Commento al Vangelo di domenica 17 Novembre 2024 a cura di don Claudio Luigi Fasulo – Sanremo.
Trascrizione generata automaticamente da Youtube e rivista tramite IA.
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Eccoci giunti alla penultima domenica dell’anno liturgico, e la liturgia ci propone un Vangelo che ci fa vedere un po’ la fine del mondo. Ma non ci viene descritta la fine del mondo, bensì la fine di ogni tempo, ovvero quando la vita ci chiama ad un cambiamento, a un giro di boa.
Le prime parole che escono dalla bocca di Gesù nel Vangelo di questa domenica sono: “In quei giorni, dopo quella tribolazione”. Dopo la tribolazione, ovvero dopo una sofferenza di vita, ci viene detto che c’è sempre una Risurrezione, un cambiamento positivo verso il bene. Guarda quante volte il Signore ti ha risorto, ti ha rialzato dai momenti neri, bui della tua vita.
E Gesù continua dicendo: “Il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce”. Ma ci rendiamo conto? Le cose che diamo per scontate, le essenziali, non funzionano più come dovrebbero funzionare. Il sole non brilla, la luna è spenta, ovvero quel sentimento che tutto della vita sembra crollare, non funzionare più. Ma a livello biblico, quando il sole si oscura? Esattamente quando Gesù muore in croce, una morte inaspettata, una morte che ha deluso tutti, ma che dopo è pronta a vivere la resurrezione.
Quando tutto crolla nella vita, non è che tutto è per… Cioè, leggere questi versetti del Vangelo di questa domenica ci fa capire che in realtà queste parole di Gesù non ci parlano della fine del mondo, ma del fine che abbiamo tutti noi nel cammino del mondo. Ci parla del fatto che, qualsiasi cosa succeda, non possiamo smettere di avere fede, di alzare gli occhi al cielo e di non perdere mai la speranza. Nella tribolazione, il Signore non si nasconde, il Signore non ci perde di vista. Mai dimenticare questo nei momenti difficili, nei momenti tragici, nei momenti in cui non funziona più nulla nella vita.
Perché il fine di tutto è trovare la strada per il cielo, nonostante le nostre cadute, nonostante le fragilità della vita, nonostante i limiti. Il fine di tutto è trovare la strada per l’eternità. Sono tanti i momenti nella vita in cui viviamo le tribolazioni annunciate nel Vangelo di questa domenica, e possiamo dividere le tribolazioni in due grandi famiglie: quelle tribolazioni che arrivano come tsunami, che ci assalgono, che sono incomprensibili e che ci feriscono profondamente, e poi quelle tribolazioni che, invece, sono causate da noi stessi, dove abbiamo sbagliato, dove abbiamo commesso azioni o detto parole che hanno ferito, che hanno fatto tanto male.
Allora, come gestire, alla luce del Vangelo di questa domenica, penultima dell’anno liturgico, queste due famiglie di tribolazioni? Nelle prime, quando ci arrivano come valanghe inaspettate, dobbiamo far emergere la nostra fede e cercare di perdonare e di accogliere questa tribolazione, non per maledire o per vendicarsi, ma per pregare per coloro che magari hanno sbagliato e per pregare affinché il Signore ci doni la forza, il coraggio di uscire dalle tenebre e di risorgere.
E invece, come gestire le tribolazioni, quelle magari causate dai nostri limiti? È necessario il pentimento e cercare lo sguardo misericordioso del Padre sul male commesso, rendendo così questo frangente di vita un luogo che diventa la porta di accesso per crescere, per guarire, per sanare.
Ecco allora, il Vangelo di questa domenica è meraviglioso perché è un Vangelo che ci porta a ricostruire. Dopo ogni terremoto della vita bisogna ricostruire, bisogna ripartire. E purtroppo ne abbiamo vissuti e ne vivremo sempre di terremoti, dovuti a fallimenti, a tradimenti, a crisi di lavoro, a delusioni. Ma rimanere bloccati, sconfitti, schiacciati da queste cose della vita non serve a nulla, tranne che a perdere il tempo della vita. Dobbiamo andare oltre. Dobbiamo andare oltre una vita trascinata e sconsolata. Non dobbiamo vivere di rancori o di sentimenti di vendetta o di rivincita. No.
Entriamo nella sofferenza e nella tribolazione con lo sguardo di Cristo, che ha usato l’unica arma con cui poteva vincere il male. Perché il male si sconfigge con il bene. Il male si sconfigge con l’amore. Il male si sconfigge con il perdono. Ecco, ricostruire, ricreare, questo ricreare, dare una nuova creazione alla nostra vita e entrare nell’ottica del Vangelo di questa domenica, quando Gesù a un certo punto dirà: “I cieli e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”.
E quali sono le parole di Gesù? Il centro, il cuore di tutto il Vangelo di Gesù: amore e Misericordia. Queste non passeranno mai. Amore e Misericordia sono le parole nascoste nel Vangelo enigmatico di questa domenica. L’amore non morirà mai, perché l’amore è il seme di ogni rinascita, di ogni Risurrezione. Cristo è risorto per amore dell’umanità, e l’amore deve essere il senso della vita.
E poi Misericordia. Misericordia è l’azione che Cristo ha potuto mettere in campo per superare il male ricevuto, per superare la morte. Ha perdonato il male, ha coperto le miserie dell’umanità con il suo amore. Amore e Misericordia.
Allora, per concludere, mi vengono in mente due frasi di due personaggi totalmente diversi. La prima è la frase di San Giovanni della Croce, quando dice: “Al tramonto della vita verremo giudicati sull’amore”. Ebbene sì, l’amore sarà il metro con cui verremo misurati sul cammino terrestre della nostra vita. Allora, come hai amato fino a oggi? Come vuoi amare da oggi in avanti? Non aver paura di sbagliare amando, perché amando potrai solo lasciare tracce di bene nel mondo.
E la seconda frase è di Dostoevskij, che dice: “La bellezza salverà il mondo”. Dostoevskij non specifica di quale bellezza sta parlando. Credo che sia la bellezza della Misericordia, ovvero di un cuore cordiale che copre tutta la miseria degli altri. Amore e Misericordia: ciò che Cristo ha usato per vincere la morte. Amore e Misericordia: ciò che Cristo ha usato per dare il messaggio del Vangelo ai suoi discepoli e ai suoi apostoli. Amore e Misericordia: quello che siamo chiamati a vivere noi oggi, missionari dell’amore e della Misericordia di Cristo, nel 2024 e per tutta la nostra vita terrena.
