomma, siete bravissime, bravissimi.

Rossella vorrebbe augurare una benedizione per la figlia Giulia, che domani discuterà la tesi di laurea. Auguri, Giulia! Facciamo una preghiera tutti quanti per Giulia. E avanti, coraggio, coraggio!

Rossella, poi domani facci sapere com’è andata. Fai un augurio e una benedizione a tua figlia.

Dora e Saverio vorrebbero gli auguri e una benedizione per i loro 47 anni di matrimonio e per l’onomastico del marito, San Saverio. Giusto, giusto! Ogni bene a voi! Vi aspetto a Roma per i 50 anni: facciamo la benedizione nella Basilica di San Pietro.

E avanti, avanti!
Vi invito a pregare anche per i nostri benefattori, per chi ci dà una mano, per chi ci sostiene.

Vorrei che davvero, stasera, proprio perché torno da Milano, preghiamo per coloro che aiutano la giornata mondiale dei bambini, insomma, i benefattori. Voi sapete, stando ad Assisi, ogni sera si pregava per i benefattori. I francescani ce l’hanno proprio come tradizione.

E avanti, avanti!
Mi raccomando, non mi dimentico niente. Non mi dimentico niente.

Buona serata, brava gente. Per chi si affaccia domani: buona giornata, brava gente, e buon cammino d’Avvento.

Sì, penso che ci sarà uno streaming. Adesso vediamo, eh. Che a San Pietro sono più complicate le cose, però insomma, vediamo.

Ok, buona serata, brava gente, buona giornata!
E ci benedica, per intercessione di Santi Pietro e Francesco, il Signore Gesù.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Forti, forti!