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Cristina Pettinari – Commento al Vangelo del 24 Novembre 2024 per bambini

Cari bambini e bambine, ragazzi e ragazze, ben trovati.

La Parola di questa domenica è tanto importante quanto è lungo il suo titolo: “Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo”. Per capire di cosa stiamo parlando, dobbiamo iniziare analizzando parola per parola questa frase: stiamo dicendo che Gesù, quello nato nella terra di Betlemme e cresciuto a Nazareth, e di cui sappiamo che è risorto, è anche il Cristo, cioè colui che Dio ha scelto. Il Figlio di Dio è l’unico che poteva portarci tutto il suo amore, ma questo Gesù Cristo è il Nostro Signore, cioè Colui dal quale dipende tutta la nostra vita dal principio alla fine, l’unico che ha potere su di noi.

Ma Lui è anche re dell’universo, cioè la sua potenza non è limitata su di noi ma si estende su tutto, sull’infinità della vita: immaginate le stelle, i pianeti e i diversi sistemi solari, anche quelli che noi non abbiamo ancora scoperto, ogni singola forma di vita presente nell’universo, ogni particella di luce, ogni pezzetto di buio. È tutto incredibilmente Suo. Tutto gli appartiene. Ma se tutto è straordinariamente Suo, vuol dire che nulla di esterno a noi può, in qualche modo, avere il potere di toccarci, di ferirci o di farci del male.

Non importa che tipo di ruolo abbiamo noi o gli altri. Non importa quanti successi riusciamo ad ottenere nei luoghi in cui viviamo, a scuola, nello sport o nella famiglia. Non importa se qualcuno ci vuole fare qualche prepotenza. L’unica cosa che importa davvero è che la nostra vita è nelle mani del Figlio di Dio, e basta! Solo Lui ha la prima e l’ultima parola su di noi.

Se dunque noi apparteniamo a Lui, gli altri come possono toccarci? Quelle cose che noi consideriamo sfortune, come possono farci del male? Non è che forse, invece, sono un’occasione per sperimentare in prima persona proprio la potenza di Gesù Cristo? Per rispondere a questa domanda dobbiamo andare a capire cosa ci dicono le letture.

La Prima Lettura è tratta dal libro del profeta Daniele e parla della venuta di Cristo. La descrive. Ci spiega come sarà. La cosa che salta subito all’occhio è che Gesù viene descritto come qualcuno di “simile al figlio d’uomo”, cioè, ci dice chiaramente che questo Salvatore, che deve venire, è simile a qualsiasi altro essere umano.

Non ci dobbiamo aspettare un supereroe della Marvel che faccia piazza pulita dei nostri problemi, cosa che effettivamente le persone dell’epoca di Gesù si aspettavano, ma qualcuno di simile a noi. Simile, non uguale, perché Gesù non ha mai peccato. Però non ci dobbiamo far scoraggiare né dal fatto che questo uomo non abbia particolari superpoteri, né dal fatto che al nostro contrario non pecchi.

Piuttosto ci dobbiamo concentrare sul termine “simile”. Gesù è simile a noi. Gesù ha pianto come noi piangiamo, ha giocato come noi abbiamo giocato, ha avuto bisogno della sua mamma e del suo papà, dei suoi amici, è stato felice e si è sentito solo, esattamente come noi. L’unica differenza è che Lui ha scelto di vivere in questo modo: ci ha amato talmente tanto che ha voluto vivere un’esistenza quanto più possibile simile alla nostra.

Quindi non siamo lontani, ma siamo molto più vicini di quello che possiamo immaginare. Con la Seconda Lettura, invece, dobbiamo fare molta attenzione. È tratta dal libro dell’Apocalisse, l’ultimo libro della Bibbia. Un libro che per tanto tempo è stato mal compreso, infatti per molto tempo si è pensato che raccontasse la fine del mondo.

Invece racconta quello che già è successo, solo in una forma un po’ diversa, quasi come fosse una poesia. Nel testo di questa domenica si legge che Gesù deve tornare e che coloro che l’aspettano sono quelle persone che “hanno lavato le loro vesti nel Suo sangue”. Non so voi, ma letta così a me fa un po’ impressione l’idea di lavare degli abiti nel sangue di qualcuno, ma soprattutto questa frase ha dell’assurdo, perché si dice che lavandole in quel sangue, le vesti sono diventate bianchissime.

È chiaro che non ha senso. Allora dobbiamo capire a cosa fa riferimento. Lasciamo un attimo da parte questa frase: la riprenderemo tra un po’. Ora pensiamo al fatto che Gesù è venuto una prima volta nel mondo (e infatti a Natale festeggeremo proprio questo), ma sappiamo anche che deve tornare.

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Bene, nel frattempo che si fa? Aspettiamo? Facciamo quello che vogliamo? Queste domande se le sono poste anche i primi cristiani. Lo stesso San Paolo ha educato le sue comunità a vivere in modo cristiano, a dare senso ai propri giorni, senza stare con le mani in mano.

Ebbene: anche noi dobbiamo imparare a capire cosa fare oggi. Il presente infatti è l’unico tempo che ci appartiene. È il tempo dell’amore. Questo è il tempo della Chiesa guidata dallo Spirito Santo. Quelli che “han lavato le vesti e le ha rese candite nel sangue dell’Agnello”, infatti, siamo noi, è la Chiesa.

AUTORE: Cristina Pettinari
FONTE: Omelie.org
SITO WEB: https://www.omelie.org